Processo Predieri: gli avvocati, "Nessuna istanza delle parti civili, ma la pubblicità del processo è una garanzia”

24/02/2018 - In riferimento alla nota stampa diffusa dei legali dell’imputato Alessandro Predieri, in relazione al processo per riduzione in schiavitù, violenza sessuale e induzione al suicidio nei confronti di tre ragazze che si sta celebrando davanti alla Corte d’Assise di Ancona, siamo costretti a smentire seccamente quanto dichiarato dai difensori dell’accusato i quali hanno curiosamente affermato che le parti civili avrebbero avanzato richiesta di riprese audiovisive e che tale richiesta è stata rigettata per la seconda volta.

L’affermazione è priva di ogni fondamento. La richiesta di accedere con le telecamere in aula durante il processo è stata avanzata (come è logico) non dalle parti civili ma dalla trasmissione “Chi l’ha visto” che, autonomamente, ha assunto per la seconda volta l’iniziativa dopo che la Corte aveva modificato la precedente ordinanza dispondendo che il processo sia celebrato parzialmente a porte aperte.

La prima istanza (all’inizio del processo) era stata presentata sia dalla trasmissione “Chi l’ha visto” che da “Un Giorno in Pretura”. Le parti civili si sono limitate, su richiesta del Presidente, ad esprimere un parere favorevole rispetto alla richiesta di Rai 3 ritenendo non solo il processo di particolare interesse pubblico ma ritenendo anche una garanzia per le persone offese rendere pubbliche e conoscibili le fasi processuali (peraltro è consentito ai giornalisti di partecipare alle udienze e quindi esercitare il proprio fondamentale diritto di cronaca senza però effettuare nè riprese nè fotografie).

In relazione invece alla decisione del collegio di disporre la perizia psichiatrica anche nei confronti delle persone offese, questa è stata disposta anche sulla scorta dell’analisi esposta in udienza del nostro consulente dott. Christian Pepi che ha individuato nel “contagio psichico” (disturbo psicotico riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale) il meccanismo che avrebbe portato le stesse persone offese a cadere nella rete di relazioni perverse fino a quella che il dott. Pepi ha definito una vera e propria “schiavitù psicologica”.

da Avv. Roberto Paradisi e Avv. Domenico Liso, Difensori delle parti civili





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-02-2018 alle 10:06 sul giornale del 26 febbraio 2018 - 2900 letture

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