Il governo Gentiloni taglia il 34% delle slot machine, ma è battaglia sul distanziometro

13/06/2017 - Il 25 maggio scorso è stato approvato in Commissione Bilancio della Camera dei Deputati l’emendamento del Governo, presentato dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, che anticipa al 30 aprile 2018 (rispetto al 31 dicembre 2019 previsto dalla legge di stabilità 2016) l’annunciato taglio del 34% delle slot machine.

Si tratta di un ulteriore intervento di riduzione dell’offerta di gioco e di razionalizzazione del settore, che si va ad aggiungere alle disposizioni già contenute nella cosiddetta Manovrina finanziaria dei Giochi. “Durante la Conferenza abbiamo proposto il dimezzamento degli attuali 98 mila punti gioco; l’introduzione della tessera sanitaria per poter giocare; tempi allentati di gioco per contrastare la compulsività; la riduzione a 100 euro per le VLT; nonché lo stop al gioco per sei ore al giorno”, ha dichiarato recentemente Baretta.

Rimane tuttavia in sospeso la questione “distanze”, sul quale non si riesce a trovare un punto d’incontro tra le parti. Il sindaco di Roma Virginia Raggi ha espresso la sua disapprovazione nei confronti della proposta del governo Gentiloni affermando che “è irricevibile l'idea di collocare sale slot a 150 metri dai luoghi sensibili” durante il suo intervento al convegno Politiche istituzionali sul gioco d'azzardo industriale, tenutosi nei giorni scorsi nella Capitale.

Il primo cittadino di Roma ha ironizzato sulla proposto del Governo in Conferenza Unificata, che ha tra le priorità quella di prevenire la diffusione del gioco d’azzardo tra i minori. “Lo dico subito: il gioco d'azzardo muove un giro d’affari da 10,5 miliardi. È una fonte di introiti per il Governo e questa finalità di prevenzione, nella loro proposta, noi non la vediamo. Si parla di collocare sale slot a 150 metri dai luoghi sensibili classificati solo in tre tipologie. Per noi è assolutamente inaccettabile. 150 metri da una scuola vuol dire dietro l'angolo. Non è assolutamente una proposta ricevibile. Dobbiamo decidere se vogliamo effettivamente contrastare il gioco d'azzardo patologico o una politica di recupero delle entrate il più possibile. Due cose ampiamente in contrasto", ha aggiunto la Raggi.

Secondo il sottosegretario al Mef la questione distanziometro non può bloccare il raggiungimento dell’intero riordino del settore, in quanto ritiene impensabile che un unico punto di disaccordo possa bloccare tutto il resto della riforma. “Dovremo quindi valutare se siamo in grado di chiudere, in maniera soddisfacente per tutti, la questione distanziometro oppure continuare a lavorare sulla questione ma intanto bisognerà portare a termine tutta l’altra parte dell’accordo”, ha spiegato Baretta. “Anche la sindaca Raggi dovrebbe valutare con attenzione tutti gli aspetti di questo tipo di intervento”, ha aggiunto in risposta alla stilettata lanciaa del sindaco di Roma.

Quali conseguenze, ad esempio, ha la distanza di 500 metri per tutte le tipologie di gioco proposta anche oggi dalla Sindaca di Roma e cioè: palestre, scuole, ospedali, parchi, centri anziani, stabilimenti balneari e, credo, luoghi di culto? Quante sale verrebbero proibite, vista la presenza contestuale di tutte quelle tipologie? Ed, eventualmente, in quali periferie finirebbero per rialloccarsi i giochi espulsi dal centro? Tra regolare e proibire c’è una differenza, tra razionalizzare la presenza del gioco nel territorio e concentrarlo in aree ancora più a rischio c’è una differenza ancora più seria. Non ci si può sottrarre da questi nodi con affermazioni contraddittorie e non concretamente gestibili”, ha concluso.

Insomma lavori in corso sul distanziometro, ma la strada delle riforme del gioco deve ancora essere completata.





Questo è un articolo pubblicato il 13-06-2017 alle 17:09 sul giornale del 13 giugno 2017 - 329 letture

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