Liberi come Epicuro. Francesca Diano: "L'entusiasmo di condividere l'amore per ciò che si ama"

12' di lettura Senigallia 29/06/2020 - Ospite al Festival Epicureo sarà Francesca Diano, figlia del grecista, filologo e filosofo Carlo Diano. Le abbiamo chiesto di presentarsi e di anticiparci qualcosa di quello che ci racconterà durante il Festival.

Vivere Senigallia: Oltre ad essere una scrittrice e traduttrice, sei anche la figlia di Carlo Diano, grande studioso di Epicuro. Tu invece che rapporto hai con il pensiero epicureo?

Francesca Diano: Di Epicuro, come di tutti i grandi pensatori e autori del passato, ho sentito parlare da sempre e, come erano parte della vita di mio padre, così lo sono stati della mia. In un certo senso, facevano parte della famiglia, in un rapporto non accademico ma quotidiano e, direi, affettivo. Quello di mio padre con loro era un dialogo quotidiano. Dunque non mi sono mai parsi lontani o inaccessibili.

Mi piaceva guardare i lucidi dei Papiri Ercolanesi che mio padre aveva, anche se da piccola non ne capivo nulla e l’incisione settecentesca con il volto di Epicuro che lui teneva nel suo studio. Epicuro, come tutti i grandi Maestri del pensiero, è una fonte di ispirazione per chiunque, ma due sono gli aspetti che soprattutto amo e ammiro; il primo è questa straordinaria idea di creare una comunità, un gruppo di persone che vivono insieme, legate da un rapporto affettivo ed intellettuale, che imparano insieme dal Maestro, che condividono un pensiero e un progetto di vita comune e apprendono vivendo quel pensiero. In fondo, il Giardino di Epicuro era una sorta di ashram. Il secondo è l’idea sublime dell’amicizia che Epicuro ha professato e vissuto, la sua grande umanità e compassione, la sua generosità nel sostenere e aiutare chi era nel bisogno, il suo senso etico. Proprio perché l’amicizia è una forma di amore sublimato, eppure Epicuro è anche un uomo pragmatico e sa che sempre è una forma di scambio. Dai e ricevi, senza tuttavia per questo avervi un fine egoistico. C’è gioia tanto nel dare che nel ricevere. L’amicizia ha valore perché si è dei pari. E così dovrebbe essere anche l’amore.

Vivere Senigallia: Hai affermato che il sapere va trasmesso alle generazioni future e ciò è possibile solo attraverso l'amore per la conoscenza; ritieni che oggi ci sia amore a sufficienza per riuscire a trasmettere la conoscenza come meriterebbe?

Francesca Diano: Penso che non ci sia molta differenza tra quanto vediamo oggi e le generazioni passate per quel che riguarda l’amore per la conoscenza, solo che oggi è meno visibile, forse più offuscato dalla direzione che una parte della società vorrebbe dare al sapere, al chiasso sotto cui è sepolto. Conoscere, e conoscere il nostro passato, è la conditio sine qua non, non solo per conoscere noi stessi, ma per mantenere la nostra identità di esseri umani, un non dimenticare le radici di quanto siamo stati per poterci lanciare in avanti; dunque per costruire il futuro.

Ciascuno di noi è la somma del proprio passato, sia a livello personale che a quello della cultura e della società da cui proveniamo. Analogamente, ogni cultura è il risultato di tutti gli apporti e le manifestazioni che l’hanno costituita. Non esistono interruzioni nello scorrere del tempo e nella catena degli eventi che ci hanno condotti sin qui. Se non sappiamo nulla di chi siamo e da dove veniamo, non abbiamo le basi per costruire noi stessi. Chi sceglie, per propria inclinazione e per professione di diffondere la conoscenza, il sapere, sa che questo è un atto di grande responsabilità; ma è anche qualcosa che abbraccia tutto l’essere e chiede dedizione. Lo era in passato e lo è adesso, con la differenza che oggi la nostra società non vede di buon occhio tutto questo, perché ha scelto la dimenticanza. È molto più utile manovrare esseri e società sradicate che società e persone consapevoli. Abbiamo visto proprio di recente quanto questo pericolo non sia peregrino. Solo venendo a patti con la propria memoria e, analogamente, con la storia, si può andare avanti. È anche su questo che si basa il processo di individuazione di cui parla Jung: una società senza memoria è una società senza futuro.

C’è un aspetto, che ha appunto a che vedere con l’amore di cui parlavo. Chi sceglie di trasmettere la conoscenza, sa di dover dimenticare l’io e farsi canale. È questa la forma più sublime d’amore, non per se stessi, ma per il patrimonio di sapere che l’umanità ha accumulato nel corso della sua storia. Chi davvero si dona alla trasmissione della conoscenza, e cioè al compito di consegnare alle generazioni future il presente e il passato, lo deve fare con generosità e dedizione: sono quelli che chiamiamo Maestri. Possono essere esimi studiosi e studiose, scienziati, artisti, narratori di storie – come ancora molti ce ne sono in Irlanda – erboristi, contadini, artigiani, persone semplici… non importa la classe sociale o il livello di istruzione, importa il patrimonio di conoscenza di cui sono portatori. Nel mondo sono invece moltissimi che si assumono questo ruolo, a dispetto di quanto si possa presumere, e che consegnano ai giovani degli strumenti preziosi.

Vivere Senigallia: Nonostante l'importanza di Carlo Diano negli studi epicurei e non solo, in Italia non è stato mostrato molto interesse nella ripubblicazione delle sue opere e hai dovuto sostenere una battaglia, definendo un piccolo passo avanti la ristampa di “Il pensiero greco da Anassimandro agli Stoici”. Ad oggi, c'è un ulteriore sviluppo della vicenda? Carlo Diano sta riuscendo a ricevere anche in Italia l'attenzione che merita?

Francesca Diano: In realtà non è che non ci sia stato molto interesse, né che il suo pensiero sia mai stato dimenticato, anzi, tutt’altro; ma la mia impressione è che a molti non conveniva che le sue opere rivedessero la luce. E su questo aspetto non voglio pronunciarmi oltre. Soprattutto negli ultimi anni invece, c’è stato un grande risveglio d’interesse da parte di giovani studiosi, tesi di lauree e articoli, moltissimi mi scrivevano per chiedermi dove poter trovare le sue opere e so che giravano persino in fotocopia. Molti piccoli e medi editori mi hanno offerto di ripubblicarne le opere, ma io ho sempre ritenuto utile attendere l’editore adatto a un nome come quello di mio padre, che avesse anche una distribuzione nazionale. Non aveva senso altrimenti. E ho fatto bene, perché ora la sua opera verrà pubblicata in volume da Bompiani nella collana “Il pensiero occidentale”, che è la sua giusta collocazione. Di questo sono grata a Massimo Cacciari e a Silvano Tagliagambe, che molto hanno fatto e non hanno mai cessato di divulgare il pensiero di Diano. Nel frattempo è accaduto anche un grande evento, vale a dire la pubblicazione della traduzione americana di Forma ed evento, nella pregevolissima traduzione di Timothy Campbell, docente di Italiano alla Cornell e Lia Turtas e con una bella Introduzione di Jacques Lezra, uno dei più geniali intellettuali americani, pubblicata dalla prestigiosa Fordham University Press. Dopo le traduzioni in francese, spagnolo e neogreco, la traduzione inglese avrà il merito di diffondere a livello mondiale il pensiero di mio padre e già pare che negli ambienti accademici americani Form and Event stia suscitando grandi entusiasmi.

Quanto a Diano grande studioso e interprete di Epicuro, anche qui la tendenza è stata quella di rendere difficilmente reperibili i suoi studi rivoluzionari, ma anche in questo campo le cose si stanno muovendo. Se io, in tutti questi anni, mi sono adoperata perché questo avvenisse e avvenisse nel migliore dei modi, l’ho fatto soprattutto per due motivi: per una questione di giustizia e di dovere morale, poiché la cultura italiana gli deve molto ed è giusto che anche le giovani generazioni abbiano la possibilità di conoscerlo e poi per una questione personale, perché volevo restituirgli in questo modo parte di quanto ho ricevuto da lui, direttamente e indirettamente. Come figlia, sento l’importanza e la responsabilità di questa eredità, che non appartiene solo a me, ma a tutti.

Vivere Senigallia: Sei cresciuta in un ambiente culturalmente stimolante e hai dichiarato di aver curiosità e fame di conoscenza fin da piccola. Il tuo rapporto diretto con la scrittura quando è nato e cosa ti ci ha spinto?

Francesca Diano: Direi che c’è sempre stato dacché ho imparato a scrivere. Già a sei anni scrivevo poesie e ho seguitato a farlo, anche tutt’ora. Con la prosa ho iniziato negli anni ’80. Scrivere per me è un modo di comprendere me stessa e il mondo, perché la scrittura è il modo più profondo di dare ordine e significato al caos.

Una parte molto importante della mia attività è anche quella di traduttrice. Nei molti anni di questa attività ho fatto conoscere autori e poeti anche molto importanti di cui in Italia non si sapeva nulla e per me questo è l’aspetto più entusiasmante della traduzione, vale a dire condividere con gli altri l’amore per ciò che scopri e ami, far conoscere qualcosa a cui hai dedicato molti studi e che per te – e non solo per te – ha valore. Tradurre è per me un atto d’amore e certo in questo ho avuto un grande maestro. Un amore ricambiato, perché dai miei autori, morti e vivi, ho imparato moltissimo, essendo la traduzione un’immersione nelle strutture più profonde del testo che si traduce.

Vivere Senigallia: Hai un blog chiamato “Il ramo di corallo” dove pubblichi i tuoi lavori, come mai la scelta di questo nome?

Francesca Diano: Lo dico nel mio blog; perché il corallo unisce in sé la vita organica e quella inorganica. Ha forma di un albero dai molti significati simbolici. Il rosso è il colore della vita e dell’energia. Il corallo è la pazienza che richiede il costruire, briciola dopo briciola, il lungo percorso che ci porta verso la nostra meta, per quanto lontana e irraggiungibile possa sembrare. È il tempo, che nel suo infinito dispiegarsi, costruisce mondi. I suoi rami sono le apparenti deviazioni verso cui a volte ci dirigiamo, convinti di aver imboccato la strada maestra, per poi trovarci in un vicolo cieco. Eppure, anche quei percorsi contorti ci hanno avvicinato al punto d’arrivo, molto più di una via diretta. Il corallo è figlio del mare, misterioso e bello, e il mare è l’origine della vita. È culla e ventre, bellezza e impeto. Le sue forme si sviluppano in modo imprevedibile, come la vita, eppure seguono un loro disegno, che ha in sé il suo significato. I suoi colori, le sue infinite forme, la sua rarità, sono perfetta e asimmetrica bellezza. Ecco perché ho scelto un ramo di corallo.

Vivere Senigallia: Hai scritto i libri “Fiabe d'amor crudele” e “La strega bianca. Una storia irlandese”, attualmente ne hai altri in progetto?

Francesca Diano: Di cose in cantiere ce ne sono molte, una in particolare, un romanzo cui penso da alcuni anni, di cui ho già scritto una parte. Trattando un tema molto forte, richiede un coinvolgimento totale. In questo ultimo anno e mezzo, essendomi dedicata completamente alla cura dell’edizione Bompiani delle opere di mio padre – un impegno di sette, otto ore al giorno per tutto questo periodo – ho dovuto lasciarlo da parte, ma ora lo riprenderò in mano. E poi ogni tanto scrivo degli altri racconti, un genere che amo moltissimo.


Francesca Diano è nata a Roma e a due anni si è trasferita a Padova, dove il padre, Carlo Diano, era stato chiamato a ricoprire la cattedra di Letteratura Greca. Dopo essersi laureata in Storia dell'Arte, con una tesi su Alois Riegl, si trasferisce a Londra, città in cui vive per alcuni anni e dove insegna Storia dell'Arte Italiana all'Istituto Italiano di Cultura. Lavora anche come bibliotecaria al Courtauld Insitute. Tornata in Italia, inizia la sua attività di traduttrice letteraria e consulente editoriale, che dura tutt'ora. Ha al suo attivo molte decine di traduzioni e curatele di narrativa, saggistica e poesia di grandi autori, sia viventi che del passato, in collaborazione con editori quali Fratelli Fabbri, Cappelli, Neri Pozza, Guanda, Crocetti, Marco Saya, Galaad ecc. Fra i suoi molti autori, la notissima scrittrice indiana Anita Nair e il grande poeta irlandese James Harpur, dei quali è traduttrice italiana ufficiale. Da molti anni si interessa di folklore e tradizione orale irlandese, e ha curato la prima edizione italiana della famosa raccolta delle Leggende irlandesi (1825) di Thomas Crofton Croker. Ha infatti vissuto anche a Cork, in Irlanda, dove ha insegnato lingua e arte italiana all'University College Cork. Ha tenuto un corso di Arte Italiana all'Università per Stranieri di Perugia, ha partecipato a numerosi convegni nazionali e internazionali e ha tenuto dei seminari sulla traduzione letteraria anche all'Università di Bologna. Per Bompiani sta curando l'edizione delle opere di Carlo Diano.

Come autrice ha pubblicato la raccolta di racconti Fiabe d'amor crudele, il romanzo la Strega Bianca, una storia irlandese, la raccolta poetica Bestiario e suoi racconti e testi poetici sono stati pubblicati in antologie di racconti e di poeti contemporanei. Un suo racconto, tradotto in inglese è stato pubblicato dalla rivista letteraria newyorkese Cagibi. Nel 2013 ha vinto il Premio Teramo.

Ha inoltre ideato e organizzato convegni, mostre e concerti in collaborazione con l'Università di Padova, con il Conservatorio ed enti privati.






Questa è un'intervista pubblicata il 29-06-2020 alle 10:55 sul giornale del 30 giugno 2020 - 466 letture

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