Alluvione 2014: Paradisi e Liso, "Dalle indagini emerge l'assoluta e colpevole inerzia degli 11 indagati"

08/09/2017 - Dopo la chiusura delle indagini da parte del Pubblico Ministero Irene Billotta, sull'alluvione di Senigallia avvenuta il 3 maggio 2014, sono stati depositati gli atti di informazione degli avvisi garanzia notificati agli 11 indagati a conclusione delle indagini.

Ipotizzati per gli indagati i reati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e rifiuto di atti d’ufficio. A difendere una quarantina di alluvionati gli avvocati Domenico Liso e Roberto Paradisi che a seguito dell’avviso di conclusione delle indagini hanno avuto accesso alle 10.309 pagine della relazione dei Carabinieri Forestali e del perito della Procura, l'Ing. Marco Mancini.

“Innanzitutto ci sembra incomprensibile la richiesta di proroga delle indagini – afferma l'avvocato Liso- considerato che i Carabinieri Forestali hanno depositato il documento del 15 dicembre 2016, e l’ingegnere dell’accusa Mancini il 19 dicembre 2016. Le indagini erano dunque già chiuse da tempo.”

“Quanto alle carte ci sono passaggi impietosi nei confronti degli indagati - ha aggiunto l'avvocato Paradisi - per i quali si parla di assoluta e colpevole inerzia nonostante da tempo si conoscesse l’elevato profilo di rischio del fiume nella zona di Bettolelle, dove infatti in occasione dell'alluvione che ha colpito la città è uscito dagli argini.”

Oltre ai documenti di Carabinieri Forestali e del perito dell'accusa, nel corso delle indagini sono state sentite anche 118 persone.

“Emerge dalla relazioni – sottolinea Paradisi - una responsabilità corale di soggetti istituzionali che investe la responsabilità stessa degli enti, ma lungi da noi voler fare un processo politico. In quanto difensori delle parti offese e danneggiate dal reato noi dobbiamo tutelare gli interessi economici e morali degli alluvionati. Chiederemo però che venga riconosciuta la responsabilità civile di Comune, Provincia e Regione considerato che chi agisce come rappresentante di un ente istituzionale e lo fa in modo incoerente con i propri doveri di ufficio provoca conseguenze per l’ente stesso, che quindi ne risponde. È impensabile quindi chiedere la costituzione di parte civile del comune come ipotizzato da qualcuno.“

E intanto i danni patrimoniali, secondo quanto emerso ammonterebbero a quasi 50 milioni di euro che i difensori vogliono vedere risarciti nei confronti dei loro assistiti.

“Gravi sono alcuni elementi emersi dalle indagini, il prof. Mancini testualmente scrive: ‘L’evento pluviometrico non presenta caratteri di eccezionalità’, cioè non c’è stata quella che viene definita bomba d’acqua, e questo è uno dei punti da cui partire - ha sottolineato Liso - Gravi sono anche gli elementi emersi dai tabulati telefonici dei soggetti indagati dai quali emergerebbe un buco di alcune ore prima dell'allerta. La popolazione non è stata poi avvisata per mezzo di una sirena, come previsto dal PAI, bensì tramite messaggi sms, giunti solo alla popolazione della zona di Molino Marrazzana, una delle sette zone R4, cioè aree ad alto rischio (tra cui anche zona Borgo Bicchia, Portone, lungomare...). Addirittura il sindaco Mangialardi in più occasioni ha affermato di non aver voluto allertate l’intera popolazione per non scatenare il panico.

"È importante inoltre sottolineare che l'allagamento di una parte della città nella zona di Borgo Bicchia, non è dovuto al sormontamento da parte dell'acqua dell’argine del fiume Misa - ha spiegato Paradisi - ma ad un cedimento dell'argine, tecnicamente un ‘sifonamento’ cioè una progressiva erosione alla base dell’argine che poi viene scavalcato dall’acqua. E che ci siano state importanti omissioni nella cura del fiume è evidenziato anche dalla mancata realizzazione delle vasche di espansione che secondo quanto stabilito nel corso delle indagini avrebbe ridotto il picco della piena di ben 30 centimetri, evitando morti e molti dei danni.

A nostro avviso la maggiore responsabilità è in ogni caso da attribuire alla Provincia che per gli interventi a contrasto del danno idrogeologico del Misa ha stanziato solo il 15%, nonostante fosse nota la gravità della situazione in cui versava e il fiume”.





Questo è un articolo pubblicato il 08-09-2017 alle 15:16 sul giornale del 09 settembre 2017 - 4227 letture

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