Fermo: Piccoli ospedali quale futuro? La parola alla presidente del "Comitato per la salute dei Sibillini" Luisa Di Venanzi

4' di lettura Senigallia 01/07/2020 - Persino la Corte dei Conti si è espressa in merito ribadendo la necessità di avere riaperti e pienamente funzionanti i piccoli ospedali  a tutela delle popolazioni svantaggiate e a rischio di estinzione.

Piccoli ospedali quale futuro? L’inchiesta continua e dopo il parere dei Sindaci e di alcuni ex medici di base registriamo quello del “ Comitato Salute dei Sibillini” , nato ad Amandola ad aprile 2018, dopo aver raccolto oltre 3500 firme portando avanti una petizione . Ad esporlo è la Presidente in carica Luisa Di Venanzi, riconfermata giusto qualche giorno fa, che si accalora molto quando si tratta di Sanità territoriale. In modo particolare per quel che riguarda il servizio sanitario riservato al territorio montano in cui risiede, che comprende una popolazione di circa 20.000 utenti sparsi e che, a suo avviso, è “il più penalizzato e abbandonato. Soprattutto dopo il sisma del 2016 che, di fatto, ha visto lo scippo di tutti i servizi preesistenti nel nosocomio Vittorio Emanuele II di Amandola". Quei servizi che il comitato rivuole esattamente come erano. E non solo.

"Chiediamo in primis un Pronto Soccorso e almeno 1 posto di terapia intensiva - dice la presidente- perché senza questi servizi, per la popolazione montana “ è morte assicurata”, date le distanze da percorrere in caso di urgenza . Né si può pensare, come sta accadendo, di attivare sempre l’eliambulanza anche per gli incidenti più banali che spesso in montagna accadono, perché tutto questo andirivieni di elicottero è uno spreco di soldi pubblici”.

" Purtroppo il nuovo ospedale in costruzione, che promettono terminato in 19 mesi, e vedremo se così sarà, nasce già come struttura declassata, in quanto lo stesso Livini nell’ottobre 2018, in occasione della conferenza stampa di presentazione, disse testualmente : “ certamente non possiamo pensare che in questa nuova struttura ci siano servizi di alto livello, non possiamo pensare che ci siano un Pronto Soccorso o sale operatorie per interventi complessi, questi sono servizi che garantiamo nell’ospedale di Fermo e quando non basta Fermo abbiamo il regionale di Torrette”.

“Il Pronto Soccorso, invece, ci spetta per decreto ministeriale come area disagiata”- afferma la Venanzi- e in più dovrebbero esserci : 1 chirurgia generale ridotta con tanto di anestesista, 1 laboratorio analisi con emoteca, esami di diagnostica H24, tac compresa, la medicina territoriale e, ovviamente, più personale medico e paramedico che oggi è ridotto ai minimi termini. Inoltre ad Amandola, proprio per la specificità del territorio montano e della frequenza degli incidenti che si verificano più spesso come fratture e slogature, non possono mancare un polo specialistico in ortopedia e quello di pneumologia data la qualità dell’aria montana. E, per salvare la vita a chi dovesse avere un infarto in corso, va garantito un primo intervento anche attraverso un collegamento di teleconsulto, che anni or sono il nostro ospedale aveva”.

Ma la Venanzi non si ferma al suo territorio. Il comitato che presiede aderisce al Comitato Regionale Pro Ospedali pubblici che si batte per la difesa dei plessi smantellati , in disuso o quasi, in tutte le Marche. E con gli altri 17 comitati regionali, il 4 febbraio del 2020 ha manifestato sotto alla Regione Marche contro la ratifica definitiva del nuovo piano sanitario socio sanitario regionale valido fino al 2023.

In regione parlano solo di medicina generale, non di riapertura di queste strutture, portano avanti un discorso di accentramento negli ospedali unici che va in controtendenza con quanto l’emergenza Covid ci ha insegnato- aggiunge- e questo in barba al distanziamento tra ammalati che tanto predicano e che oggi dovrebbe portare più a spalmare su più strutture piuttosto che a concentrare. Interventi che non mettono mano al problema dell’imbottigliamento che queste scelte di centralizzazione hanno creato a discapito della qualità del servizio ai cittadini. Accentrando e togliendo i piccoli ospedali si penalizza anche la peculiarità dei piccoli comuni marchigiani, si crea una desertificazione sui territori con allegata perdita di posti di lavoro anche per tutto l’indotto. Persino la Corte dei Conti si è finalmente espressa in merito ribadendo la necessità di avere riaperti e pienamente funzionanti i piccoli ospedali a tutela delle popolazioni svantaggiate e a rischio di estinzione. Oltre a tutto questo occorre che si metta da parte la visione politico sanitaria , oggi volta a sfruttare solamente le patologie croniche, per uno scontato tornaconto. Visione parziale e sbagliata che, ponendo in secondo piano la medicina di routine, va a togliere le basi o meglio il sostegno a questo colossale e, alla luce dei recenti fatti, inadeguato e perdente progetto sanitario”.

La Venanzi poi conclude con un affondo ai politici che oggi corrono per le elezioni regionali cavalcando la protesta. "O i partiti consegnano ai comitati certezze, o iscritti e sostenitori restituiranno le tessere elettorali. Basta con le promesse, vogliamo atti notarili".






Questa è un'inchiesta pubblicata il 01-07-2020 alle 00:47 sul giornale del 02 luglio 2020 - 190 letture

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