Vivere Senigallia assolta dall'accusa di diffamazione: una sentenza chiarificatrice del diritto di cronaca

Senigallia 24/09/2018 - Riteniamo utile rendere pubblico l'esito di un giudizio civile promosso contro Vivere Senigallia ed altre testate giornalistiche, da un tassista che sosteneva di aver subito un danno ingente posto che il suo nome era comparso in una serie di articoli di cronaca nel 2010.

La nostra testata, come altre, aveva dato notizia di un arresto della polizia di uno spacciatore di nazionalità albanese che si era recato a Forlì per vendere la droga servendosi di un taxi senigalliese: anche il tassista in un primo momento era stato indagato, ma poi prosciolto dall’accusa di aver favorito lo spaccio. Il tassista senigalliese, a seguito di pubblicazioni da lui ritenute diffamatorie, aveva citato in giudizio avanti il Tribunale di Ancona oltre che la presente testata gionalistica, anche il Resto del Carlino, Il Messaggero e il Corriere Adriatico, chiedendo un risarcimento di 200 mila euro per danni morali e materiali. Ora il Tribunale ha emesso la sentenza respingendo la richiesta danni e condannandolo al pagamento delle spese legali.

Quello che ci preme sottolineare, al di là della sentenza che dà ragione a Vivere Senigallia, assistita dall'avvocato Corrado Canafoglia, e che ovviamente ci soddisfa, sono le motivazioni espresse dal giudice che legittimano il diritto di cronaca e l'equità dei fatti riportati. Il tassista aveva "contestato la mancata verifica in ordine alla veridicità delle notizie pubblicate, le quali non corrispondevano ai fatti realmente accaduti ed erano idonee ad ingenerare nel pubblico dei lettori un giudizio gravemente lesivo dell’onore, del decoro e dell’immagine dell’attore, in conseguenza del quale lo stesso era stato costretto ad abbandonare la professione di tassista". Il tassista "evidenziava altresì come la pubblicazione degli articoli di rettifica su richiesta del suo legale aveva ricevuto scarsa visibilità e comunque non aveva rispettato le forme previste dalla legge".

Le testate giornalistica si costituivano in giudizio e l’'esito è stato che la domanda di danni è stata ritenuta "infondata e pertanto va rigettata". Ecco alcuni passaggi della sentenza per noi fondamentali. "Alla luce della documentazione in atti e dalle risultanze istruttorie non si ravvisano gli estremi del dedotto reato di diffamazione posto alla base della pretesa risarcitoria, in quanto la condotta tenuta dei giornalisti risulta scriminata dall’esercizio del diritto di cronaca ex art.51 c.p.

Il diritto alla reputazione e all’onore, presidiato dall’art.10 par.1 CEDU e a livello costituzionale dall’art.2 Cost. va infatti contemperato con il diritto di cronaca, quale forma di manifestazione della libertà di tutelato dall’art.10 par.2 CEDU e dall’art.21 Cost. Nel caso di specie gli articolisti hanno esercitato legittimamente il diritto di cronaca giudiziaria. Sussiste infatti l’utilità sociale dell’informazione in ordine all’arresto dell’attore stante la notorietà locale goduta dallo stesso per l’impegno assunto nell’associazione di categoria di appartenenza, la natura pubblica del servizio reso nell’esercizio della sua attività di tassista, nonché in considerazione del più generale diritto dei cittadini di conoscere e valutare l’operato degli organi di polizia e delle istituzioni al fine di effettuare scelte consapevoli nell’ambito della vita sociale e politica.

Sussiste anche la verità putativa delle notizie divulgate nel momento in cui sono state rese note, considerato che dalle testimonianze è emersa la corrispondenza a verità dei fatti riportati e commentati negli articoli oggetto di contestazione nell’imminenza della conferenza stampa rispetto alle risultanze dell’attività investigativa emerse e alle caratteristiche dell’operazione antidroga condotta dalla Squadra Mobile della Polizia di Forlì, come riportate dagli inquirenti nel corso della conferenza stampa del 30.10.2010.

Risulta altresì rispettato il requisito della c.d. continenza dell’esposizione rispetto allo scopo informativo dell’articolo, posto che non risultano essere stati utilizzati toni offensivi o riportate informazioni risoltesi in un attacco personale e gratuito all’odierno attore. La serenità obiettiva degli articoli risulta anche dal contenuto equilibrato degli stessi, stante l’evidenza assegnata a circostanze a favore e non soltanto a pregiudizio dell’attore. Gli articoli in contestazione chiarivano, infatti, come il tassista si fosse sempre dichiarato estraneo ai fatti". Alla luce di queste motivazioni, il Tribunale, ha rigettato la domanda del tassista condannandolo al pagamento delle spese legali.


di Giulia Mancinelli e Michele Pinto
redazione@viveresenigallia.it



Questo è un editoriale pubblicato il 24-09-2018 alle 17:37 sul giornale del 25 settembre 2018 - 2722 letture

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