NeTaTwOrK. Ancona, un Piano da 75 milioni di euro

06/11/2017 - Il Piano strategico di Ancona, presentato il 25 ottobre scorso, non è stato redatto “dall’alto” ma costruito “dal basso” con il coinvolgimento e l'ascolto delle istanze dei cittadini e di tutta la comunità degli stakeholders locali, pubblici e privati.

Un lavoro importante, lungo, incessante, durato due anni, che è servito a costruire una visione di Ancona declinata in tre macro strategie: Ancona "Citta porto", "Città Capoluogo, "Citta Mole". L'impressione generale è che i cittadini abbiano apprezzato la modalità di coinvolgimento che è alla base della costruzione del Piano, tanto è vero che, alla sua presentazione, la sala della Mole era gremita, e le domande fatte pervenire sono state veramente tante, segno di una vitalità e di un attaccamento forte degli anconetani alla loro città. A questo proposito, abbiamo chiesto a Claudio Centanni, dirigente della Pianificazione Urbanistica, alcune precisazioni sulla metodologia OST applicata alla fase del coinvolgimento dei cittadini e degli stakeholders.

Claudio, il Piano Strategico di una città vuole rispondere ad una domanda precisa: “Quale città vogliamo costruire tutti insieme?” Che processo avete attivato per rispondere a questa domanda?
Il Piano Strategico è un patto volontario stretto dagli amministratori, dai cittadini e dai portatori di interesse, che concorrono a definire lo sviluppo futuro e si assumono la responsabilità di quanto emerge durante il processo. Si compone di tre momenti: la realizzazione di un’indagine, la messa a fuoco di una visione e la definizione di una strategia. Non esiste un unico modello di piano strategico efficace per qualsiasi contesto, ma ogni città adotta il percorso per essa più adeguato. La scelta di Ancona è stata quella di costruire un processo partecipativo, condotto all’interno della struttura comunale coadiuvata da Avventura Urbana, con l’ambizione di far emergere e di valorizzare le risorse locali, attuali e potenziali.

Quale risposta c’è stata da parte delle Istituzioni territoriali, culturali, sociali ed economiche?
Il coinvolgimento attivo degli attori del territorio è stato realizzato con la tecnica dell’OST (Open Space Technology). Inizialmente sono stati intervistati circa 50 soggetti, scelti per la loro capacità di rappresentare in modo ampio e articolato il territorio e competenti nel formare un quadro coerente sul contesto della città. In particolare, gli intervistati hanno concordato sulla bellezza di Ancona e sulla sua ricchezza storica, culturale e paesaggistica, lamentando però l’assenza dei requisiti necessari per avviare una strategia di marketing territoriale in grado di valorizzare tali risorse. Il turismo, dunque, emerge come interessante driver di sviluppo perché Ancona impari non solo ad essere attrattiva e a gestire flussi diversificati, legati al turismo culturale, ambientale e di passaggio, grazie al suo porto, ma riesca anche a dotarsi di strutture adeguate che sostituiscano quelle presenti ritenute insufficienti ed obsolete.

E veniamo invece adesso alla carica dei 350…
….il 25 settembre 2015 alla Mole Vanvitelliana cittadini e portatori di interesse accolgono l’invito dell’amministrazione e si assumono la responsabilità di partecipare all’Open Space Technology (OST) per rispondere collettivamente a una domanda precisa: Quale città vogliamo costruire assieme? Si tratta di un momento decisivo di verifica dei dati emersi nelle fasi di indagine, della loro integrazione, di messa a fuoco collettiva di una Vision della città e quindi della definizione della strategia. I 350 cittadini, con l’aiuto di 12 facilitatori, si sono auto-organizzati liberamente in 45 tavoli di discussione, generando in tempo reale un ’Instant Report’, contenente una quantità esuberante di proposte che si possono trovare integralmente nel sito del Piano Strategico http://www.strategicancona.it/. Alla fine la Vision emersa di una città ‘poco rivolta al mare’ ha potuto generare quelle tre strategie di ri-declinazione dell’Ancona del futuro sopra riportate, sulle quali l’Amministrazione comunale ha sin da subito concentrato la ricerca di risorse.

Nel contesto della vision strategica che è stata delineata, quali sono le azioni concrete a cui sarà data priorità grazie ai finanziamenti ottenuti?
Il Piano Strategico di Ancona ha una forte caratterizzazione progettuale rappresentata dal masterplan contenente le 5 stanze dove maggiormente si concentra l’azione di trasformazione fisica della città. Si parte da waterfront del litorale Nord oggetto di un apposito Accordo di Programma stipulato il 12 ottobre scorso tra Ministero, RFI, AdSP, Regione Marche e Comune che stanziano insieme 40 milioni di euro per realizzare il nuovo lungomare tramite l’adeguamento delle infrastrutture e il nuovo smart park. Si prosegue poi con l’Ingresso Nord della citta, la cosiddetta Periferia storica oggetto del Bando Nazionale delle Periferie dei Capoluoghi per la quale sono stati stanziati 16 milioni di euro. La stanza costituita dal waterfront della Mole Vanvitelliana era già stata oggetto del finanziamento di 8 milioni di euro del Piano Nazionale per le Città del 2015 e in quella del waterfront del Porto Storico è localizzato l’Investimento Territoriale Integrato_ITI waterfont 3.0, che utilizza 8 milioni di euro di fondi FESR della Regione aggiudicato già nel 2016 e firmato proprio nei giorni scorsi. La strategia del Processo è stata quindi quella di lavorare in parallelo alla definizione degli asset di sviluppo e alla ricerca di finanziamenti per la trasformazione della città nei termini che i cittadini richiedevano di maggiore qualità e decoro degli spazi urbani.

In occasione della presentazione del Piano moltissimi cittadini hanno partecipato facendo domande ed osservazioni. E’ l’inizio di una nuova era?
La chiusura delle circoscrizioni ha obbligato la Pubblica Amministrazione ad assumersi una nuova responsabilità di connessione con i cittadini, e di messa in campo di nuovi strumenti di ascolto e di democrazia, responsabilità che affianca quella di migliorare progressivamente le strategie di comunicazione. Il tema della partecipazione civica, per la quale emerge anche la proposta di un ‘urban center’ dedicato, viaggia in parallelo a quello dei beni comuni e del volontariato civico, oltre che della trasparenza nelle scelte progettuali e nell’utilizzo delle risorse, sui quali diversi tavoli si sono espressi. Su un piano più immediato, questa esperienza del Piano Strategico ha dimostrato che un corretto processo di partecipazione è un elemento fondamentale non solo della buona pianificazione, ma anche della necessaria semplificazione burocratica e dell’effettiva accessibilità dei cittadini allo sviluppo della propria città.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-11-2017 alle 16:23 sul giornale del 07 novembre 2017 - 834 letture

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