Piazza Fontana e il caso Pianelli 50 anni dopo, incontro dell’Associazione di Storia Contemporanea

2' di lettura Senigallia 15/12/2019 - Mezzo secolo fa moriva Giuseppe Pinelli, precipitando dal quarto piano della Questura di Milano. Era un ferroviere e militante anarchico, un uomo perbene e intelligente, che rifiutava qualsiasi forma di violenza. Nel tardo pomeriggio di quel 12 dicembre 1969, qualche ora dopo il devastante scoppio della bomba di Piazza Fontana (17 morti e 88 feriti), Pinelli venne intercettato dal commissario aggiunto Luigi Calabresi che gli chiese di seguirlo negli uffici della Questura: Giuseppe lo seguì a bordo del suo Benelli.

Non tornò mai più a casa. Dopo tre giorni e tre notti trattenuto ingiustamente, senza dormire e mangiare, eppure rassicurando per telefono la moglie che sarebbe tornato presto, Giuseppe morì alle 1.45 presso l’ospedale Fatebenefratelli di Milano. I principali vertici istituzionali assicurarono che tutto si era svolto nelle regole e che Pinelli si era suicidato: un cumulo di bugie, di vergognose menzogne per le quali nessuno ha mai pagato. Le inchieste giudiziarie e i reportage giornalistici appurarono che mandanti ed esecutori andavano individuati tra i militanti di estrema destra.

L’Associazione di Storia Contemporanea ha organizzato per lunedì 16 dicembre, una giornata per ricordare e riflettere, fatta di tre momenti: gli storici dell’Associazione incontreranno, alle 11.00, gli studenti del Liceo “Perticari”, alle 17.30 la comunità presso la Biblioteca “Antonelliana” e infine i cittadini presso lo spazio autogestito Arvultura (21.15). Ospite d’eccezione Benedetta Tobagi, scrittrice, giornalista e storica, fresca autrice del libro “Piazza Fontana. Il processo impossibile” (Einaudi, 2019), che sarà presentato – nel secondo e terzo momento – insieme a “Licia. Storia della prima italiana che ha denunciato un questore” di Marco Severini (Pensiero e Azione Editore, 2019), l’ultimo libro dello storico che, sulla scorta di una intervista esclusiva rilasciata da Licia Rognini, la vedova di Giuseppe Pinelli (nata a Senigallia nel 1928) rilegge l’intera vicenda.

Per la storia italiana Piazza Fontana e l’assassinio Pinelli hanno costituito un evidente spartiacque e, insieme, una cesura per un paese che non è mai riuscito a fare i conti con il proprio passato turbolento. La famigerata pista anarchica era infatti pura invenzione. Gli incontri odierni serviranno a riflettere su questo nerbo ancora scoperto: la famiglia Pinelli, unitamente ad altre 1600 famiglie italiane che hanno visto tra 1969 e 1987 un proprio componente ucciso o ferito, attendono verità e giustizia.

L’incontro in Biblioteca è promosso in collaborazione con Proteo Fare Sapere ed è valido per la formazione dei docenti: a questi ultimi verrà rilasciata apposita certificazione



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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-12-2019 alle 14:49 sul giornale del 16 dicembre 2019 - 712 letture

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