Marco Raffaeli è tornato a casa: "Ci siamo sentiti ostaggio di un paese"

3' di lettura Senigallia 26/05/2020 - L’angoscia protrattasi oltre un mese dopo l’incidente stradale in cui Marco è rimasto vittima a Bali oggi è finita ed ora si apre una seconda fase, quella della riabilitazione e delle cure mediche adeguate in un Ospedale italiano. Marco ora sta meglio, ma le problematiche sanitarie vanno affrontate giornalmente.

Ripercorrendo ogni istante di quei maledetti giorni non possiamo dimenticare le paure per la salute di Marco, e le notizie altalenanti che arrivavano, le continue e talora “singolari “ richieste di denaro dei sanitari indonesiani per qualsiasi attività medica e paramedica di cui aveva bisogno, né le “pressioni” della polizia locale volte a farci firmare verbali relativi all’incidente stradale in lingua indonesiana senza comprendere pienamente cosa ci fosse scritto. A ciò va aggiunta la distanza e tanti piccoli e grandi ostacoli che giornalmente si frapponevano, ma soprattutto la sensazione di vedere Marco “ostaggio “ di un Paese , solo apparentemente ospitale, ma che ci vedeva come uno strumento per far denaro. Ricordiamo l’ultima trattativa in ordine di tempo , incessante e durata alcuni giorni, nella quale l’ospedale di Bali ci minacciava, seppur con il sorriso, di non far uscire Marco dal nosocomio per essere imbarcato in aereo se non avessimo saldato le ultime loro richieste di denaro: mai ci siamo sottratti a pagare, ma spesso tali richieste erano “incomprensibili”.

Nonostante ciò siamo riusciti a riportare Marco in Italia, consapevoli che a causa delle norme di restrizione del contagio da coronavirus che impediscono a chiunque di uscire dal Paese e di andare in un altro Stato, la nostra è stata una vicenda quasi unica nel panorama italiano rispetto a tanti connazionali invece bloccati all’estero in questo periodo. Il risultato positivo lo dobbiamo a due figure che ci hanno preso per mano e guidato in questa avventura , il nostro legale, l’avv. Corrado Canafoglia, ed il Capo dell’Ufficio Consolare dell’Ambasciata Italiana a Giacarta , Dr. Giandomenico Milano, che hanno aggirato ostacoli e burocrazia folle , ed anticipando ogn possibile difficoltà che avrebbe impedito o rallentato il rientro in Italia. Ma non possiamo dimenticarci gli angeli che hanno accompagnato Marco in volo, il dr. Paolo Riondino di Roma e l’ infermiere Renzo Donzelli di Piacenza, insieme ai componenti dell’equipaggio del 31 esimo Stormo dell’Aeronautica Militare Italiana , né l’opera del Ministero degli Esteri e dell’Unità di crisi ivi preposta a queste missioni di salvataggio e la disponibilità e la professionalità degli operatori sanitari degli Ospedali riuniti di Torrette di Ancona, guidati dalla Dottoressa Elisabetta Cerruti e dalla Caposala Nadia Moroni .

Un grazie particolare va ai tanti amici, che hanno attivato una raccolta fondi, in parte già utilizzati per far fronte alle spese mediche e di trasporto per un importo prossimo ai 45.000 € Per ragioni di trasparenza verso costoro , ribadiamo che eventuali residui di somme non utilizzate per riportare Marco in Italia e/o per curarlo anche durante la fase della riabilitazione , saranno destinate interamente ad opere di beneficenza. Ora godiamoci questo momento di felicità ed affrontiamo questa nuova fase , ringraziando tutti coloro che ci hanno aiutato ….. anche da parte di Marco !






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-05-2020 alle 12:43 sul giornale del 27 maggio 2020 - 2578 letture

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