Sen. Amati: "Ius soli e "fine vita", due disegni di legge che richiedono una rapida approvazione"

silvana amati 21/09/2017 - Era comune alla tradizione stoica la concezione di essere figli di una stessa natura e perciò avere per patria il mondo intero: la ragione disconosce le etnie.

 La legge sullo ius soli come rilevato dall'appello del senatore Manconi cui aderisco con convinzione, non solo ci rende "concittadini", ma conferma uno stato giuridico anteriore alla codificazione, in base al quale l'elemento prevalente non è esclusivo, bensì inclusivo nel segno di una concezione dell'umanità e dell'identità che non vengono considerate un mezzo nelle mani degli Stati, ma un fine che accomuna le stesse formazioni storiche del diritto e della sovranità degli Stati medesimi. L'emergenza di una rapida approvazione della legge sullo ius soli, e allo scadere ravvicinato della legislatura, è pertanto un compito di altissima responsabilità istituzionale e storica che non possiamo permetterci venga disatteso o trascurato soprattutto di fronte alle crescenti criticità cui non solo il nostro Paese è esposto, riguardo ai temi dell'immigrazione, della cittadinanza, del lavoro e dei diritti umani.

Se lo ius soli quindi garantirebbe una più equa e condivisa realizzazione del principio che la patria è laddove si è liberi nonché - come sosteneva Voltaire - dove si vive felici, di questa libertà e felicità non possono che goderne e beneficarne tanto gli oppressi che lasciano i loro luoghi di origine, quanto coloro che accolgono e riconoscono nell'altro se stessi, senza preclusione alcuna. L'antidoto più efficace contro guerre, persecuzioni e discriminazioni è proprio la costruzione di una geografia umana che oltre alla descrizione dei popoli e dei territori, includa la considerazione del vissuto esistenziale comune e condiviso dalla storia dell'umanità.

A tale appello sulla conclusione dell'iter di legge sullo ius soli ritengo - e a sostegno degli stessi principi generalissimi che muovono la politica e che della stessa sono peculiare oggetto, soprattutto quando i tempi esigono una formalizzazione nella sostanza del diritto e delle leggi - che altrettanto emergente sia la necessità di assicurare un positivo esito all'iter di legge su Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento, o cosiddetto "fine vita", (A.S. n. 2801) assegnato in sede referente alla 12a Commissione Senato.

Entrambi i disegni di legge sono connessi alla vita dell'uomo sulla terra e legati uno al suo inizio e alla sua permanenza, l'altro alla sua fine. La politica e la responsabilità di ciascuno di noi in momenti così cruciali di fenomeni di transizione epocale che stiamo vivendo e dei quali siamo anche protagonisti, non possono vedere e risolvere un problema e disconoscere o trascurare l'altro. Pertanto, nella valutazione che, mi auguro, sia compresa e condivisa esclusivamente in questa ottica di responsabilità politica e storica, intendo formulare il mio appello per sostenere congiuntamente tanto i diritti (che non sono privilegi), conseguenti dalla nascita anche all'interno dei confini del territorio del nostro Paese, quanto la libertà di poter disporre anticipatamente e in piena autonomia decisionale del paziente e che si integra all'autonomia professionale e alla responsabilità del medico, di come concludere dignitosamente la propria vita, conferendo alla forza delle leggi la stessa efficacia di una scelta individuale motivata e razionale.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-09-2017 alle 09:22 sul giornale del 22 settembre 2017 - 587 letture

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