Corinaldo: festeggiano i 50enni della classe '67

29/08/2017 - “Il vedersi sempre non è importante, è più importante il sapersi”. Con questa frase, scritta su una conchiglia/segnaposto, è iniziata la serata dei festeggiamenti per i cinquantenni corinaldesi.

La classe ’67, quasi tutta al completo, si è data appuntamento venerdì scorso, vogliosa di ritornare indietro nel tempo e rivivere quei momenti che l’ha accompagnata sino ad oggi. Ma prima di festeggiare, tra sorrisi, ricordi e foto di rito, appuntamento alla Scalinata di Corinaldo dove i cinquantenni hanno prima ricevuto la benedizione di don Giuseppe Bartera poi si sono fatti immortalare in una foto ricordo con, sullo sfondo, il Pozzo della Polenta, uno dei simboli di Corinaldo.

“Andavamo all' asilo da suor Vincenza e facevamo il girotondo intorno al cedro del libano secolare che è ancora lì, sempre nello stesso posto, dove ora ci sono i ragazzi della Casa Famiglia, lo stesso cedro che ogni Natale viene illuminato a festa. Alcuni andavano all’asilo alla Nevola, vicino a Peppina, le prime scuole materne statali non erano ancora nate a Corinaldo, nacquero l’anno dopo- racconta Simona Mancini, una delle cinquantenni, la sua mente piena di ricordi personali e carica di storia corinaldese.

“Le elementari, la maggior parte di noi le ha frequentate nel palazzo degli Agostiniani, ex Giglio, mentre altri nelle scuole di campagna (ora tutte chiuse, ndr) delle Ville, S. Vito, San Vincenzo, Sant’ Isidoro, San Bartolo e Madonna del Piano. Quell’anno vennero alla luce le sezioni miste, era la prima volta che accadeva una cosa simile, fino all’anno prima le classi venivano ancora divise in maschi e femmine, i bambini avevano un maestro e le bambine una maestra. Andavamo a scuola rigorosamente a piedi, tutti insieme, merenda standard per tutti ovvero panino con la mortadella o panino con la cioccolata a fette bianca/nera acquistata da Sandra o Bonazza e con noi avevamo le immancabili figurine Panini comprate da Nina Bucci per giocare a “Battimuro” durante la ricreazione

“Noi siamo quelli che festeggiavamo il Carnevale in maschera al teatro e che venivamo chiamati a ballare i balli popolari come il saltarello marchigiano a Villa Sorriso di Senigallia. Per le bambine non esisteva la pallavolo, ma solo la ginnastica ritmica moderna con la professoressa Francesca Ferroni e per i maschietti c’era solo il calcio.”

“Eravamo tanti, forse uno degli ultimi anni con aumento demografico (si diceva fossimo circa cento nati); alle scuole medie eravamo divisi in quattro sezioni con oltre venti alunni per classe. Di questi, ben sessantadue si sono cercati e ritrovati per rivivere le emozioni di allora. E abbiamo fortemente voluto ricordare chi non è più con noi chiamando Don Peppe per una preghiera e una benedizione.”

Ritrovarsi, sentirsi, per non dimenticare, per far rivivere ciò che ha permesso a questi nuovi cinquantenni corinaldesi di essere ciò che oggi sono e tramandarlo.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-08-2017 alle 23:46 sul giornale del 30 agosto 2017 - 3297 letture

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