Ancora un Comitato a difesa dell'ospedale: "Depotenziamento per ragioni politche"

26/07/2017 - L’Associazione “Energie per Senigallia” e l’Unione Nazionale dei Consumatori (UNC) hanno costituito, qualche settimana fa, il “comitato a difesa del nostro ospedale e a difesa della salute del territorio” con l'obiettivo di "confrontarsi con i vertici istituzionali e aziendali della sanità regionale per modificare e rimodulare le decisioni prese sui servizi e le strutture sanitarie del territorio vallivo e dell'Ospedale".

"Il “Comitato a difesa dell’Ospedale”, l’Associazione “Energie per Senigallia” e l’Unione nazionale Consumatori hanno istituito un gruppo di studio che seguirà le vicende legate all’Ospedale con proposte ed iniziative (che saranno comunicate nei prossimi giorni) per ridare una sanità ai livelli di sempre per tutti e dignità agli operatori sanitari -ha spiegato l’avv. Corrado Canafoglia  dell'UNC- Il Comitato è aperto a tutti i cittadini, ma anche a tutti quei gruppi, associazioni, partiti, che intendano, al di là di ogni appartenenza, condividere questa sacrosanta battaglia costituzionale di civiltà. Apriremo anche canali ufficiali di comunicazione (Facebook, etc) per informare ed aggiornare coloro che sono interessati a ridare dignità al diritto alla salute".

Per il neo comitato lo scenario dell'ospedale senigalliese è preoccupante. "C'è un unico Ospedale diviso in 4 plessi, una testa e 4 arti dove gli arti sono Senigallia, Jesi, Fabriano e Osimo e la testa Ancona, dove vengono adottate tutte le decisioni. Divisi tra le 4 sezioni' anche prestazioni e servizi, che prima ricadevano in un unico plesso ospedaliero e che oggi, invece vengono ripartite tra le 4 città: Senigallia, Jesi, Fabriano, Osimo. Di fatto l'Ospedale di Senigallia è stato depotenziato e declassato e l'Ospedale di Senigallia, con i suoi servizi e le prestazioni non sarà più quello di prima -afferma Massimo Bello di Energie per Senigallia- Chi dovrà fruire dei servizi ospedalieri, dovrà percorrere le strade che uniscono il quadrilatero della nuova sanità territoriale (Senigallia, Jesi, Fabriano ed Osimo), al cui interno la nostra città e la Valle del Misa e del Nevola peseranno solo un quarto e avrà un quarto dei servizi e prestazioni ospedaliere. Il direttore generale Asur Marini e il sindaco Mangialardi (presidente anche della conferenza dei sindaci Area Vasta 2) sono stati chiari ed hanno confermato i dubbi e le denunce, che in questi anni serpeggiavano tra popolazione, forze politiche e sociali, associazioni e tra gli stessi operatori sanitari. La decisione di declassare e ridimensionare l’Ospedale parte da lontano e non dalle ultime 2 determine dell’Asur oggetto di discussione in Commissione consiliare, di cui sindaco e direttore Asur hanno annunciato la sospensione degli effetti".

Il comitato chiede di vedere gli atti della sospensione delle delibere in questione. "La Regione ha deciso le sorti della sanità del territorio non tenendo conto delle diverse e singole esigenze dei comprensori o aree regionali, e non considerando la particolare morfologia territoriale e la difficoltà di comunicazione viaria, di cui ‘soffrono’ le Marche. Tra l’altro, ogni Regione italiana ha disegnato il proprio quadro organizzativo e gestionale sanitario -aggiunge Bello- La Regione Marche ha costruito in questi ultimi due decenni il suo organigramma di servizi e di strutture sanitarie ed una sanità in cui ha vinto il comprensorio che politicamente ha contato di più: molte Amministrazioni comunali non hanno ‘pressato’ la Regione a tal punto da modificarne – anche in parte – i contenuti, ovvero non hanno difeso con forza i loro territori. Quando ero sindaco di Ostra Vetere, e quindi anche componente dell’allora conferenza dei sindaci della zona territoriale 4 ho difeso in tutte le sedi istituzionali opportune, anche pubblicamente con iniziative e manifestazioni, i servizi e le strutture della mia cittadina: la RSA fino a quando sono stato Sindaco la RSA è rimasta al suo posto. Oggi, la sanità non è più un valore, non è più un bene pubblico prezioso, ma solo un'operazione politica e di economia aziendale e Senigallia ha pagato il prezzo più alto rispetto agli altri territori".

Per il comitato a Senigallia sarebbe stata eseguita un'operazione di '"epotenziamento scritto nei piani sanitari regionali con responsabilità politiche precise". "Oggi -conclude Bello- le Marche sono l’unica Regione d’Italia a non avere un Assessore regionale alla sanità e ai servizi sociali. La delega è trattenuta dal Presidente Ceriscioli, che ha delegato di fatto la gestione e l’organizzazione di tutta la sanità regionale al Presidente della Commissione consiliare Sanità del Consiglio regionale Fabrizio Volpini. Nonostante la presenza del senigalliese Volpini e del sindaco di Senigallia presidente regionale ANCI, Senigallia e la sua Valle del Misa e del Nevola sono state sacrificate. Non è, però, troppo tardi per lottare ancora e per ridare dignità al nostro comprensorio e alla nostra città. Per farlo, occorre unire tutte le energie possibili, andare al di là degli steccati che dividono, essere in grado di creare un fronte unico, anche con chi ha ruoli di governo. Non è troppo tardi per riacquistare il diritto alla salute e alla sanità del territorio. Per farlo, dobbiamo trovare, quindi, le ragioni che uniscono e non quelle che dividono".





Questo è un articolo pubblicato il 26-07-2017 alle 14:00 sul giornale del 27 luglio 2017 - 1245 letture

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