Italia Nostra: nuovo appello contro la potatura radicale delle querce

17/04/2017 - Nonostante i reiterati appelli da parte nostra e di altre associazioni ad evitare potature radicali agli alberi monumentali, in modo particolare alle querce, continuano a vedersi lungo le strade, maggiori e minori del nostro territorio, casi di querce private della imponente chioma che le contraddistingue, secondo una pratica incomprensibile e contraddittoria rispetto alla norma rigidamente conservativa espressa dalla legge regionale del 1985.

Questa legge infatti include la quercia fra le specie arboree da proteggere, considerandola un elemento identitario e fondamentale del paesaggio rurale marchigiano per il suo valore paesaggistico e quindi estetico. Evidentemente non è della stessa idea chi continua ad autorizzare questi scempi con la giustificazione o con il pretesto che i rami protesi sulla carreggiata possano essere di ostacolo o di pericolo agli automezzi.

Ma la stessa finalità si può perseguire con altri metodi, cioè con potature mirate e più leggere, come dimostra il recente intervento lungo la strada statale Arceviese da parte di mezzi dell’ANAS, che sono riusciti a contenere il taglio dei rami, conservando, pur con qualche sacrificio, l’integrità della chioma. Invece quasi molte potature permesse ai privati frontisti in questi anni sulla stessa arceviese e sua altre strade comunali risultano talmente pesanti e invasive da snaturare la forma naturale dell’albero, venendo così a menomare quello stesso paesaggio che la legge regionale vorrebbe tutelare. Infatti un albero monumentale come la quercia, una volta privato della sua chioma, emette un grandissima quantità di nuovi polloni lungo le branche rimaste e lungo lo stesso tronco, che gli daranno un aspetto diverso da quello naturale originario. Il sospetto è che per ripagarsi il costo della potatura si tenda ad approfittare dell’occasione per rifornirsi di legna da ardere, come prova eloquentemente la catasta di tronchi che si vede a volte ai piedi degli stessi alberi.

La pratica della potatura radicale è ancor più frequente per gli alberi non protetti, in particolare per i mori gelsi che bordano molte delle nostre strade e di cui resta spesso solo il tronco. Se in questi casi non si può contestare la pratica a norma di legge, essendo diritto del privato usare come meglio crede della sua proprietà, l’intelligenza e il buon gusto consiglierebbero evitare certi spettacoli atroci lungo almeno le strade principali, cercando di contenere il taglio entro limiti accettabili, considerato anche che una manciata di legno da ardere in più non cambia la vita.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-04-2017 alle 18:58 sul giornale del 18 aprile 2017 - 1545 letture

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