Italia Nostra: "Piazza Simoncelli, un progetto calato dall'alto. Necessaria anche una esauriente indagine archeologica"

3' di lettura Senigallia 04/12/2019 - Quando si tratta di progettare importanti spazi pubblici, come una piazza, luogo di incontro e di socializzazione di una comunità per eccellenza, destinato ad essere vissuto da tutti e a segnare la città per molto tempo, sarebbe quanto mai opportuno e doveroso un ampio confronto con i cittadini, magari sulla base di più proposte acquisite attraverso un concorso di idee, pratica che sembra quanto mai aliena agli amministratori senigalliesi.

Così anche nel caso di Piazza Simoncelli il progetto è calato dall’alto secondo una visione tutta soggettiva della città e dei criteri estetici e sulla base di valutazioni maturate all’interno di un ristretto entourage. Tanto più che l’inevitabile pedonalizzazione comporta modifiche, che andrebbero affrontate nel quadro di un chiaro e organico piano di parcheggi a servizio del centro storico, mentre si procede sempre a foglia di carciofo, mettendo i cittadini di fronte al fatto compiuto.

Entrando nel merito del progetto, non si capisce bene a cosa si vuol fare riferimento quando si parla di recupero filologico dell'antico ghetto ebraico, visto che il termine filologico si usa per il recupero di un edificio o di un oggetto esistente e degradato, mentre qui il ghetto non c’è più, c’è solo uno spazio, ci sono dei selciati, ci sono degli edifici ed il tutto ha poco a che vedere con l’antico ghetto. Trattandosi ormai di uno spazio anonimo, o meglio di un vuoto ricavato dalle demolizioni, andrebbe reinventato e progettato pragmaticamente insieme al contesto e alle funzioni che gli si vuole attribuire, evitando connotarlo troppo marcatamente con disegni e volumi che vorrebbero richiamare (ma non è detto che sia così) il suo passato.

Oltretutto l’immagine centrale e i volumi della fontana e del muretto spezzano l’unita della piazza e pongono limitazioni nella fruizione di uno spazio tutto sommato di modeste dimensioni. Per ricordare l’antica destinazione a ghetto per gli Ebrei, sarebbe molto più opportuno apporre una stele o una lapide che testimoni e spieghi esplicitamente la vicenda storica, piuttosto che un disegno di non facile interpretazione. La pavimentazione invece potrebbe avere un disegno unitario a motivi geometrici, che si articoli e si dispieghi per tutto lo spazio della pavimentazione, come accade in quasi tutte le piazze, inserendolo armoniosamente nel contesto architettonico: un gioco o un intreccio di segni che animi la piazzi, ne dilati lo spazio e al contempo consenta di essere goduto e percepito nella sua interezza.

C’è poi l’incognita archeologica. Vorremmo ricordare infatti (e qui rivolgiamo un caldo appello all’intervento della Sovrintendenza) che la realizzazione del progetto non può prescindere da un’indagine archeologica preventiva, dal momento che l’area ha rappresentato per secoli un punto nodale della città storica per la prossimità al porto e quindi potrebbe conservare preziose informazioni e una ricca stratificazione archeologica. Sarebbe necessario procedere con saggi puntuali e sistematici, per i quali l’Amministrazione Comunale deve dimostrare la stessa disponibilità che si è sempre preteso, giustamente, anche di recente, dagli imprenditori privati.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-12-2019 alle 12:00 sul giornale del 05 dicembre 2019 - 801 letture

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