NeTaTwOrK. Il volto umano di una Destinazione Turistica. 2° parte

05/09/2017 - Nella seconda parte di questa intervista, Gianluca Goffi (la prima è su http://vivere.biz/aMAc) affronta le questioni dell’integrazione tra il turismo di costa e quello dell’interno, di come l’offerta di un prodotto turistico debba essere necessariamente correlato ad un’esperienza e di come stiamo comunicando il nostro Brand.

Gianluca, fare Rete nel Turismo sarà sempre più indispensabile, anche tra destinazioni turistiche. Come vedi in prospettiva l’integrazione del turismo di costa con quello delle zone rurali?

Per una nazione come quella italiana che guarda al futuro del turismo, valorizzare il suo enorme patrimonio è una condizione per lo sviluppo. Non può sfuggire che la logica è sempre più quella dell’Italia dei territori small and mid-sized integrati in un ambiente con autentici tesori: il turista, infatti, si sta orientando verso esperienze intense e integrate che queste aree, forse più di altre, possono far vivere. Senigallia e le Valli Misa e Nevola rientrano in questa tipologia: un litorale turisticamente sviluppato con un entroterra dalle ricchezze notevoli. Senigallia si caratterizza per un turismo di tipo balneare, mentre nell’entroterra l’interesse prevalente della clientela può essere rintracciato nel binomio storia-natura. Manca quindi un’esplicita vocazione d’area, intesa come prevalenza di un determinato tipo di risorse (naturali, artistico-culturali, ecc.) e di un’offerta a queste legata; questo perché in un territorio dalle distanze così contenute la vocazione primaria è diversa. Le Valli Misa e Nevola sono ancora in una fase iniziale di sviluppo turistico, l’offerta di posti letto è limitata, così come la disponibilità di servizi turistici; il suo territorio non può quindi ancora essere considerato come una destinazione turistica compiuta.

Senigallia è una destinazione con un brand affermato che non è sfuggita ad una fase di declino del prodotto balneare tradizionale e si incontra con una vocazione d’offerta integrata ancora da sviluppare nell’interno. Le opportunità sono da una parte quelle di diversificare l’offerta balneare attuando al contempo una politica di branding e di comunicazione efficace e, dall’altra, di attrarre risorse, investimenti e flussi turistici nell’entroterra.

Costa ed entroterra possono collaborare per intercettare un tipo di segmento turistico, ovvero la quota crescente di turisti interessata ad un turismo balneare non di tipo tradizionale: l’entroterra offre attrattive naturali e storico-artistiche, ma non possiede mete affermate, un brand conosciuto e non ha la massa critica sufficiente in termini di strutture ricettive per accogliere un numero rilevante di turisti. Avrebbe quindi l’opportunità di farsi conoscere ed apprezzare, condizioni fondamentali per attrarre flussi di turisti e di investimenti futuri, mentre Senigallia potrebbe diversificare la sua offerta. Uno dei vantaggi competitivi fondamentali di questa zona rispetto ad altri territori collinari italiani, è proprio la notevole vicinanza ad una meta balneare conosciuta e con un patrimonio storico e culturale che ben si integra con quello dell’interno. Il vantaggio di una collaborazione per l’offerta di alcuni prodotti turistici può essere reciproco, occorre andare oltre quindi la seppur importante iniziativa del cartellone di eventi in comune.

Il Cartellone estivo. Eventi prevalentemente di intrattenimento o anche rispondenti ad una aspettativa di esperienza/trasformazione (modello di Pine e Gilmore)?

Innanzitutto, con bilanci sempre più limitati occorre scegliere. Le destinazioni non possono più finanziare eventi che non hanno ritorni in termini turistici, perché proposti da questa o da quell’altra associazione, o perché sono importanti per quella via o per ravvivare un determinato contesto. Ogni evento, iniziativa e attività proposta deve avvenire all’interno di un piano di marketing ben definito. Quindi il concetto che sta alla base è la logica di prodotto. Che prodotti turistici vogliamo offrire alla nostra clientela? Le destinazioni pensano spesso di costruire i loro prodotti a livello artigianale: “abbiamo un museo carino? Bene, abbiamo il prodotto cultura! Organizziamo quell’evento sportivo? Perfetto, abbiamo il prodotto sport”. Questo deriva dalla mancanza di competenze che regna in ambito turistico in Italia e che ci ha portato a perdere la leadership che avevamo nel turismo mondiale negli anni Settanta.

Il prodotto innanzitutto non coincide con la destinazione turistica, molto difficilmente può esistere un solo prodotto per una destinazione, bensì tanti prodotti quanti sono i segmenti che li “consumano” in una destinazione, che può essere “venduta” contemporaneamente a segmenti con aspettative diverse. Soprattutto va tenuto conto del fatto che nel turismo odierno i prodotti turistici sono le esperienze che il turista può vivere.

Tuttavia, per costruire i prodotti turistici su cui puntare, e come conseguenza per scegliere gli eventi, servono indagini ad hoc presso i turisti: a Senigallia l’ultima risale al 1995! Occorre anche tanto altro: ad esempio una mappatura degli eventi, delle attività, delle risorse e delle attrattive, un’analisi dei punti di forza e debolezza, senza farla troppo lunga servono degli studi e competenze ad hoc. Molte destinazioni pensano di conoscere la loro offerta e le esigenze dei turisti e che quindi gli strumenti del marketing non servano, ma occorre il buon senso e l’esperienza. Come a dire: “io conosco gli alimenti, mi piace cucinare e lo faccio anche bene, quindi posso gestire senza problema il ristorante Uliassi!”.

Per finire, Gianluca, come stiamo comunicando il nostro Brand?

Spesso le destinazioni come Senigallia si sforzano di comunicare il territorio puntando su aspetti materiali, quali monumenti e attrattive, facevo appunto riferimento all’immagine statica della Rotonda che campeggia ovunque e da sempre nella comunicazione turistica nostrana.

Il turista oggi invece cerca contenuti immateriali, vuole essere emozionato: niente più messaggi autoreferenziali, niente più “siamo la capitale di questo e quello e la città di quell’altro”, niente più monologhi. La comunicazione efficace è solo quella che riesce a scatenare il passaparola fra i turisti, ovvero la condivisione. La bravura deve essere quindi quella di trovare un’idea o un argomento che abbia le caratteristiche giuste per essere viralizzato. La comunicazione turistica efficace è solo quella che vende, ovvero che genera non solo interesse ma prenotazioni. Una destinazione non vende più il mare, il sole, o i suoi monumenti, ma vende l’esperienza. La comunicazione deve quindi essere pensata per ammaliare il turista, perfino per sedurlo, comunicando le emozioni che si potranno vivere. Perde di importanza nel turismo odierno il logo, il brand e lo slogan, assume importanza invece il dare un volto umano alla destinazione.

Il sito internet da solo non è più sufficiente. I video sono un potente strumento di marketing virale se generano curiosità, empatia, condivisione; così come le foto: non più monumenti statici, ma scatti creativi e perfino ironici; quelli sì sono a più alto contenuto virale. E’ importante il blog di destinazione: blog e sito sono fra loro complementari in quanto si rafforzano a vicenda, uno diffondendo contenuti più emozionali e l’altro più informativi. Blog e sito devono essere periodicamente attualizzati con contenuti di qualità e originali, non servono budget elevati, ma idee. Il tutto poi va raccordato con i canali social. Ma dell’importanza dei social ne vogliamo parlare? e dell’importanza di un social media plan che curi in modo integrato ed efficace la propria presenza sui principali social? ….dai un’occhiata, senza andare troppo lontano, a che crescita esponenziale ha avuto il profilo Facebook “VisitFano”, come qualità di contenuti e viralità, da quando vi collabora il Social Media Team della Regione Marche!

Spesso le destinazioni pensano che i social media siano di facile gestione, invece non lasciano spazio all’improvvisazione: occorre conoscere come funzionano gli algoritmi che regolano la visibilità di un post, in modo da condividere post che generino engagement, quindi occorre conoscere come vanno costruiti i contenuti. Insomma serve professionalità, perché i social non sono solo un gioco come alcuni pensano, ma il luogo dove oggi si trovano gran parte dei turisti potenziali, pronti ad essere “catturati”. Se siamo bravi ad intercettarli e a catturare flussi di un certo tipo, aumenta l’impatto economico del turismo nelle destinazioni e crescono i posti di lavoro creati. La comunicazione non è la ciliegina sulla torta, ma è il modo per rendere appetibile la torta: possiamo avere la miglior pasticceria d’Italia, ma se lo sanno solo quelli del nostro quartiere… Quindi capisci quale sia la mole di lavoro da fare in questo senso a Senigallia. Gli esempi di eccellenza a livello comunicativo in Italia, anche in destinazioni relativamente piccole, non mancano.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-09-2017 alle 09:28 sul giornale del 06 settembre 2017 - 1171 letture

In questo articolo si parla di lavoro, economia, alberto di capua, Destination learning Marche e piace a Daniele_Sole alk

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/aMHX

Leggi gli altri articoli della rubrica NeT aT wOrK