A Senigallia una serata per parlare di istruzione e diseguaglianze

scuola| 23/10/2017 - Nella «società della conoscenza» - dove la promozione delle nuove tecnologie ha sostituito il pensiero - la scuola ormai non è altro che lo strumento di legittimazione di una divisione sociale che favorisce le ineguaglianze.

Il «business dell'istruzione», di «mercato dei prodotti e dei servizi pedagogici», di «imprese educative», di «mercato dei professori e degli allievi» sono gli ambiti in cui si sviluppa la mercificazione dell'istruzione. Di tutto questo, e non solo, si parlerà nell'incontro dal titolo "La scuola italiana nel tempo del neoliberismo" che, organizzato dal Laboratorio Sociale 'Filippo Benedetti' di Senigallia per giovedì prossimo, 26 ottobre, alle ore 21, presso il Gratis Club di Senigallia (via Bonopera 53), vedrà ospite Alessandro Palmi, dell'esecutivo della Confederazione dei Cobas. Sempre più numerosi sono i politici dei paesi sviluppati pronti ad accettare che sia il mercato a decidere sulle finalità e l'organizzazione dell'istruzione. A questo si accompagna una riorganizzazione della scuola in senso gerarchico, offrendo ampia disponibilità alle imprese (vedi il programma di alternanza scuola lavoro). L'istruzione viene presentata come lo strumento-chiave per garantire la sopravvivenza agli individui e ai paesi nell'era della competizione mondiale.

La conoscenza è diventata la risorsa fondamentale della nuova economia nata dalla rivoluzione multimediale, dalle reti digitali, dai loro derivati: l'«e-commercio», l'«e-trasporto», la «e-istruzione», l'«e-lavoratore». A questo scopo, l'obiettivo fondamentale è dare a tutti gli europei, fin dall'asilo e dalle elementari, l'accesso all'alfabetizzazione digitale, perché tutti diventino «risorse umane» in grado di competere con quelle dell'America del nord, che sarebbe in anticipo di una decina d'anni rispetto a noi. Ormai le università sono assimilate a imprese o marche che si dividono un mercato di diplomi, il cui valore sociale è misurato in funzione degli sbocchi lavorativi e degli stipendi ottenuti dai laureati di questo «investimento educativo». Non è un caso che la Commissione Europea, già nel maggio 1991, definisse l'università come "una impresa industriale", l'insegnamento superiore come "una nuova industria", gli studenti come "clienti" e i corsi come "prodotti".

In questo contesto si configura una scuola che prepara le future generazioni al liberismo imperante: competizione, flessibilità, disponibilità alle leggi del mercato e alle strutture gerarchiche di comando, la burocrazia che sostituisce le istanze democratiche, la valutazione standardizzata delle “competenze” (prove INVALSI). E, in Italia, siamo a buon punto: la riforma della sedicente “Buona scuola” Renziana (ultimo tassello delle riforme della scuola proposte da governi di tutti i colori in questi ultimi vent'anni) si inserisce e promuove il ruolo liberista della formazione. Ma a scapito di cosa? Sicuramente a uscirne malmenati sono gli ultimi decenni di conquiste di democrazia, partecipazione, libertà d'insegnamento, formazione critica, libere possibilità di accesso alla formazione.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-10-2017 alle 11:57 sul giornale del 24 ottobre 2017 - 723 letture

In questo articolo si parla di scuola, attualità

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/aOe4





logoEV