Area archeologia di viale Cavallotti: che fine farà?

04/04/2017 - Le indagini condotte in via Cavallotti nel 2010 a cura del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna sono risultate di eccezionale interesse per il valore storico-archeologico dei ritrovamenti, che hanno riguardato un ampio periodo dal V a.C. al I d.C. ed hanno permesso di testimoniare per la prima volta la presenza dell’insediamento preromano e le fasi della successiva colonizzazione romana.

L’importanza e l’unicità del ritrovamento risiede nel fatto che concorre a gettare luce su una fase storica della città finora quasi sconosciuta, e cioè sul passaggio dall’insediamento di popolazioni italiche e celtiche a quello dei primi coloni romani, costituendo così l’unica testimonianza visiva di un fatto storico sempre evocato ma mai finora provato. A questo punto conservare e valorizzare una tale testimonianza appare per la città un’esigenza ineludibile.

Inizialmente era stata espressa l’intenzione da parte della proprietà di valorizzare in qualche modo il sito, proponendo una forma di musealizzazione compatibile con l’uso commerciale dei locali. Successivamente, venute meno le condizioni per un tale progetto, il locale è rimasto chiuso e inutilizzato e di non facile accessibilità. Ultimamente è stato acquistato da un privato e si paventa anche la possibilità di suo un utilizzo a fini di studio professionale: è difficile immaginare come uno spazio archeologico di tale delicatezza possa conciliarsi con un utilizzo del genere senza comprometterne l’integrità e soprattutto senza il rischio di sottrarne definitivamente la fruizione e la visione al pubblico. Qualsiasi utilizzo di questo spazio a fini residenziali o commerciali è infatti incompatibile con l’esigenza di conservarne l’integrità e contrasta radicalmente con la prospettiva di renderlo fruibile al pubblico e agli studiosi nell’ambito di un più ampio progetto di musealizzazione delle testimonianze archeologiche e monumentali della città.

Queste in sintesi le preoccupazioni espresse dai presidenti dell’Archeoclub e di Italia Nostra di Senigallia Paolo Negri e Virginio Villani in una lettera inviata alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche e al Sindaco di Senigallia, sollecitando un intervento progettuale che preveda l’acquisizione della disponibilità del sito da parte del Comune ai fini della fruizione pubblica, analogamente a quanto è stato fatto per l’area archeologica della Fenice. In questo caso la soluzione è più problematica, essendo l’edificio di proprietà privata. Ma la prassi urbanistica non impedisce forme di scambi sotto forma di perequazione o compensazione economica nei confronti del proprietario.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-04-2017 alle 18:31 sul giornale del 05 aprile 2017 - 1666 letture

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