Ancona: Una mozione a sostegno alla mobilitazione dei precari del CNR di Ancona

13/12/2017 - Dal consiglio comunale e dai deputati Pd Lodolini e Carrescia arriva una mozione a sostegno alla mobilitazione dei precari del CNR di Ancona.

"Il Consiglio comunale di Ancona Esprime la propria solidarietà e sostegno alla mobilitazione che i precari del CNR stanno portando avanti in questi settimane condividendone le ragioni. Ritiene che la qualità e l’eccellenza della ricerca parta dalle tutela delle garanzie occupazionali e di un lavoro stabile, di qualità e con un pieno riconoscimento dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici che vi operano. Invita il Governo a recepire le richieste di maggiori risorse all’interno della legge di stabilità che a breve verrà approvata in Parlamento al fine di finanziare adeguatamente un piano di assunzioni delle migliaia di ricercatori e ricercatrici che da anni attendono. Impegna il Presidente del Consiglio comunale a trasmettere il suddetto documento ai gruppi parlamentari e al Presidente del Consiglio e alla Ministra dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica e al Presidente del Consiglio Regionale Marche." recita così la mozione che si chiera contro i precari del CNR di Ancona.

Una città quella di Ancona fortemente legata all’ISMAR, l'Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche che dal 1969 è l'unico Istituto del CNR presente nella regione Marche che conduce ricerche in ambito nazionale ed internazionale in diversi settori strategici. Dalla biologia e tecnologia della pesca all'oceanografia, dalla dinamica di popolazione delle specie ittiche alla valutazione di impatto antropico fino alle reti osservative e molte altre tematiche inerenti l’ambiente marino e le sue risorse. E' su queste basi che il consiglio comunale di Ancona e il Sindaco Valeria Mancinelli e i deputati Pd Emanuele Lodolini e Piergiorgio Carrescia hanno deciso per la mozione.

Un contributo importante quello dei ricercatori che ne fanno parte che rischia di andare perduto a causa del precariato, così come il loro contributo scientifico di questo Istituto. Il sistema della ricerca, in Italia, si basa in gran parte sul lavoro di personale precario che vive in una condizione instabile per periodi di tempo anche estremamente lunghi e che in determinati casi rischiano di superare anche il 50% della durata della vita lavorativa.

Un rischio che non può essere una costante per 4500 precari del CNR a cui serve ora una risposta per invertire una pratica di disinvestimento pubblico nella ricerca e rilanciare l’Italia che si piazza ormai tra gli ultimi posti in Europa. Se "l'Italia" è dunque "una Repubblica democratica, fondata sul lavoro" e "il lavoratore stesso ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa" allora cosa si aspetta?

Di fatto le risorse economiche atte alla stabilizzazione per i precari degli EPR (circa 10.000 in tutto) e del CNR in particolare (circa 4.500) sono insufficienti, anche se la legge di bilancio sta prevedendo che lo stanziamento di questi fondi sia vincolato ad un cofinanziamento equivalente da parte degli Enti di Ricerca.

Da qui la volontà dei precari del CNR di una mobilitazione ad oltranza per la stabilizzazione del personale precario applicando così l’articolo 20 comma 1, 2 della legge 75/2017 sul Testo Unico Pubblico Impiego.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-12-2017 alle 17:05 sul giornale del 14 dicembre 2017 - 471 letture

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