Per un anno il Ministero paga l'insegnante sbagliata: storie di ordinaria "follia" burocratica

scuola| 14/07/2017 - Il ministero dell'Istruzione eroga il compenso all'insegnante sbagliata per oltre un anno, poi suggerisce alla "vittima" di accordarsi direttamente con la stipendiata per errore per avere indietro i soldi.

Una vicenda che ha dell'assurdo se non fosse che è proprio vera. I fatti risagono ad un paio di anni fa. Un’insegnate precaria senigalliese di 35 anni negli anni scolastici 2015/2016 e 2016/2017 ha svolto attività lavorativa a favore del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, consistente in sostituzioni a tempo determinato presso vari Istituti Scolastici della Provincia di Ancona, senza però percepire alcun compenso. Quale insegnate precaria negli anni scolastici 2015/2016 e 2016/2017 ha infatti effettuato numerose supplenze nelle scuole medie ed elementari di Senigallia anche per lunghi periodi.

Il Ministero delle finanze però non l’ha mai pagata per tali attività, per un ammontare di oltre 15.000 €. Dopo i primi mesi la precaria ha chiesto spiegazioni agli Uffici competenti del Ministero, che la rassicuravano sul fatto che i ritardi nei pagamenti erano normali. Tuttavia di fronte all’accumularsi dei pagamenti non percepiti e dopo approfondite ricerche sui motivi del mancato pagamento delle proprie spettanze, anche grazie agli uffici amministrativi delle scuole presso cui ha lavorato, la medesima appurava che in realtà il suo stipendio veniva accreditato ad un’altra insegnate precaria, omonima della nostra associata, ma residente a Roma.

Quest’ultima però non solo aveva un diverso codice fiscale, ma abitava a Roma e non aveva mai lavorato presso le scuole di Senigallia ed aveva un conto corrente diverso dove venivano accreditati gli stipendi rispetto a quello della nostra cliente. Questa storia è andata avanti per 2 anni, ma il Ministero delle Finanze che deve pagare gli stipendi della precaria, da quest’ultima sentito, la invitava a rivolgersi direttamente all’omonima per farsi restituire il denaro a lei spettante. Sentita l’omonima, quest’ultima (a ragione) diceva che la precaria non aveva alcuna alcun titolo per fare tale richiesta. Quindi l’insegnante si è rivolta al sottoscritto quale responsabile dell’Unione Nazionale Consumatori e per questa abbiamo diffidato il Ministero a pagare: ora siamo in attesa della risposta del Ministero.

Tale condotta del Ministero sta creando gravi danni all’insegnate senigalliese, costretta ad erodere i propri risparmi ed a ricorrere all’aiuto di familiari per il proprio sostentamento, alla faccia dei bamboccioni che non riescono a crearsi una propria autonomia economica. L’aspetto tragico - comico di tale vicenda è che tra i soggetti del Ministero nostri interlocutori c’è il sito NOI P.A. , sito telematico che dovrebbe accelerare la soluzione dei problemi che i dipendenti pubblici hanno con la Pubblica Amministrazione. Per fortuna! Riteniamo assurdo che una pubblica amministrazione non sia in grado di sapere a chi invia del denaro ed una volta sollecitata a rimediare l’errore, si disinteressa totalmente costringendo il singolo a rivolgersi all’avvocato.

Avv. Corrado Canafoglianione
Unione Nazionale Consumatori - Marche





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-07-2017 alle 12:54 sul giornale del 15 luglio 2017 - 4222 letture

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