A Senigallia c'è ancora la fotografia

Enzo Carli 19/04/2017 - In tempi non lontani (pochi anni fa) a Senigallia, che non aveva pretesa di essere la capitale della fotografia, poche persone manifestavano ricordi della tradizione fotografica.

Cavalli era solo una tenue memoria per colti addetti ai lavori ; il Museo dell’Informazione non si chiamava della Fotografia; la politica si interessava di fotografia solo nel quadro di più ampie strategie culturali; Giacomelli, che ha molti più amici oggi di ieri, molti dei quali critici, patrocinatori e saggisti , faceva da solo le sue fotografie e una critica nazionale competente ed un vasto pubblico parlavano dei suoi rigorosi e poetici racconti fotografici, dei quali negli ultimi tempi, si è quasi persa a Senigallia traccia, a favore di altre sorprendenti situazioni. E’ indubbio che chi recuperò,( senza quei toni trionfanti ritornati ultimamente in voga), tra la fine degli anni 70 ed inizio degli anni 80 fino a tutto il 1996, la “Senigallia fotografica “al dibattito, all’incontro culturale, alla ricerca e divulgazione della fotografia, alla scoperta di un ruolo nella memoria e nella continuità, è stato il Centro Studi Marche, cooperativa culturale con al suo interno un forte dipartimento fotografia e video ( tra i soci fondatori un caro ricordo ad Arnaldo Trasatti, fotografo di guerra, allora direttore della fotografia della RAI sede reg.le). In quegli anni a Senigallia operavano ben tre foto club: Centro Studi Marche ( che annoveravano come soci i fotografi senigalliesi già del “Misa”Giacomelli , e, in seguito Ferroni),; F7 e “la Rotonda” . I tre foto club, pure molto diversificati come linguaggi espressivi, portavano avanti la tradizione fotografica, ne mantenevano la persistenza, realizzavano mostre di fotografia, creavano occasione di dibattito. In particolare il Centro Studi Marche, cooperativa culturale, aderente alla Lega, Benemerito della Fotografia italiana, (FIAF) senza scendere nel particolare, a partire dal 1982 al 1996 con un forte impegno economico sostenuto soprattutto dai Soci, ha realizzato decine e decine di manifestazioni culturali e mostre sulla fotografia.

Già nel 1982 lo stesso Centro creando appositi eventi, indagava sul ruolo di collegamento e di interscambio tra la fotografia e altre forme di creatività, quali scultura, pittura, letteratura, video. Parliamo di un metodo e di tutta una serie di attività tra cui mostre di rilevanza e spessore nazionale il cui volume culturale aveva messo in gioco il ruolo di Senigallia come città vocata per la fotografia Anni di confronto, di recupero colto di Cavalli, di conoscenza su Giacomelli sulla fotografia, i suoi linguaggi ed i suoi Autori: un ritorno a Senigallia di dibattiti culturali e incontri di formazione teorici e tecnici di personaggi al centro del panorama fotografico italiano tra cui per tutti, Mario Giacomelli,Franco Fontana, Gianni Berengo Gardin, Giuliana Traverso,la FIAf e l’Anaf , teorici, addetti ai lavori e giornalisti quali , Lanfranco Colombo,Corrado Gavinelli, Adachiara Zevi, Beatrice Muzi, Genovali, Carli, Erba, Salvalai, Ferroni, Adorni, Tani, Piersanti, Muti,Pannacci Ghigo,Bonazza ecc. Grazie anche al contributo di protagonisti della fotografia e testimoni privilegiati,(Donzelli, Giacomelli, Colombo, Berengo Gardin,Prieri, Ferroni ecc) circolava in quegli anni,una storia della fotografia italiana contemporanea ( Fotografia, Ed.Adriatica 1990- premio Bacchino, Prato 1993 ) che chiariva in modo inequivocabile e per la prima volta,rendendo merito a Cavalli-Giacomelli –Crocenzi e a Monti-Berengo Gardin, quali epigoni di due diversi modi di interpretare, il ruolo della fotografia italiana, marchigiana e senigalliese, nel secondo dopoguerra. Un ulteriore fatto importante e decisivo da parte dei fotografi del Centro Studi Marche, di forte impatto e rilevanza culturale è stata l’estensione del Manifesto Passaggio di Frontiera , ideale continuità e collegamento con il Manifesto della Bussola, tra i cui fondatori e firmatari figurano Giacomelli ,Berengo Gardin Ferroni, Carli, Cutini, Erba, Salvalai, Sartini,Mengucci, Valenti ( a cui di seguito hanno aderito Renzi, Brunetti, Melchiorri, Duca, Paolini, Ferro, Zappacosta).

La Mostra fotografica a corredo era stata presentata in anteprima alla Galleria KN di Ancona e, in prima nazionale, a Senigallia da Jean Claude Lemagny , allora conservatore generale per la fotografia alla BNF. Nel 2013 il lavoro dei Fotografi del Manifesto ha ottenuto il premio nazionale Città di Fabriano con mostra al Museo della Carta e catalogo a cura di Galliano Crinella. Tutta questa attività-oltre l’indiscutibile memoria storica- contribuiva a far parlare di Senigallia in un panorama nazionale, come centro d’eccellenza per la cultura fotografica. Tutto questo “volume di cultura fotografica recente”, è patrimonio della Città di Senigallia; non può essere ignorato perché va nella direzione di riconoscere alla città un ruolo storico e filologico di grande interesse ed attualità nel panorama della fotografia italiana. Quest’anno gira un pamphlet temerario, a mio avviso non particolarmente armonico, esteticamente e fotograficamente, che ha il patrocinio del Comune di Senigallia, (dal titolo:”Perché Senigallia è la capitale della Fotografia) che intende spiegare il perché di un universo così complicato; in realtà non scandisce immagini rilevanti, sostanziali, di un processo e di un panorama di intensa propositività.

A mio avviso, questa stagione della fotografia (escluse rare situazioni) è caratterizzata da interventi fini a se stessi, improvvisati, ripetitivi, creati per soddisfare l’evento o premiare il personaggio, piuttosto che essere collegati ad una storia recente e ad una strategia culturale di ampio respiro fotografico. Tutto questo sta portando da una crisi di identità e alla decadenza della fotografia senigalliese e per questo abbiamo tratteggiato effettivi motivi di rigore, utili nell’individuare motivi di crescita, di sviluppo e di continuità della ricerca fotografica senigalliese Come allievo e testimone privilegiato della nostra amicizia, voglio ricordare ancora Mario Giacomelli consegnando a tutti coloro che vogliono affrontare la sua storia artistica di farlo nella direzione del sapere e della conoscenza, con quel rigore, attenzione, interiorità e proprietà che lo stesso Giacomelli ha dedicato alla fotografia.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-04-2017 alle 19:15 sul giornale del 20 aprile 2017 - 1168 letture

In questo articolo si parla di cultura, fotografia, enzo carli

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