Le criptovalute sono o no uno strumento finanziario? Lo studio di Bankitalia

2' di lettura Senigallia 21/05/2019 - Cosa sono realmente le criptomonete? La domanda è tutt'altro che banale, perché, ad oggi, non esiste una definizione precisa di questo fenomeno. Secondo uno studio condotto dalla Banca d'Italia, però, non possono essere considerate una valuta. La ricerca mette in evidenza alcuni punti fondamentali per spiegare la sua tesi.

Uno studio della Banca di Italia del 19 marzo 2019 dal titolo «Aspetti economici e regolamentari delle cripto-attività», fa luce su alcune questioni riguardanti le criptovalute. Il documento fa il punto sulle attività di questo fenomeno e trae conclusioni che faranno discutere.

Il primo punto che viene attaccato è quello che vede bitcoin e i suoi fratelli come strumento finanziario. Questo, secondo lo studio, è del tutto sbagliato. Quello che non rende possibile ciò non è tanto la volatilità delle monete virtuali, quanto “l'assenza di valore intrinseco, l'indeterminatezza del loro prezzo e la non controllabilità da parte del regolatore”. Detto in altri termini: la decentralizzazione cavallo di battaglia della creatura di Nakamoto è anche il suo limite nel “mondo reale”. Il fatto che nessuno stato o istituzione possa controllare questo “fenomeno” finisce per minarne la credibilità dal punto di vista finanziario.

Il secondo punto di debolezza è connesso al primo e riguarda la trasparenza. Il fatto cioè, che le autorità non abbiano potere su wallets ed exchanges e che tutte le transazioni avvengano in modo anonimo mina la credibilità stessa delle operazioni che vengono eseguite, a differenza di quanto avviene mediante le piattaforme di trading online regolamentate. La mancanza di controlli nel momento in cui si decide di effettuare una transazione in rete, espone a rischi come attacchi informatici, virus o furto di criptovalute o semplicemente lo smarrimento della password, che rendono “monco” tutto il sistema.

Lo studio indetto dalla Banca d'Italia mette in evidenza un altro pericolo che rende le valute digitali poco sicure, ovvero la questione antiriciclaggio. Infatti, dato che gli exchanges di criptovalute sono decentrati, risulta difficile individuare colui che effettua la transazione e questo permette forme di elusione non controllabili.

Infine, la ricerca attacca la credibilità stessa di bitcoin e altcoin, dato che nessuno di questi ha attecchito come valuta di scambio. Gli ultimi dati, infatti, dimostrano che nel 2017, solo lo 0,3% dei commercianti al dettaglio accettavano bitcoin e solo quattro delle principali piattaforme di e-commerce lo riconoscevano come strumento di pagamento. È chiaro, dunque, che, fin quando le criptomonete saranno uno strumento per pochi e non riusciranno a conquistare credibilità finanziaria, non saranno altro che uno strumento di nicchia.

La ricerca dunque, pone interrogativi ancora irrisolti su cui molti esperti farebbero bene a riflettere.






Questo è un articolo pubblicato il 21-05-2019 alle 13:57 sul giornale del 21 maggio 2019 - 229 letture

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