Netatwork. Innovare la didattica. Cristina Esposto interviene sulla “didattica a distanza”

5' di lettura Senigallia 12/03/2020 - L’emergenza COVID-19, come è noto, ha portato anche nella Scuola delle importanti novità sul piano didattico. In questi giorni metodologie e applicazioni digitali sono al centro dell’attenzione di docenti, studenti e famiglie, impegnati tutti a non interrompere il corso normale delle lezioni.

La Prof.ssa Cristina Esposto, docente di lettere del Liceo Scientifico Medi ed esperta di didattica non convenzionale (Flipped Classroom), ha risposto ad alcune domande su quanto sta accadendo.

Quali sono le opportunità della “didattica a distanza”?

Una grande opportunità in generale, che purtroppo solo in questa situazione di emergenza si è manifestata come tale in tutta la sua urgenza. E’ una grande opportunità per almeno tre motivi: a) questa è la didattica della vicinanza, non della distanza, perché se un’aula tradizionale è gerarchica e verticistica anche nell’organizzazione degli spazi e come tale crea una distanza, un’aula virtuale è uno spazio aperto, flessibile e capace di adattarsi alle esigenze specifiche del gruppo classe e dei singoli componenti; in quanto tale abbatte le barriere, favorendo la vicinanza; b) tra le competenze chiave di cittadinanza definite dall’UE c’è anche quella digitale. Abbiamo di fronte una generazione di studenti che usano lo smartphone essenzialmente per scopi ricreativi, senza rendersi conto di avere a disposizione un piccolo computer con cui poter costruire il proprio sapere in maniera critica e consapevole, se opportunamente guidati da insegnanti che non si limitano a spiegare la lezione, ma interagiscono con loro, si siedono virtualmente e fisicamente al loro fianco, li ascoltano e li seguono passo passo nel processo di apprendimento; la didattica a distanza è dunque una grande opportunità per prendere in seria considerazione e sviluppare una competenza chiave di cittadinanza; c) lavorare a distanza, ma anche in presenza, con i media digitali significa offrire ai ragazzi, soprattutto a quelli più deboli e fragili, un’opportunità in più. Gli studenti che si trovano spesso in grande difficoltà nelle verifiche tradizionali, ottengono risultati di segno opposto di fronte a un compito o sfida non convenzionale. Insomma, la didattica che si avvale del digitale è veramente inclusiva.

Cosa non è la “didattica a distanza”?

Non è didattica a distanza a) assegnare i compiti sul registro elettronico senza prevedere un’interazione con gli studenti e una restituzione (un elaborato, un’attività specifica); b) pretendere di sostituire il tempo scuola con la lezione in videoconferenza: la didattica a distanza è completiva rispetto a quella in presenza e deve prevedere anche altre modalità di interazione con il gruppo classe o con i singoli studenti.

Cosa significa allora?

Significa mettere in campo attività diverse da quelle che si fanno abitualmente in classe, abbandonando definitivamente l’idea del programma da completare e concentrando l’attenzione su alcuni contenuti significativi sui quali costruire una serie di sfide (o attività) attraverso le quali gli studenti acquisiscono le competenze chiave per la vita. Ne cito solo alcune, per me irrinunciabili: a) leggere, analizzare e interpretare correttamente un testo in tutte le sue sfumature e in tutte le sue “stratificazioni”; b) apprendere le informazioni fondamentali da fonti diverse per usarle in altri contesti in maniera critica e originale; c) elaborare e presentare un contenuto in modo chiaro, coerente e organico.

Cosa possiamo fare?

Non ci si improvvisa insegnanti “digitali” o educatori a distanza. Lavorare in quest’ottica presuppone esperienza e soprattutto formazione. Da questo punto di vista, molte scuole italiane pagano lo scotto di aver sottovalutato il potenziale offerto dalla didattica digitale, e si trovano ad affrontare un’emergenza senza poter disporre degli strumenti adeguati. Consiglio pertanto agli insegnanti che muovono i primi passi nel “magico mondo” del digitale di sperimentare il più possibile, ma anche di prevedere momenti da dedicare alla formazione. Tra le numerose iniziative messe in campo da varie associazioni, suggerisco i webinar gratuiti proposti dall’associazione Flipnet (www.flipnet.it).

Ai suoi colleghi, quali suggerimenti e idee proporrebbe per iniziare?

Penserei ad una ‘didattica a distanza’ in sei passi. Primo passo: se sei neofita, segui almeno un webinar dedicato alla didattica a distanza (per es. uno dei webinar di Flipnet); secondo passo: crea un ambiente o classe virtuale in cui puoi interagire con i tuoi studenti che non sia “rigido” e a senso unico come il registro elettronico (Weschool, Quiznet, GoogleClassroom ecc.); terzo passo: insegnare a distanza non è come insegnare in presenza. Devi quindi prevedere due o tre contenuti che gli studenti potranno affrontare durante la sospensione delle lezioni anche in autonomia con il supporto di materiali di vario genere (videolezioni da YouTube o da altre piattaforme, siti selezionati, libro di testo) e/o di videolezioni che potrai realizzare utilizzando le applicazioni per lo “screencasting” (registrazione dello schermo) e per il “video editing” (realizzazione di video) e che gli studenti potranno utilizzare nell’aula virtuale; quarto passo: non limitarti ad assegnare compiti, ma prevedi forme di restituzione che potrai valutare o meno. Per forme di restituzione intendo un elaborato (testo, mappa concettuale, video, ppt, riscrittura di un testo o di una parte del testo), ma anche un’attività di altro tipo, magari più divertente, come un quiz con Kahoot o con Quizziz; quinto passo: confrontati con i colleghi del tuo consiglio di classe e invitali a usare il più possibile gli stessi strumenti. In tal modo, eviterete confusione e carico eccessivo di compiti; sesto passo: approfitta di questo periodo “and get digital as much as you can”!

Concludo con questa frase di Confucio che è diventato il “mantra” di molti insegnanti “digitali”, perché sintetizza in forma mirabile il senso profondo e autentico di questa modalità didattica e la sua sostanziale differenza rispetto alle metodologie tradizionali: “se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”.






Questo è un articolo pubblicato il 12-03-2020 alle 08:59 sul giornale del 13 marzo 2020 - 2559 letture

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