Due splendidi libri dedicati alla Fotografia di Daniele Duca presentati al Musinf

21/04/2018 - Uno è intitolato “Mi ricordo che” in cui Daniele Duca, evidenzia i nessi della conoscenza e del ricordo e l’altro “Amanti piccanti”, originalissimo ed emozionante percorso di still life. I due libri, pubblicati da Alinari, sigla di grande prestigio nel settore della fotografia italiana, sono stati presentati venerdì nell'incontro al Musinf, cui ha partecipato l’Autore, Daniele Duca, introdotto per l'occasione dal fotoreporter Giorgio Pegoli, coordinatore del corso di fotogiornalismo e dal critico Enzo Carli, storico esponente della fotografia senigalliese, che per il Musinf ha coordinato e coordina l’Archivio del Manifesto del passaggio di Frontiera.

Il prof. Bugatti, direttore del Musinf e Gianmario Raggetti dell'Università di Ancona, animatore delle esperienze di neuroeconomia, cui è stato dedicato recentemente un volume in lingua inglese dell'Università Bocconi, hanno evidenziato nei loro interventi come Duca sia un giornalista, che professionalmente si occupa di fotografia e pubblicità per una grande casa farmaceutica.

Oltre alle due nuove edizioni presentate venerdì sera al Musinf, Duca ha al suo attivo altre quattro monografie edite da Alinari (Estensione, Moto Contrario, Proximity e Pasta, the photographic elegance of De Cecco’s pasta shapes).

Duca nel 2009 per la casa editrice Segni e Suoni, ha pubblicato un’esclusiva opera sulle peculiarità della razza bovina Chianina, un volume, unico nel suo genere, sospeso come è tra scienza, arte e piacere della cucina. Poi nel 2014 è uscito per le edizioni Ikona Venezia un volume di grande interesse sui campi di concentramento nelle Marche, che tratta della regione e dei suoi Campi.

Una pubblicazione dove Duca ha illustrato i testi, curati da Giuseppe Morgese. Enzo Carli, che del libro è stato il curatore per Alinari, parlando della pubblicazione di Daniele Duca intitolata "Mi ricordo che" ha affermato che essa si inserisce fotograficamente in un incerto passaggio epocale dai continui e mutevoli significati, i quali tramano le immagini precarie della nostra esistenza.

Daniele Duca, evidenziando più nessi della conoscenza e del ricordo, indaga dentro la propria natura e quella stessa della fotografia. Nel percorso iconografico, mettendo in luce le immagini delle sue intenzioni, certamente Daniele Duca stupisce per la sua versatilità e la sua ricerca creativa. Così come stupisce per le sue immagini, che attraverso il potenziale evocativo e simbolico delle fotografie, mettono a nudo i bisogni della sua interiorità, del suo ricordo.

Il complesso si manifesta come un amarcord circoscritto e circostanziato le cui origini si rifanno alla memoria rievocativa. Insomma una visione surrealista in cui Duca rielabora in maniera originale le tracce di un passato vissuto. Si tratta di una ricerca determinata dal desiderio di trovare un significante di totalità ad un oggetto, un concetto o uno spazio riconosciuto.

Lo sguardo corre sulla strada della vita di Duca. Nelle immagini risultano riflesse come un’eco lontana che deforma e muta il senso del ricordo. Composto da oltre cento immagini stampate in bicromia, il lavoro verte sul ricordo, sui luoghi di infanzia, in particolare, ha ricordato Duca su una stanza che visitava da bambino, che era del padre di due suoi amici e che nel 2011 ha deciso di fotografare.

Ha raccontato Daniele Duca che poi c’era una falegnameria nella quale si recava spessissimo perché amava vedere la lavorazione magistrale del legno da parte di due maestri falegnami. Nel libro ha infine spiegato Duca ci sono immagini di suo padre che insegnava il lavoro di fabbro nella sua officina a un giovane. A chiusura e completamento del percorso narrativo ci sono dei frammenti di immagini dei suoi familiari, girati col flou, proprio come si conviene alla forma di pezzi di memoria.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-04-2018 alle 12:40 sul giornale del 23 aprile 2018 - 360 letture

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