BOOKS AND THE CITY - “Un apologo civile”, un omaggio a Paolo Bonetti

Senigallia 14/02/2019 - Paolo Bonetti ci ha conosciuto a Torino grazie al Centro studi Piero Gobetti, felice di sapere che nella sua città, Fano, avesse sede una piccola casa editrice. Da quel momento il rapporto tra Aras Edizioni e il professore è stato un crescendo. Ha abbracciato la casa con autentica passione e affetto. Non saremo mai abbastanza grate per quanto ci ha insegnato, per quanto ci ha raccontato.

Insieme abbiamo inaugurato la collana “Le noci - Idee e società” da lui diretta in cui è uscito per primo il suo libro Presenza di Croce nel 2018 e altri tre sono in cantiere per il 2019. Ha curato per il romanzo d’esordio di Marco Lombardozzi, Senza Lancia Contro il Drago, un’originale prefazione seguendo personalmente il libro nella sua tournée fino al Salone Internazionale del Libro di Torino. Ed è questa che vogliamo condividere con i lettori di VivereFano.

Paolo Bonetti ci ha lasciato a 80 anni.
Eppure era un giovane, come noi.
Forse più di noi.

Recentemente qualche giornale ci ha informati che Robert I. Sutton ha scritto un libro dedicato alla battaglia contro quelli che nel lavoro o in qualunque altra relazione sociale ci rendono la vita amara e insopportabile. Il libro s’intitola The Asshole Survival Guide. Forse non è il caso di tradurlo alla lettera, per ragioni di buona educazione, ma il significato di asshole, per chi conosce un po’ di inglese, è sufficientemente chiaro. Il problema vero è come sopravvivere a questi assholes. Il nostro, una diecina di anni fa, aveva già scritto un altro libro, The No Asshole Rule, che si è trasformato nella nostra lingua, a questo punto diciamolo subito senza falsi pudori corporei e linguistici, in un perentorio Il metodo antistronzi. Ma chi è questo famigerato Robert I. Sutton? Un cabarettista che usa parolacce per scandalizzare (si fa per dire) il pubblico? Un politico del vaffa? Un borgataro di qualche periferia metropolitana? Nulla di tutto questo: Robert I. Sutton è un professore di Chicago che insegna Ingegneria gestionale alla Stanford University. Ma, contrariamente ai professori italiani che le dicono in privato, lui certe cose le pensa e le dice in pubblico con le parole che gli sembrano più appropriate alla materia.
Leggendo questo bel racconto di Marco Lombardozzi, scritto in un italiano chiaro e scorrevole senza tracce di turpiloquio, chissà perché mi è venuto in mente Sutton con la sua polemica contro gli assholes, un autore dal linguaggio molto più aggressivo; eppure entrambi hanno lo stesso bersaglio polemico, lottano contro gli stessi “draghi”. Il professore americano armato di lancia, il nostro Lombardozzi − nella figura del protagonista del romanzo, Carlo, ampiamente autobiografica − apparentemente disarmato, in realtà fornito di una lancia assai più acuminata, quella del tenace e mite richiamo al rispetto delle leggi, in un paese come l’Italia, dove è stato più volte detto che le leggi per i nemici si applicano e per gli amici si interpretano. E dove le autorità, non solo quelle grandi ma anche quelle piccole e persino le minime, hanno spesso con i cittadini un rapporto di tipo feudale e pensano che essi siano semplicemente dei servi messi a disposizione di chi, in una qualsiasi struttura della vita sociale, gode di un qualche potere.
Il segretario comunale di un paesino della costa marchigiana, il dottor Ghisoni, è un drago meschino, un personaggio che sembra uscito dalle pagine di Gogol, un burocrate presuntuoso che, forse più che a un drago, somiglia a un ragno che avvolge nella sua tela tutti coloro che, per un qualche motivo, entrano nel raggio della sua attività di piccolo despota di paese. Carlo, invece, è un obiettore di coscienza dei tempi in cui esisteva ancora la leva obbligatoria, un ragazzo semplice, senza grandi motivazioni religiose o civili, ma a cui la guerra appare come una manifestazione di follia distruttiva e nient’altro. Ha studiato bene le leggi e si è fatto assegnare al servizio civile con compiti di assistenza sociale presso le scuole e i portatori di handicap. Nel suo candore non sa nulla di come funziona l’amministrazione comunale alla quale è stato assegnato. Scopre però che egli dipende da un personaggio, il drago/ragno Ghisoni, che, giorno dopo giorno, lo cattura al suo servizio, in una rete di incombenze che nulla hanno a che vedere con i compiti previsti dalla legge. Insomma, da cittadini Carlo e i suoi compagni diventano progressivamente servi. Il libro, a questo punto, si trasforma nel racconto del tentativo di riscatto da una condizione di inferiorità morale e sociale dovuta all’uso perverso delle leggi da parte di chi detiene il potere e usa metodi che potremmo anche definire mafiosi. Un riscatto che si compie non con azioni violente, ma con il continuo richiamo da parte di Carlo a quelle regole morali e giuridiche a cui, per prime, le autorità dovrebbero restare fedeli. Più ancora di un romanzo, il libro è un apologo civile, l’esempio di come, senza prediche astratte e retoriche, ma con l’esempio di una vicenda narrata con sottile ironia, si possa far riflettere il lettore, inducendolo magari a ricordare episodi della sua vita simili a quelli vissuti da Carlo e forse da lui subiti senza la ribellione energica, ma anche pacifica, del protagonista del libro di Lombardozzi. Si dirà che, alla fine, quella di Carlo è una mezza vittoria, che Ghisoni si prende la sua rivincita, ma non si può pretendere che i draghi o i ragni vengano completamente e definitivamente sconfitti. Bisogna continuare a resistere, questa è la lezione di Carlo.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-02-2019 alle 15:51 sul giornale del 15 febbraio 2019 - 418 letture

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