NeTaTwOrK. Reti digitali e nuova didattica

10/10/2017 - Giovedi 12 ottobre, presso l'IIS B. Padovano, inaugureremo per 32 docenti il primo corso sulla “Didattica capovolta” (Flipped Teaching), finanziato dalla Fondazione Cariverona e l'IIS Padovano. Partners del Progetto gli I.C. Marchetti e Senigallia Sud Belardi. Per capire di cosa si tratta l’abbiamo chiesto alla Prof.ssa Cristina Esposto, docente di lettere del Liceo Scientifico Medi di Senigallia, che applica il metodo all’interno delle sue classi.

Prof.ssa Esposto, oggi la didattica tradizionale è in crisi?
La didattica tradizionale è in crisi perché non è in grado di dialogare in maniera efficace con lo stile di apprendimento dei cosiddetti nativi digitali, il cui profilo corrisponde a quello degli studenti che affollano le nostre aule, uno stile che non è basato sull’ascolto e sull’acquisizione e sull’assimilazione più o meno passiva delle informazioni da parte di una fonte autorevole – nel nostro caso il docente –, bensì sulla collaborazione, sulla condivisione di problemi e soluzioni, e soprattutto sul learning by doing, sull’apprendere operativo. Qual è la differenza sostanziale? Faccio solo un esempio: nel “setting educativo” tradizionale se lo studente commette un errore, questo è in genere oggetto di sanzione, può portare cioè a una valutazione negativa da parte dell’insegnante; nella mentalità dei digital natives, al contrario, l’errore è un potenziale creativo o meglio è un gradino imprescindibile del processo di apprendimento, nel senso che è un’esperienza negativa, sì, ma che apre le porte alla conoscenza del procedimento corretto.

Che cosa è esattamente la Flipped Classroom?
La Flipped Classroom o classe rovesciata è una metodologia didattica basata sull’inversione di due momenti centrali di ciò che in genere si fa a scuola: la lezione e il compito a casa. Di norma la lezione, cioè la spiegazione dell’insegnante si svolge in classe, mentre a casa lo studente dovrà esercitarsi su quanto appreso a scuola attraverso il compito assegnato dal docente. E’ proprio qui, cioè a casa, che lo studente incontra il problema – come dice Pier Cesare Rivoltella, fondatore e direttore del Cremit di Milano (Centro di Ricerca sull'Educazione ai Media all'Informazione e alla Tecnologia) – ; è qui che lo studente deve fare i conti con procedimenti che non ha capito e per i quali avrebbe bisogno del supporto dell’insegnante. Ma l’insegnante non c’è. Invertendo la sequenza dei due momenti, il problema può essere risolto: il docente –in genere attraverso una videolezione – selezionerà i contenuti essenziali che serviranno allo studente per farsi un’idea generale di un argomento o di una problematica che verrà discussa e sviluppata in classe. Questa prima fase di approccio costituita dalla videolezione non è fine a se stesso, perché i contenuti acquisiti saranno funzionali allo svolgimento dell’attività in classe: dopo aver verificato che il videotutorial assegnato come compito sia stata effettivamente compresa da tutta la classe, il docente lancerà uno sfida, o meglio sottoporrà agli studenti un problema – sempre relativo all’argomento della videolezione – problema che dovranno risolvere in gruppo, realizzando un prodotto finale o artefatto cognitivo (secondo la definizione di Pier Cesare Rivoltella).

Faccia qualche esempio pratico?

Prendo spunto dalle mie lezioni di geostoria. In genere i miei studenti vedono a casa alcuni video molto brevi (massimo tre minuti ciascuno) relativi a un determinato periodo storico (per es. le guerre civili e il tramonto della res publica romana nel I sec. a.C.) e raccolgono le informazioni essenziali che serviranno loro per risolvere un problema (per es.: attraverso la lettura di alcuni passi delle Res Gestae Divi Augusti – il testamento politico di Ottaviano Augusto – gli studenti dovranno ricostruire le modalità con cui Ottaviano dà vita all’impero, mantenendo in piedi l’assetto istituzionale dell’antica respublica. Perché Ottaviano è riuscito laddove Cesare ha fallito, pagando con la morte il suo tentativo di instaurare un potere assoluto?). Il lavoro cooperativo è centrato sull’individuazione delle strategie migliori per la soluzione del problema e sull’elaborazione di un prodotto finale che sia la sintesi dell’attività svolta, non necessariamente un ‘compito autentico’. Esso non può quindi prescindere dall’utilizzo della strumentazione digitale – i tablet e i pc – e dei softwares applicativi più comuni, nonché dei clouds per la condivisione dei dati e dei prodotti.

Quali prospettive vede per questo modo nuovo di fare scuola?
Mentre la lezione frontale è molto più economica, perché in poco tempo l’insegnante può esaurire una porzione anche consistente del cosiddetto “programma”, la didattica rovesciata è per sua natura molto dispendiosa a livello di tempi. Tuttavia, la sua dimensione esperienziale consente un apprendimento più significativo e più solido, perché centrato essenzialmente sullo sviluppo delle competenze di cittadinanza (hard skills and soft skills). Bisognerebbe dunque rivedere i programmi ministeriali e selezionare i nuclei fondanti o meglio quei contenuti disciplinari che più di altri si prestano ad essere agganciati al presente dei nostri nativi digitali e sui quali si possa lavorare anche in chiave interdisciplinare. Questo processo di rinnovamento può e deve partire dal basso, dai dirigenti e dai docenti dei singoli istituti; non può essere, come avviene di solito, un cambiamento imposto dall’alto con il pretesto di rendere più “europeo” il nostro sistema scolastico, perché questo modo di procedere genera alcune “idiosincrasie”. Un esempio per tutti: lavoriamo da anni per competenze, ma abbiamo un Esame di Stato centrato quasi unicamente sulla certificazione delle conoscenze acquisite, come dimostrano la “terza prova” (di fatto un questionario nozionistico che non pone lo studente di fronte a problematiche nuove) e il colloquio orale, dove la famigerata “tesina” altro non è se non il pretesto per la classica verifica orale sui contenuti disciplinari.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-10-2017 alle 09:19 sul giornale del 11 ottobre 2017 - 743 letture

In questo articolo si parla di lavoro, turismo, alberto di capua e piace a alk

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