Paradisi all'Arvultura: "Ecco la rivoluzione a 69 euro al mese"

Roberto Paradisi 28/04/2017 - In una società liberale è permesso a tutti, anche ai facinorosi e ai violenti, esprimere il loro pensiero. Il limite è sempre il rispetto del prossimo e delle libertà costituzionali altrui.

Leggere però comunicati farneticanti come quello dei figli di papà del centro “Arvultura” (in realtà questi rivoluzionari della domenica sono registrati e accreditati come “Associazione Giuliano Rosa” presieduta da tale Alessandro Natalucci) è irritante. Irritante perché questi ragazzotti, usi, quando sono in gruppo, a insultare e gettare oggetti contro liberi cittadini a loro non graditi e a cercare di aggredire i loro avversari politici, si arrogano il diritto di dispensare patenti di legittimità in nome del rispetto della Costituzione (loro!). Il centro sociale, che oggi attacca la Questura per aver garantito la libera espressione delle idee e il sindaco per aver concesso addirittura uno spazio costituzionalmente garantito ad una associazione politica, è lo stesso che curò quelle infami scritte “10, 100, 100 Nassirya”.

Ecco, sono questi i nuovi “maestrini” del diritto. Ma il problema non è ancora questo. Siamo abituati alle farneticazioni dei finti rivoluzionari che poi finiscono per impiegarsi in comode occupazioni statali e occupare posti che competerebbero a giovani che hanno ben più merito. Il vero problema è che questi signorini giocano alla rivoluzione ad equo canone e pretendono (e ottengono) che i cittadini paghino loro i conti delle proprie gozzoviglie. Sanno i cittadini di Senigallia quanto i figli di papà con megafono e fazzoletti rossi pagano per occupare 120 metri quadrati di locale comunale più piazzetta di loro pertinenza? È presto detto: pagano 69 euro e 60 centesimi al mese! In pratica i nipotini di “Che Guevara” con il vestito firmato acquistato dal papà corrispondono al Comune 800 euro all’anno (all’anno!) per un locale completamente rinnovato per loro (lavori pagati con soldi pubblici nel 2012 per un totale di oltre 9 mila e cinquecento euro) e dotato di bar dove vengono somministrati alimenti e bevande a pagamento. In altre parole sono dei mantenuti.

E chi li mantiene è la città di Senigallia. Alla quale dovrebbero un po’ più di rispetto. Un passo in avanti, su sollecitazione del sindaco, lo ha fatto anche l’assessore Girolametti che, finalmente in Consiglio comunale, ha preso le distanze pubblicamente dalla loro vile aggressione nei miei confronti. Dichiarazione per la quale ho deciso, insieme agli altri firmatari, di ritirare la mozione di sfiducia. Ora il sindaco metta mano allo sfratto o chieda ai loro papà di pagare i canoni di mercato.


da Roberto Paradisi
Consigliere Comunale Unione Civica




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-04-2017 alle 15:26 sul giornale del 29 aprile 2017 - 2413 letture

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