Fdi: malasanità nelle Marche, una donna senigalliese denuncia le gravi mancanze della Sanità pubblica

Sanità 31/01/2018 - “Avevo 37 anni e due figlie ancora piccole, una mattina mi sono svegliata e ho trovato il pigiama sporco, mi sono spogliata per controllare e dal capezzolo stava uscendo una secrezione densa e nera. Terrore. Mi sono immediatamente recata dal mio medico, poi a Milano ovviamente, e lì mi consigliavano l’Ospedale di Torrette, quindi mi sono affidata al primario di senologia dell’ospedale.

Inizia la trafila degli esami, anche se dentro di me sapevo già la risposta, e infatti quando arriva è quella che purtroppo temevo: tumore. Un conto è pensarlo un altro vederlo scritto nero su bianco. Il tumore parte da una scala di gravità da 1 a 5, il mio era un c4. Inevitabile l’intervento, il mio nuovo “amico” ha voluto tenermi compagnia per 11 anni senza lasciarmi. Chiaramente non vivevo, cercavo di sopravvivere. Terapie e interventi senza tregua, dolore fisico e psicologico accompagnati da crisi di panico e ansia che ancora sto curando, ma avevo due figlie che avevano bisogno della loro mamma. Dentro ero “morta”, ma fuori ridevo e sorridevo per loro, una roccia!

Quattro anni fa altra sentenza tremenda, il mio “amico” era tornato più forte e aggressivo che mai, metastasi. Decisione quindi immediata di sottopormi a mastectomia bilaterale (rimozione di entrambi i seni). Non mi ero resa conto subito di ciò che avevo subito, e mentre il dolore mi lacerava mi dicevo: “Dai, sei una lottatrice, vincerai anche questa volta”! Alla fine il dolore sparì, ma subentrò un altro problema tipico di noi donne: “guardandomi allo specchio vidi che non c’era più una donna ma un mostro”. Quattro ulteriori interventi subiti con risultati disastrosi per ricostruire quello che il mio “amico” mi aveva fatto portare via. In uno dei quattro interventi, tanto per non farmi mancare nulla, anche un arresto cardiaco arrivò facendomi rischiare la morte.

Penso di avere diritto a tornare a guardarmi allo specchio, essere ancora una donna, non voglio né posso più vergognarmi del mio aspetto fisico, ma non trovo la strada, perché anche in questo caso la politica, la burocrazia e l’incapacità delle persone mi impedisce di tornare una donna con tutti i suoi “ornamenti”: un seno rifatto. Non posso permettermi di farmi operare a pagamento, ne ne ho le possibilità, e non ho neanche “i santi in Paradiso” purtroppo, quindi devo sottostare alle “regole e ai tempi” di un Ospedale che ha mille problematiche grazie alla incapacità di chi viene eletto per far si che le criticità vengano sistemate.

Sono venuta a sapere che il problema nasce dalle sale operatorie che sono insufficienti, dalla mancanza di medici specializzati e personale infermieristico, quindi le liste di attese sono di “anni e anni”. Negli altri Ospedali le liste sono di dieci giorni per gli interventi gravi e di sei mesi per la ricostruzione. A Torrette sono invece di svariati mesi per l’intervento (sempre che il male ti lasci il tempo per farti operare) e per quanto riguarda la ricostruzione neanche se ne parla! I Primari e i medici fanno quello che possono e sono fin troppo bravi, ma le persone malate sono tante, tantissime, e Torrette non è stato adeguato alla mole di “lavoro” che ha. Il reparto di chirurgia plastica può usare la sala operatoria solo due volta alla settimana, ed è inevitabile avere file di attesa di anni essendo centinaia e centinaia le persone in lista.

Il Presidente Ceriscioli (PD) è stato più volte interpellato dai Primari su questa problematica assai complicata, loro sono impotenti davanti a questi gravissimi problemi, e per tutta risposta il Presidente Ceriscioli è stato capace di rispondere: “Non posso farci nulla”. Risposta stupida chiaramente, una risposta data da una persona totalmente incapace di capire, programmare e agire nella materia sanitaria visto che è un insegnante laureato in matematica. E pur non avendo nessuna competenza in materia, una volta eletto Presidente della Regione Marche si è tenuto la delega alla “Tutela della Salute”. Insegnante di matematica, Segretario Comunale, Presidente di circoscrizione, Assessore ai Lavori Pubblici, Presidente di diversi Enti Culturali, Sindaco, ma di “Tutela alla Salute” non ne sa nulla, però si è tenuto la delega. Arroganza o Presunzione? Entrambe sicuramente.

Ora mi chiedo, ma quanto dovrò ancora patire per rivedere il mio fisico almeno in forma decente? Quante persone saranno decedute per colpa delle “attese bibliche”? In quanti sono dovuti scappare, avendone la possibilità, per salvarsi la vita? Quando la politica, i partiti, metteranno le persone competenti al posto giusto e non gli improvvisati? Sono ancora una roccia, ancora lotto ogni giorno con l’Ospedale di Torrette, lo tartasso di telefonate, rompo le scatole a tutti, ma vedrò mai il mio problema risolto dalla Sanità pubblica come dovrebbe invece essere?

A 50 anni scrivere questa lettera è stata l’ennesima “violenza” su me stessa da aggiungere agli altri miei disagi, ma l’ho fatto nella speranza che possa arrivare al cuore di alcuni e al cervello di altri. Voi che decidete per la comunità non avete il diritto di trattarci come cavie, nessuno sceglie volutamente di ammalarsi, e il vostro compito è quello di aiutarci, ma non lo fate mai, o molto poco… Se quanto accaduto alla sottoscritta fosse capitato alla moglie o compagna di qualche “papavero”, sicuramente oggi si guarderebbe allo specchio sorridendo e con una ritrovata serenità e felicità. Vergognatevi!”





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 31-01-2018 alle 22:05 sul giornale del 01 febbraio 2018 - 8224 letture

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