W l'amore: Popolo della Famiglia risponde a Volt, Amadei, "Informarsi prima di parlare"

4' di lettura Senigallia 12/12/2019 - "Nonostate il Volt affermi il contrario, la parola “Genere” è scritta almeno tre volte nel manuale che viene rilasciato ai ragazzi."

Questo ha dichiarato Gabriele Amadei, dirigente regionale del Popolo della Famiglia e medico in pensione in risposta al comunicato di Volt uscito nei quotidiani di Senigallia.

"Per dirla tutta, - ha continuato - non solo è più volte citata ma le è dedicato un intero capitolo. Forse, gli “amici” del Volt dovrebbero imparare a leggere prima di parlare.

Detto questo, il “kit” di educazione sessuale ha contenuti a favore del gender. Due pagine, e diversi disegni aggiungerei, che “naturalizzano” rapporti che di “naturale” non hanno nulla. E’ necessario ricordare infatti, e lo dico da medico, che dis-foria, applicata alla parola gender, significa proprio un’alterazione psicologica, di chi soffre perché non si sente “naturale”.

Sia chiaro: i comportamenti di intolleranza verso chiunque, per qualsiasi idea o aspetto, sono da condannare; ma per rispetto alla persona, non per avvalorare ideologie, comportamenti o pregiudizi che possono essere non funzionali al bene collettivo.

La nostra opposizione a questo genere di progetti di educazione sessuale, volti a introdurre come normale ciò che non è normale, è anche per tutti i contenuti che vengono trasmessi.

Contro la violenza? Il Kit gli dedica in pratica poco più di una pagina così come dedica poco più una pagina ad “insegnare” al soggetto a dire NO a ciò che gli viene proposto e non desidera in quel momento. Poche pagine per un argomento così vasto in estensione di tempo (dagli antichi greci!) e di spazio…

Davvero pensano che basti dire NO? Abbiamo quindi la chiave del successo: sgominiamo una delle più gravi piaghe di tutti i tempi! Ma come hanno fatto a non pensarci prima?

Contro le gravidanze indesiderate? Si propongono metodi come la spirale, che è un abortivo (impedisce l’insediamento dell’ovulo fecondato, e non la fecondazione dell’ovulo), la pillola anticoncezionale, che provoca, specie nelle adolescenti, depressioni e suicidi, e l’ever-green profilattico, in questo caso in modo antiscientifico, tacendo il fatto che ha una alta incidenza di insuccesso, ammessa dagli stessi produttori. Insuccesso che espone soprattutto i giovani, oltre a gravidanze, anche al pericolo d’infezioni gravi.

Contro la diffusione di malattie? Ma alcune patologie, come le epatiti, in certi casi, si possono trasmettere anche con altri liquidi corporei, come la saliva. Perché non dirlo?

Infine, ma non meno importante, tutta l’impostazione di questa “educazione” in cui l’attività sessuale, soprattutto nei giovanissimi, è finalizzata alla “sana” ricerca del piacere. Ma questo, è “usare” le persone per proprio piacere (sia dal punto di vista delle donne che degli uomini, ma sicuramente più facilmente per gli uomini). Ciò è contrario non solo a principi di morale, civiltà ed educazione, ma è una vera e propria istigazione alla violenza e al sopruso."

"Un messaggio gravissimo – ha concluso - è anche proporre, più volte, al giovanissimo di accedere, non solo alle strutture sanitarie, ma anche alla pratica dell’aborto (tramite giudice tutelare), senza nemmeno comunicarlo ai familiari. In tal modo si viola completamente il principio del dovere e diritto educativo della famiglia, previsto dalla Costituzione all'art.30. Questo cortocircuito fra bambino, famiglia e istituzione oltre a deresponsabilizzare il giovane dalle conseguenze del suo operato, diventa di fatto un terreno fertile per considerare i rapporti interpersonali (sono questi l’oggetto di una vera “educazione sessuale”) strumentali al raggiungimento del proprio piacere individuale, e quindi a giustificare anche quella violenza di gender che si vorrebbe eliminare!

Una raccomandazione, per i redattori del famoso kit: dai commenti “spontanei” dei giovani riportati in grande dovizia, risulta che chi li ha scritti ha pensato più alla sua giovinezza di almeno 50 anni fa piuttosto che ad un reale contatto con il mondo dei giovani. Dagli ultimi dati statistici più del 50% dei giovanissimi dall’età di 9 ai 15 anni ha già avuto contatto con materiale pornografico grazie ad internet. Ascoltateli i giovani: forse vi potranno insegnare loro qualcosa sul sesso!"






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-12-2019 alle 18:29 sul giornale del 13 dicembre 2019 - 444 letture

In questo articolo si parla di attualità

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/bdYa