Sei un asino in inglese?

2' di lettura Senigallia 29/09/2019 - Secondo un recente sondaggio istituito da Airbnb e Babbel, è emerso che 7 italiani su 10 sono profondamente amareggiati dal fatto di non parlare una lingua straniera, lacuna che si fa sentire specialmente in vacanza.

Il 63% delle persone ha affermato che la mancanza di una buona conoscenza della lingua li ha messi in situazioni imbarazzanti, equivoci e non sempre divertenti. Il 56% inoltre, non sapendo leggere il menù, si è visto portare a tavola un piatto differente da quello che pensava avesse ordinato. Secondo un altro sondaggio della trasmissione di attualità Hashtag24 su TG24, oltre il 40% degli italiani intervistati dichiara di aver perso un’opportunità di lavoro proprio a causa della scarsa conoscenza dell’inglese.

E l’inglese dei nostri politici? La lingua di Shakespeare rimane da sempre il tallone d’Achille del panorama politico italiano, fatto che non aiuta l’immagine del nostro paese nella comunità internazionale. A salvarsi, a parte Gentiloni e Conte, sono soprattutto le donne: Emma Bonino, Laura Boldrini e la quasi bilingue Virginia Raggi. Asini certificati invece sono Berlusconi, Renzi, Di Maio e Salvini.

Ma perché come si spiegano questi risultati cosi deludenti? Perché anche chi ha studiato la lingua alle medie e superiori non è riuscito ad andare oltre uno stentato 'inglese scolastico'?

A parte la pigrizia e l’apatia cronica di molti italiani che non danno alla formazione il giusto valore, la responsabilità principale cade purtroppo sulle nostre scuole.

Sin dai tempi di Socrate, l’efficacia dell’apprendimento dipende dalla qualità e preparazione degli insegnanti. Punto! Considerando l’età media del corpo docente in questo paese, la tradizionale impostazione accademica di scuole e licei a scapito delle più recenti metodologie e strategie di apprendimento (Comunicative Method, CLIL, Learning by Doing), ma soprattutto la mancanza di una vera cultura del merito che premia i migliori prof (quelli aggiornati, competenti, appassionati, stimati) e manda a casa i peggiori (quelli impreparati, improvvisati, instabili, odiati), cosa possiamo aspettarci se non generazioni di donkeys?

La triste verità? Dirigenti scolastici e genitori sconsolati subiscono un sistema arcaico di selezione dei docenti basato su graduatorie, punteggi, titoli e anzianità di servizio, un sistema tutto italiano che premia e promuove solo la mediocrità invece di preparare i nostri giovani alle grandi sfide di un nuovo mondo globale.






Questo è un MESSAGGIO PUBBLICITARIO - ARTICOLO A PAGAMENTO pubblicato il 29-09-2019 alle 23:54 sul giornale del 01 ottobre 2019 - 1541 letture

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