Le associazioni ambientaliste: no ai parcheggi alla stazione al posto della pinetina

28/09/2017 - Era ampiamente prevedibile già da anni che la riqualificazione del centro storico, con il recupero di piazze e spazi da destinare alla vita collettiva e alle attività economiche, avrebbe comportato la perdita di qualche centinaio di posti di parcheggio per le auto.

Di conseguenza era ovvio che una buona amministrazione si ponesse per tempo il problema di pianificare l’allestimento di spazi alternativi di parcheggio in forma stabile. Qualche cosa è stato fatti, attrezzando aree già esistenti (vedi gli spazi ricavati entro l’area del campo sportivo o a ridosso del fiume sotto il ponte Zavatti); per il resto si è ricorso a soluzioni tampone con l’utilizzo temporaneo di aree in attesa di urbanizzazione, come lo spazio retrostante villa Baviera lungo via Leopardi, l’area dell’ex Arena Italia, quella dell’ex Sacelit. Ora che piazza Garibaldi non è più disponibile e stanno via via venendo meno, come era prevedibile, anche gli altri spazi destinati all’edificazione; ora che con la costruzione dei condominii dell’ex Arena e di via Leopardi aumenterò il carico antropico di questi settori e quindi la necessità di posti auto, di fronte all’emergenza per mancata pianificazione non si trova altra soluzione che ricorrere ancora una volta all’eliminazione di un’area verde, dopo quella recente di via Campo Boario, dietro il campo sportivo.

Per indorare la pillola si parla di operazione di “riqualificazione di un’area degradata” e si ricorre alla giustificazione che gli alberi sono malati, un ritornello che si ripete puntuale ad ogni edificazione in aree sensibili e strategiche e ad ogni abbattimento seriale di alberi, una favola cui non crede più nessuno, anche perché lo stato precario degli alberi dipende dalla mancata manutenzione. Come se poi non bastasse, si propone in prospettiva la costruzione di un piccolo silos, che sicuramente non contribuirà a semplificare il traffico in un’area già congestionata ed a migliorare la scenografia architettonica della stazione. Di fronte a questo modo di procedere e all’assenza di una chiara strategia per il mantenimento della qualità del verde urbano, le associazioni Italia Nostra, Gruppo Società Ambiente e Associazione Confluenze ribadiscono il loro giudizio negativo, perché non è certamente con l’eliminazione del piccolo giardino della stazione, che si può trovare la soluzione del problema, che andrebbe invece cercata in una programmazione di lungo periodo.

Questo giardino rappresenta una preziosa oasi di verde a ridosso di una delle aree più inquinate dal traffico, costituisce un’area di sosta e di ristoro, soprattutto nelle calde giornate estive, e a questo scopo andrebbe sì riqualificato, ma in altro modo. Alla luce degli allarmi sempre più frequenti sull'inquinamento atmosferico delle città, è evidente a tutti che il tessuto urbano, oltre che di parcheggi, ha bisogno anche di polmoni verdi per mitigare gli effetti nocivi dell’inquinamento sulla salute, mentre a Senigallia questa risorsa in ambito urbano si sta impoverendo. E il problema dei parcheggi non si può risolvere con soluzioni tampone, ma ha bisogno di un progetto di più ampio respiro, che comprenda anche soluzioni organiche e funzionali per favorire la mobilità leggera e un trasporto pubblico calibrato sulla conformazione stradale della città.





Questo è un articolo pubblicato il 28-09-2017 alle 21:06 sul giornale del 29 settembre 2017 - 1269 letture

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