Alluvione: arrivano gli avvisi di garanzia per Mangialardi, Angeloni e altre nove persone. Accuse gravissime

29/08/2017 - Consegnati da parte dei Carabinieri Forestali di Senigallia gli 11 avvisi di garanzia a conclusione delle indagini per l'alluvione del 3 maggio 2014.

Ad essere indagati il Sindaco Maurizio Mangialardi, l'ex sindaco Luana Angeloni, Flavio Brunaccioni, capo della Polizia Municipale, Gianni Roccato, Dirigente comunale, Massimo Sbriscia, Fabio Gagliardini, Mario Smargiasso, Marcello Principi, Alessandro Mancinelli, Libero Principi, e Roberto Renzi.

Per gli accusati sono stati ipotizzati i reati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e rifiuto di atti d’ufficio. La Procura ritiene che le condotte degli indagati abbiano avuto una determinante rilevanza causale in relazione al decesso di tre persone e degli oltre 100 milioni di euro di danni subiti dalla popolazione di Senigallia.

Secondo gli inquirenti, il Piano di protezione civile del Comune di Senigallia risultava inapplicabile a causa di gravi carenze, ma anche la struttura di protezione civile comunale, nel corso dell’emergenza, risultava essere intervenuta con gravi ritardi causati anche dalla scarsa organizzazione dei servizi e dall’assenza di un adeguato coordinamento.

Le indagini sono durate oltre un anno e sono state dirette dai Sostituti Procuratori Irene Bilotta, Rosario Lionello e Ruggiero Di Cuonzo.
Gli inquirenti, hanno esaminato oltre 30.000 pagine, ascoltato 118 testimoni, analizzato tabulati telefonici e visionato ore di immagini registrate dagli elicotteri delle forze dell’ordine e dalle telecamere di sorveglianza nel corso dell’emergenza alluvionale. Gi aspetti tecnici sono stati valutati da un Consulente tecnico, nominato dal Pool, esperto di costruzioni idrauliche, sistemazioni di bacini idrografici e sistemi previsionali di protezione civile.

Le indagini non hanno riguardato solo quanto è accaduto durante l'emergenza, ma soprattutto lo stato del territorio del bacino idrogeologico.

Gli inquirenti quindi contestano la mancata realizzazione delle casse di espansione finanziate sin dagli anni ’90 con fondi statali, ma mai realizzate, la totale inadeguatezza delle prescritte attività di vigilanza idraulica e servizio di piena in prossimità degli argini del Misa poiché non era stato predisposto alcun rafforzamento dei servizi, e gli interventi sono stati adottati con grave ritardo, nonostante il Centro funzionale della regione Marche avesse emanato con congruo anticipo gli avvisi di condizioni meteo avverse e criticità idrogeologica. Il grave stato di abbandono degli argini del Misa, invasi da vegetazione intricata e perforati da numerose tane di animali selvatici, situazione che ha determinato il cedimento dei corpi arginali e l’esondazione del Misa. Lo stato di abbandono delle arginature è stato attribuito dagli inquirenti alle carenti attività di programmazione da parte della Regione Marche, ma anche alla progettazione ed esecuzione dei lavori, ritenuti tecnicamente inadeguati e non rispondenti alle priorità indicate nel Piano di Assetto Idrogeologico.

L'accusa ha preso in considerazione la procedura che ha escluso Borgo Molino e Borgo Bicchia delle aree a rischio idrogeologico, e quindi anche dalle misure prescritte per l’allertamento ed il soccorso della popolazione.

Gli inquirenti contestano i 500.000 euro di fondi europei spesi per la realizzazione della pista “PercorriMisa”, inizialmente progettata come pista ciclabile per sole finalità turistiche, ma successivamente definita “percorso di controllo e dì guardia idraulica”,che dovevano essere spesi per opere priopritarie per la difesa idrogeologica.

Infine gli inquirenti hanno valutato i lavori di trasformazione della nuova darsena portuale di Senigallia, realizzati nel 2008 dal Comune di Senigallia, riscontrando un sostanziale aggravio del rischio alluvionale per la riduzione del deflusso delle acque fluviali verso il mare.





Questo è un articolo pubblicato il 29-08-2017 alle 17:55 sul giornale del 30 agosto 2017 - 8143 letture

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