Alluvione 2014: è scontro in aula sull'ammissibilità delle parti civili all'eventuale processo

Alluvione Portone Senigallia 29/04/2019 - E' scontro in aula sulla questione delle parti civili da ammettere all'eventuale processo penale che potrebbe aprirsi per la tragica alluvione che colpì Senigallia il 3 maggio 2014.

Lunedì mattina davanti al giudice per le udienze prelimiari Francesca Palma si è discusso sulla richiesta di ammettere in qualità di parti civili (e dunque riconoscibili degli eventuali risarcimenti) 390 soggetti, di cui 24 aziende, al processo che potrebbe aprirsi contro gli attuali otto indagati tra cui il sindaco Maurizio Mangialardi, l'ex sindaco Luana Angeloni e il comandante della Polizia Municipale Flavio Brunaccioni.

I legali difensori degli indagati hanno sostenuto che dovessero essere ammesse come parti civili solo i familiari delle vittime dell'alluvione e non chi ha subito danni e ricevuto per questo già indenni (lo Stato ad oggi ha erogato 7 milioni di euro per i risarcimenti), proprio come avvenuto nel caso del processo per l'alluvione di Genova. "Molte costituzioni di parte civile a mio parere non sono fondate e anche nel processo di Genova sono state estromesse -ha evidenziato l'avvocato Marina Magistrelli- per fare un esempio 74 persone hanno chiesto il risarcimento per il turbamento psichico che hanno avuto a causa dell'alluvione. Noi abbiamo chiesto l'estromissione perchè pensiamo che abbiano più diritto al risarcimento le famiglie delle vittime. Vedremo poi se risulteranno effettivamente ulteriori decessi o ammalati a causa dell'alluvione".

Respinge invece il confronto con il processo di Genova il legale delle parti civili Canafoglia che ha insistito sull'ammissibilità della parti civili osservando come in quel caso la Procura avesse "centrato l'attenzione sui reati di omicidio colposo e lesioni e reato di alluvione mentre nel caso di Senigallia la Procura ha svolto un lavoro a più ampio raggio andando ad accertare le cause dell'alluvione". "Ad esempio nel caso di Senigallia -ha detto Canafoglia- si sono analizzati i 22 punti in cui il Misa ha sormontato o rotto gli argini, la deperimetrazione del Pai a sostegno di una discutibile politica urbanistica che ha consentito edificazioni in quelle aree, ed ha individuato una truffa ai danni della Comunità Europea per il Percorrimisa, i cui fondi dovevano essere utilizzati per mitigare il rischio idrogeologico e sono invece stati impiegati per un percorso turistico".

Il Gup, dopo aver ascoltati le due difese, ha rinviato la decisione sull'ammissibilità delle parti civili al prossimo 3 giugno quando si pronuncerà anche sul rinvio a giudizio degli indagati.






Questo è un articolo pubblicato il 29-04-2019 alle 21:19 sul giornale del 30 aprile 2019 - 469 letture

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