Nausicaa Fileri (Città Futura): "Il fascismo non se n'è mai andato"

Nausicaa Fileri 16/12/2017 - Di seguito l'intervento di Nausicaa Fileri, capogruppo de La Città Futura, durante la scorsa seduta del Consiglio Comunale di Senigallia, prima dell'approvazione della mozione dal titolo: "Riaffermazione dei valori della Costituzione repubblicana contro ogni manifestazione e movimento di ispirazione nazista/fascista ed ogni forma di discriminazione personale e sociale".

È ormai pressoché quotidiano il ripetersi di episodi reazionari di intimidazione e aggressione. È toccato anche a La Repubblica, il 6 dicembre scorso. La mia considerazione, più che sull’episodio, è per il commento del vice direttore di quello stesso giornale, Tommaso Cerno, che al Gr3 del 7 dicembre constatava il ripetersi di manifestazione di quel fascismo che – parole sue - “ritenevamo ormai sepolto dalla storia”, richiamando i giornalisti alla vigilanza ed a resistere alle intimidazioni. Quel giovane vicedirettore, 42 anni, come ha fatto in tutta la sua vita di studio, di letture, di mestiere di giornalista, a non accorgersi che la storia non ha sepolto proprio niente? Il fascismo è sempre continuato ad esistere, nella repressione poliziesca da Tambroni a Scelba a Fini, nelle aggressioni mafiose, da Portella della Ginestra a Reggio Emilia, ad Avola, negli attentati: Pazza Fontana, Pinelli che si suicida colto dal rimorso di non si sa che cosa, Valpreda sotto processo a vita… e poi Brescia, i treni, Bologna…. Bombe, spari, botte, e copertura politica. Tentativi di colpi di Stato e insabbiamenti, hanno accompagnato tutta la vita nazionale del dopoguerra.
E da Strasburgo ci arriva la condanna per Genova 2001, per le torture e lo svolgimento falsato delle indagini da parte dello Stato.
Non era forse fascismo anche questo?

Sotto questa chiave di lettura non va tollerata la comparazione delle manifestazioni di marca neofascista all’attività anche irruenta degli attivisti dei centri sociali, nessuno di loro ha ucciso mai un uomo perché nero, tanto meno è da tollerare il confronto antitetico tra centri sociali e Casapound, o altre aggregazioni simili. A chi propone l’equiparazione “braccio teso-pugno chiuso” come confronto di opposti estremismi, ricordo che grazie anche ai pugni chiusi abbiamo avuto la Costituzione più bella del mondo; dalle braccia tese nel saluto romano, la guerra più grande del mondo e il razzismo. Che oggi è più vivo che mai, nella gente che dimentica la storia anche recente.


Caro vicedirettore de La Repubblica, cari giornalisti, signori, la storia, lo sapete, ha un brutto vizio: se la dimentichi si ripete. Ricordate le squadre d’azione del duce?
Il saluto romano di Di Canio a Livorno nel 2005 fece scalpore e indignazione; oggi chi ci fa più caso? C’è una legge, signori, oltre alla Costituzione che lo vieta, c’è una legge che lo condanna. Dove sono i condannati?
Ed ecco Forza Nuova, Casapound; gesti, simboli, parole d’ordine, che non sono mai stati sepolti. Ricordate “Boia chi molla?” di Ciccio Franco in Calabria? No, non lo ricorda nessuno. Tornano, signori, anche perché non se ne sono mai andati. Erano qui e non gli avete dato importanza.


E ora li accogliamo pure, che siamo democratici, che tutti hanno diritto di parola…
No, non è così. Il fascismo non ha diritto di parola; il fascismo non è neanche un’ideologia; il fascismo è un metodo, una pratica che si identifica nelle “parole d’ordine”, nella sopraffazione della libertà e nella violenza, alimentato dalle famigerate leggi razziali.
Non per niente oggi i concetti base ruotano attorno alla difesa della integrità nazionale intesa anche come razza, come contrapposizione alla integrazione di “popoli-non popoli”, - vedi il proclama dell’irruzione a Como.

Per tornare alla mozione in oggetto, ne condivido totalmente l’intenzione, anzi, vorrei maggior rigore nell’enunciare la proibizione di esibizioni come quelle mani tragicamente tese e assemblee peraltro vietate dalla Costituzione, citando, a chi non condividesse la fermezza, le parole di Antonio Gramsci sugli indifferenti, che sembrano scritte appena ieri.

11 febbraio 1917. Cento anni.

… L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E ancora: Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. E poi: Odio gli indifferenti perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. E ancora: Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E conclude: Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.


da Nausicaa Fileri
consigliere comunale Città Futura




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-12-2017 alle 11:01 sul giornale del 18 dicembre 2017 - 1529 letture

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