NeTaTwOrK. Il Facilitatore di Rete

04/07/2017 - In un servizio precedente avevamo parlato di PIL (Progetti Integrati Locali) (http://vivere.biz/aJBu), creature della nuova programmazione comunitaria che sono stati inserite nel nuovo Programma di Sviluppo Rurale delle Marche per esaltare il principio di sviluppo condiviso e partecipato delle zone rurali.

Figura strategica del PIL è il Facilitatore, del quale parliamo con Carlo Montisci, Destination Manager, esperto in metodologie e processi partecipativi.

Più in generale, Carlo, chi è il Facilitatore?
Il facilitatore è una figura professionale che si inserisce in un progetto per favorire il raggiungimento di un accordo fra gli attori coinvolti, quando questo non si raggiunge spontaneamente. Per svolgere il suo compito, il professionista utilizza una “cassetta degli attrezzi” specifica per questa attività: il metodo partecipativo. L’obiettivo è estremamente variabile e dipende dal settore interessato, dalla natura del progetto, dagli attori coinvolti, ecc. A titolo di esempio, si possono citare: la condivisione delle azioni di un programma di sviluppo territoriale, la creazione di reti fra operatori pubblici o privati, la condivisione delle strategie di sviluppo di un territorio, la condivisione nella realizzazione di un’opera pubblica, ecc. Per questo motivo non essendo assimilabile alla figura dell’arbitro che applica regole di condotta ma che non è interessato all’esito del confronto, il facilitatore è attivo nel raggiungimento dell’accordo fra le parti. L’imparzialità del facilitatore quindi non attiene tanto al risultato (l’accordo) ma al fatto che non deve avere un vantaggio o una preferenza personale nel favorire una delle parti in gioco.

Per il PIL perché è importante la figura del facilitatore
Il PIL nella Regione Marche consente un ampio utilizzo della figura del facilitatore in tutti i momenti della programmazione: dalla fase iniziale di ideazione, passando per la fase di stesura del progetto, fino alla valutazione e rendicontazione. L’idea di utilizzare il metodo partecipativo in tutte le fasi del processo non è concettualmente nuova, ma raramente applicata nella programmazione nazionale. Si apre quindi un interessante laboratorio per l’utilizzo di questa figura e del metodo partecipativo anche in ambiti spesso trascurati dalla programmazione come la valutazione e la rendicontazione.

In quali altri contesti può essere importante la sua presenza
Il facilitatore, nella mia concezione, è portatore del metodo partecipativo per la soluzione dei conflitti che impediscono lo sviluppo del territorio. I conflitti che impediscono il raggiungimento di obiettivi vantaggiosi per ogni raggruppamento umano si possono manifestare in tutti i contesti economici e sociali. Ogni volta che un decisore pubblico o privato non riesce a realizzare un progetto per la conflittualità fra le parti in gioco, il facilitatore può aiutare a risolvere il problema. Naturalmente non si tratta di una figura con poteri soprannaturali, per cui alla base dell’attività ci devono essere obiettivi validi e trasparenti.

Quale formazione ed esperienza si richiede affinchè possa svolgere efficacemente il suo ruolo
Il facilitatore deve conoscere le modalità di programmazione secondo gli standard europei. Quindi, è necessaria una formazione di project management. Nello specifico, il facilitatore è portatore del metodo partecipativo. Quindi il facilitatore deve conoscere questi metodi e averli applicati. Sotto questo profilo, vi sono corsi che certificano la conoscenza di specifiche metodologie (GOPP, Metaplan, etc...) o altri che affrontano il tema in maniera più aperta ragionando sui vari metodi. Si tratta comunque di un approccio al lavoro che si forma con l’impegno e l’esperienza. Naturalmente rimane la necessità di specializzarsi in ambiti coerenti con la propria formazione generale. La conoscenza dell’ambito in cui si opera è fondamentale per una buona gestione del metodo partecipativo.

I tempi sono maturi per poterne apprezzare l’importanza
Il facilitatore applica il metodo partecipativo. Quindi la domanda si sposta sull’utilità del metodo. Se applicato correttamente risolve i problemi, altrimenti li complica. Molta della sfiducia che si registra sul metodo (e quindi sulla figura del facilitatore) è frutto di tanti fallimenti dovuti alla gestione scorretta del processo. Una maggiore conoscenza del metodo aiuterebbe i decisori a capire quando avvalersi del facilitatore e come selezionare il professionista più adatto.

La Regione Marche, di recente, ha approvato l’elenco regionale dei Facilitatori PIL (http://bit.ly/2sFDAXe) che, dopo essere stati debitamente formati, andranno ad assolvere presto questo importante ruolo nello sviluppo rurale.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-07-2017 alle 18:38 sul giornale del 05 luglio 2017 - 676 letture

In questo articolo si parla di lavoro, economia, alberto di capua e piace a alk

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