BOOKS AND THE CITY - "Il tesoro degli Ashanti", intervista alla scrittrice Francesca Giommi

Senigallia 19/06/2018 - Nuovo appuntamento con la rubrica "Books and the city", in collaborazione con Aras Edizioni. Ogni due martedì la presentazione di un nuovo libro. La formula scelta è quella dell'intervista all'autore. L'obiettivo: continuare a fare cultura e promuovere la lettura.

PRESENTAZIONE: In un torrido pomeriggio di fine luglio, Isabel parte dall'aeroporto di Bologna con la sua treccia color miele, lo zaino in spalla e l'inseparabile Rough Guide per il tanto sognato viaggio di laurea, destinazione Ghana, Africa occidentale. confuse idee accumulate durante gli anni di studio suoi abitanti, facendole attraversare l'intero paese su scassati tro-tro e travolgendola in un turbinio di suoni e colori, sapori e odori. Nel giorno dell'Emancipazione, tra l'euforia generale dei festeggiamenti, Isabel ritrova John, compagno americano dei tempi del college, sorridente e statuario nel suo abito ashanti tradizionale, che la condurrà per mano in una serie di indimenticabili incontri ed esperienze, risvegliando sopite emozioni...

AUTORE: Dottore di Ricerca in letterature postcoloniali, africane e di migrazione, Francesca Giommi ha pubblicato saggi, interviste e recensioni in volumi, miscellanee e riviste nazionali e internazionali, è autrice di una monografia sulla letteratura Black British e collabora con L'Indice, Il Tolomeo e II Manifesto. Viaggiatrice e lettrice appassionata, ama girare il mondo, ascoltarne le voci, ammirarne i volti, gli usi e i costumi e raccontarne piccoli frammenti. Attualmente vive e lavora come guida turistica nel Montefeltro, all'estremità nord delle Marche, tra le dolci colline dei duchi di Urbino, le vestigia romane dell'antica Consolare Flaminia e le falesie del Parco Naturale San Bartolo, narrando le meraviglie del suo "angolo di mondo".

L'INTERVISTA: Leggo che sei dottore di Ricerca in letterature postcoloniali, africane e di migrazione. Hai proseguito poi questo tuo interesse applicandoti in diverse sfaccettature, dal festival “Narrazioni migranti” appena concluso - che tra l’altro anche quest’anno ha visto la partecipazione entusiasta della collettività - al tuo esordio narrativo, con un vero e proprio omaggio al Ghana e alla sua cultura: Il tesoro degli ashanti. Viaggio in Ghana edito per Aras e sesto volume della collana “Le valigie di Chatwin”. Si direbbe dunque che il tuo sia un vero e proprio amore viscerale… ce ne parli?
FG: Direi proprio che lo sia! Il mio interesse per l’Africa, innato e inconsapevole sin da quando ne ho memoria, ha preso corpo durante gli anni di studi universitari a Bologna grazie a dei corsi di “letterature postcoloniali”, africane in particolare, che ho seguito dapprima per curiosità e con sempre maggior partecipazione e convinzione poi. Da lì una tesi di laurea in “letteratura nigeriana femminile”, un viaggio in Ghana, e un dottorato sulla “letteratura e le arti nigeriane della diaspora” mi hanno portato ad affinare questa passione, a conoscere alcuni scrittori e artisti contemporanei, che ora sono anche cari amici, a frequentare alcuni dei più grandi centri di studi africanisti d’Italia, d’Europa (Londra soprattutto), e due importanti università statunitensi (Brown University a Providence e UCLA in California), e a scrivere per alcune importanti testate nazionali (tra cui il Manifesto) specializzandomi sempre più (sono passati quasi due decenni ormai!) in questa piccola ma per me importante e stimolante nicchia. E una volta acquisite queste conoscenze (che per me continuano a rimanere grandi passioni), non potrei non continuare a condividerle e metterle a frutto (occasionalmente, visto che il mio mestiere principale è un altro), sulla stampa nazionale tramite recensioni e interviste, con questo piccolo festival “Narrazioni Migranti” che da due anni si svolge a Pesaro nel mese di giugno presso la Biblioteca San Giovanni e recentemente anche tramite la narrativa (altra grande passione e rivelazione anche per me!).

Vorrei conoscere meglio il piccolo romanzo di viaggio Il tesoro degli ashanti - che tra l’altro è accompagnato da due firme d’eccellenza quella dell’africanista Itala Vivian in prefazione e dello scrittore senegalese Pap Khouma in postfazione – dove protagonista è Isabel una giovane donna che, zaino in spalla e Rough Guide in mano, diventa pagina dopo pagina vera e propria ambasciatrice della cultura ghanese. Un Ghana, devo dire, davvero insospettabile… ce ne concedi una piccola anteprima?
FG: Il libro narra in maniera romanzata di una mia reale esperienza di viaggio in Ghana dopo la laurea, e le scoperte che Isabel fa passo passo del paese e delle sue meraviglie, dei suoi incantevoli scenari naturali, della sua cultura millenaria, dei suoi cibi, sapori, colori e odori, e soprattutto del suo popolo accogliente e fiero, sono le stesse che io ho compiuto ormai dodici anni fa lasciando in Europa timori e pregiudizi e andando a toccare dal vero, zaino in spalla e Rough Guide alla mano, quelli che fino ad allora erano stati solo oggetto astratto dei miei studi universitari... e ovviamente non voglio sottrarre al lettore il gusto e la sorpresa di lasciarsene affascinare e travolgere in prima persona pagina dopo pagina leggendo il libro! Itala Vivan e Pap Khouma sono state due delle meravigliose persone che in questi anni di studio e ricerca ho avuto la fortuna di incontrare, e oggi di poter considerare grandi amici: quando il libricino è nato è stato quindi naturale chiedere a loro dapprima consiglio e approvazione, e poi una piccola “traccia” a impreziosirlo.

Dicevamo in apertura come il tuo interesse per questa parte di mondo sia davvero profondo e, non credo di esagerare, definendoti un’esperta anche in termini socio-politici. Infatti è del mese scorso l’uscita del tuo reportage per «L’Espresso» titolato Good morning Ghana. Che cosa ha aggiunto questo ulteriore occasione di riflessione?
FG: la richiesta da parte de «L’Espresso» di questo reportage sulle attuali condizioni del Ghana a sessant'anni dall'Indipendenza (ottenuta nel 1957 dalla Gran Bretagna) è arrivata improvvisa (ho ricevuto un mattino la chiamata del vice direttore, che non conoscevo, suppongo a seguito della promozione che ho fatto al mio romanzo in questo ultimo anno) ed è stata un grande stimolo ad aggiornare e approfondire (a 10 anni dal mio viaggio) in termini socio-ecominici e politici la mia conoscenza più legata all'ambito letterario e artistico (sebbene in Africa più che in altri continenti e culture del mondo sia impossibile scindere le sfere di appartenenza e le produzioni artistiche siano un riflesso diretto della società, un'analisi dei suoi vizi e delle sue virtù, una sfida ai regimi totalitari e corrotti che spesso ne affliggono i governi e un pungolo costante al cambiamento e rinnovamento).

L’ultima domanda sorge praticamente spontanea. Vorremmo ragionare con te circa il ruolo e l’importanza che possa avere diffondere certa letteratura di migrazione per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica…
FG: rifacendomi alla domanda e risposta prececedenti, questa letteratura (su cui esiste, anche a livello teminologico, un ampio dibattito in cui sarebbe impossibile addentrarsi ora) non solo riflette realtà storico-sociali e politiche cruciali per le nostre società contemporanee, ma ha il grande merito di offrire visioni alternative della Storia, di dare voce a soggetti che ne sono stati a lungo deprivati, di correggere stereotipi radicati nelle nostre società occidentali e duri a morire, e soprattutto di fornire modellli possibili di convivenza tra culture e di reciproco arricchimento. In virtù di ciò, non temo di esagerare nel definirle letture e “narrazioni necessarie”.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-06-2018 alle 22:38 sul giornale del 20 giugno 2018 - 419 letture

In questo articolo si parla di libri, cultura, fano, letteratura, aras edizioni

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