In libreria "Il Dagherrotipo mutante" del critico fotografico senigalliese Enzo Carli

15/12/2017 - Il saggio di Enzo Carli: Il Dagherrotipo mutante, Ed.Ideas 2017 Bn è stato presentato in anteprima dal prof.Carlo Emanuele Bugatti a Roma, Palazzo Madama, mercoledi 13 dicembre.

Il Digitografo
Da: Enzo Carli, Il Dagherrotipo mutante, Ed.Ideas 2017 Bn

Da tempo la fotografia cerca di ritrovare un’altra identità soprattutto alla luce dei mutamenti indotti dall’informatica, dalla querelle digitale/analogico e dalle questioni legate all’opportunità di una analisi colta e rigorosa, che fornisca le motivazioni sul metodo e sulla pratica. Quella che da più parti è stata salutata come la rivoluzione digitale ha incrementato la corrente di immagini che vengono continuamente (e compulsivamente) postate sul web, grazie alle continue generazioni di cellulari e di macchine sempre più tecnologiche che nel giro di pochi anni hanno insidiato il primato della definizione analogica. Tra gli estimatori delle fotografie analogiche e digitali si sono verificate in questi anni inutili e sterili polemiche mentre la fotografia sta semplicemente estendendo il proprio dominio interagendo con altre forme espressive. La pretesa di questo testo (con i suoi scritti in libertà) è anche quella di fornire una serie di elementi che indipendentemente dalle pratiche utilizzate, aiutino a comprendere il nuovo percorso della fotografia, che non può prescindere comunque da quella che è stata la grande metamorfosi. A tale proposito è utile attivare un processo di revisione critica e storica culturale che dovrà tener conto dei passaggi di forma e contenuto, di come abbiano inciso nella pratica fotografica i mutamenti generazionali. Una riflessione da parte della fotografia sulla stessa sua natura.

La fotografia digitale è entrata operativamente in scena intorno al 2005 e in circa 12 anni ha rivoluzionato il modo e il mondo del “pensare” fotografico.

Tale cambiamento epocale ha cambiato radicalmente tutte quelle manualità e i tempi che, sino all’avvento del sensore elettronico, erano necessari per produrre un’immagine fotografica.

Il risultato dello scatto in fase di ripresa è immediatamente visibile grazie allo schermo presente sulla fotocamera, aumentando da un lato la tranquillità del fotografo sulla composizione e i corretti parametri di tempo e diaframma e diminuendo, dall’altro, quell’attenzione dei settaggi che prima era basilare e che connotavano forse maggiormente la “figura” del fotografo stesso.

La fotografia digitale proietta le immagini attraverso un sistema ottico, avvalendosi di un sensore (congegno elettronico sensibile alla luce) che le converte in formato digitale e le carica di solito su una scheda ( memory card tipo SD, Secure Digital) quale supporto di memoria. Le immagini ottenute con le macchine digitali di possono trasferire sull'hard drive del computer Le macchine digitali permettono di registrare video, come webcam.

Grazie al photo editing e un computer le immagini realizzate possono essere fortemente modificate. Si scatta l’istantanea e la si può controllare immediatamente, cancellarla e rifarla o elaborarla in post produzione con un software specifico. Non esiste un rullino (come nel dagherrotipo) e quindi le variazioni in ISO sono automatiche o le si decide di volta in volta posizionando il cursore sulla sensibilità voluta.

Tornando alla differenza tra queste due correnti, è fondamentale essere coscienti che esse hanno per forza un approccio diverso. La fotografia analogica necessita, oltre che di una preparazione tecnica e compositiva, anche di nozioni che riguardano la chimica e le metodiche di sviluppo e stampa, mentre l’approccio digitale non può non comportare la conoscenza della gestione dei files, dei metadati, del recupero dell’esposizione e della elaborazione del file grezzo, che va dalla taratura del punto di bianco alle altre regolazioni quali nitidezza, saturazione, compensazione eccetera.

Un altro vantaggio dell’immagine digitale è la cosiddetta geolocalizzazione, per le fotocamere dotate di strumento GPS (Global Positioning System).

Questa rivoluzione digitale che ha mutato il modo di pensare alla fotografia e di comunicare per immagini chiama in causa studiosi, critici, sociologi, filosofi, psicologi, giuristi e sta provocando anche grazie l’immediatezza nella diffusione dell’immagine, un mutamento nel vedere di portata universale. Si modifica di conseguenza il ruolo e la funzione di chi scatta in digitale(che potrebbe chiamarsi digitografo) in quanto vengono a meno tutti quei requisiti tecnici richiesti in precedenza al fotografo tradizionale.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-12-2017 alle 17:08 sul giornale del 16 dicembre 2017 - 413 letture

In questo articolo si parla di cultura, fotografia, enzo carli

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