Liberi come Epicuro. Jürgen Hammerstaedt: "Diogene di Enonanda ci insegna a superare i limiti dei media per la diffusione del pensiero"

6' di lettura Senigallia 16/07/2020 - Jürgen Hammerstaedt, esperto dell'opera di Diogene di Enoanda, sarà ospite alla seconda edizione del Festival Epicureo che quest'anno ha la tematica di Liberi come Epicuro. L'intervento del ricercatore sarà durante l'incontro "Le parole che vincono il tempo", che avrà inizio alle 21.30 dell'ultima serata del festival, sabato 25 luglio.

Hai dato un importante contributo per la scoperta, conservazione e traduzione dell’iscrizione epicurea di Diogene di Enoanda. Qual è stato l’elemento che ti ha colpito spingendoti a dedicarti così approfonditamente ad essa?

Nel lontano 1988 una borsa di studio mi diede la prima opportunità di studiare testi epicurei nei papiri ercolanesi a Napoli. Quindici anni più tardi, una rivista tedesca mi offrì di scrivere una recensione sul volume di supplemento aggiunto nel 2003 da Martin Ferguson Smith alla sua autorevole edizione commentata dei frammenti di Diogene di Enoanda del 1993. A quell’occasione studiai, oltre il volume supplementare da recensire, anche l’edizione completa e la documentazione pubblicata dallo stesso Smith nel 1996 con i disegni e le fotografie. E qui sarebbe finito tutto – se un post scriptum nel volume da recensire non avesse segnalato la visita dell’autore con un gruppo di specialisti a Enoanda nell’estate 2003 con lo scopo di progettare nuovi scavi per scoprire altri blocchi dell’iscrizione di Diogene. Quando nel 2006, in notevole ritardo, avevo finito la mia recensione, mandai un messaggio a Smith chiedendogli se nel frattempo aveva fatto altre scoperte.
La sua risposta fu deludente ed incoraggiante allo stesso momento. Il ‘British Institute of Archaeology at Ankara’ aveva restituto la responsabilità per il sito archeologico di Enoanda. Ma Smith chiese se io fossi interessato a mettere insieme una nuova équipe di ricerca. Ho accettato questa sfida con grande entusiasmo, e in fin dei conti quest’impresa, sotto il patronato della sezione di Istanbul dell’Istituto Archeologico Tedesco, malgrado gli impegni organizzativi non indifferenti, mi ha aperto, tramite la stretta collaborazione con archeologi e architetti, ma anche tramite la lingua e cultura turca, nuovi orizzonti e prospettive, mi ha regalato immsense soddisfazioni nei momenti di tante scoperte e, soprattutto, mi ha fatto stringere alcune nuove amicizie molto profonde.

L’opera di Diogene è dovuta dall’ambizione di soccorrere le generazioni presenti e future con un messaggio di salvezza inciso in un libro indelebile. Oltre all’importanza archeologica e culturale delle tue ricerche, senti di star portando avanti anche questo messaggio contribuendo con la scoperta e l’analisi di quest’incisione?

Non aderisco alla dottrina epicurea, anche se riconosco e ammiro l’importanza immensa di questa dottrina – come pur quella di altre scuole filosofiche nate nel periodo ellenistico – per tanti aspetti fondamentali del nostro pensiero: penso al concetto atomistico che mutatis mutandis viene fino ad oggi condiviso dalla fisica moderna, penso alla separazione netta della natura divina dal mondo visibile, e penso anche al suggerimento di considerare la beatitudine come uno stato d’animo che l’individuo può raggiungere quasi immediatamente. Ma ciò che mi affascina di più è come Diogene tenta di superare i limiti dei media usati nei suoi tempi per la diffusione del pensiero. I messaggi filosofici contenuti nei libri, prodotti con costi elevati sia per il materiale sia per il lavoro degli scribi, potevano soltanto circolare in una cerchia molto ristretta di chi se li poteva permettere. Lezioni e altre forme di recita pubblica non permettevano un’attenta analisi dell’argomentazione da parte degli ascoltatori e raggiungevano comunque soltanto i presenti, mentre l’insegnamento personale si limitava alla stretta comunità di seguaci della stessa dottrina. Pienamente cosciente di questo limiti, Diogene offre con i vari testi della sua iscrizione gli aspetti della sua filosofia che riguarda più importanti per la vita quotidiana a un pubblico molto più ampio, sia nel presente, sia nel futuro. È notevole che l’Epicureo malgrado di essere convinto di non avere alcuna percezione dopo la propria morte, dichiara di rivolgersi con la sua iscrizione anche alle generazioni future sottolineando che appartengono a noi anche se non sono ancora nate.

È accaduto che delle traduzioni di incisioni si sono rivelate errate con la scoperta di ulteriori frammenti, trovati anche un anno dopo. Che sentimento prevale quando si scopre di dover ricominciare?

A me le nuove scoperte che corregevano le nostre idee precedenti – idee basate sul testo ancora incompleto – hanno sempre dato un sentimento di grande soddisfazione.

Oltre allo studio dell’opera, nella tua quotidianità che rapporto hai con questo messaggio di salvezza, sintesi della filosofia epicurea?

In fondo nessuno. E credo che questo valga per molti studiosi. Nel 2009 quando stavamo cercando i finanziamenti per la costruzione del deposito di acciaio per proteggere i blocchi dell’iscrizione di Diogene, un ricco imprenditore finlandese si rivolse a Martin Ferguson Smith chiedendo se conoscesse delle comunità epicuree per poterci aderire. Smith aprì la sua risposta con la ferma dichiarazione che lui stesso non aveva alcuna intenzione di far parte di una comunità epicurea; comunque alla fine l’industriale ci regalò 5000€ per la protezione dell’iscrizione di Diogene.
Mi pare che a un filologo una certa distanza emozionale verso il contenuto dei testi da studiare non fa male, ma permette di giudicare vari problemi testuali ed interpretativi in maniera più serena. Io stesso, per esempio, ho speso parecchio tempo su un affascinante testo scritto da un cinico antico. Ma non mi è venuta l’idea di liberarmi, in maniera cinica, di tutti i mei beni o anche dei miei obblighi e rapporti sociali. Lo stesso vale naturalmente anche per il mio studio di autori cristiani del primi secoli.

Che aneddoto racconteresti a un lettore di Vivere Senigallia per incuriosirlo e stimolarlo ad avvicinarsi a Epicuro?

Diverse scoperte ci hanno portato anche recentemente testi di una natura che non ci saremmo mai aspettati. Un blocco intero trovato nel 2017 ci informa che Diogene aveva un figlio, al cui funerale il padre avrebbe tenuto un discorso che fu stenografato e che ovviamente si trovava pure inciso nell’iscrizione. Un’altra scoperta soprendente di quell’anno fu la descrizione vivacissima e dettagliata di un naufragio dal quale un giovane che viaggiava da Diogene via mare ha sopravvissuto come unica persona per un puro caso.

Tra quanto credi che sarà possibile vedere una pubblicazione completa dell’iscrizione di Diogene in italiano?

In italiano c’è già l’edizione di Angelo Casanova del 1984, mentre i frammenti più recenti sono sempre stati pubblicati con una traduzione inglese. Però non esiste al momento un’edizione che offre tutti i frammenti in un singolo volume. E la mia speranza è che prima di una nuova edizione completa dell’iscrizione di cui abbiamo finora trai 20% e i 25% saranno ancora scoperti molti altri tasselli di questo affascinante moscaico.


Per ulteriori informazioni sul festival "Liberi come Epicuro" e per sapere come prenotarsi e ricevere gratuitamente i gadget: https://vivere.biz/bpkQ






Questa è un'intervista pubblicata il 16-07-2020 alle 14:00 sul giornale del 17 luglio 2020 - 334 letture

In questo articolo si parla di cultura, intervista, Netanya Primicino Coen, liberi come epicuro

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/bqJK