Paradisi: "I veri furbetti non sono i senigalliesi onesti"

roberto paradisi 20/01/2017 - E’ aperta la caccia alle streghe a Senigallia. Burocrati comunali, assessori zelanti e persino cronisti di giornali vicini al potere se la sono presa con cittadini senigalliesi definiti addirittura “furbetti” per il fatto di avere la residenza diversa rispetto al coniuge con il quale non sono formalmente separati e addirittura accusati di “nascondersi” nelle abitazioni in nero per pagare meno tasse.

Tremano i polsi a leggere simili nefandezze contro nostri concittadini che, secondo cronisti compiacenti, sarebbero stati beccati da improbabili 007 comunali. Addirittura, alla pubblica gogna, è stato anche messo un ex ufficiale della Guardia di Finanza, così da non far mancare un colpetto anche al Corpo delle Fiamme Gialle (piena solidarietà al sottufficiale vergognosamente additato e al Corpo) con pubblicazione di nome, cognome e foto. Ora basta. Intanto è bene ricordare che molto spesso vi sono ragioni di ordine professionale, logistico e finanche di affetti che portano coniugi non separati ad avere residenze diverse (peraltro la legge italiana non lo proibisce).

Ma ciò che più fa indispettire è, da una parte, lo zelo dei burocrati e dei politici progressisti a far apparire i cittadini italiani come “furbetti” fornendo ai cronisti compiacenti veline da pubblicare (e andando a raschiare nelle vicende personali pur di emettere un avviso di accertamento e fare cassa) , dall’altra l’autentica vergogna di un permissivismo compiacente che tutela le vere occupazioni abusive in nero. E questo non è accettabile. Perché sia chiaro: i veri furbetti che si nascondono nelle abitazioni di cittadini senigalliesi che pagano le tasse sono purtroppo tanti extra-comunitari a cui viene garantito un trattamento preferenziale e, a mio avviso, in termini assolutamente illegittimi. Succede questo: a cittadini extra-comunitari che occupano abusivamente e senza titolo delle abitazioni di cittadini senigalliesi (per il fatto di essere stati “ospitati” magari in massa da un connazionale titolare del contratto di affitto) è stata incredibilmente rilasciata dal Comune di Senigallia la certificazione di residenza. E questo nonostante la recente riforma legislativa del 2004 (decreto legge 47) che stabilisce all’art. 5 che “chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza”.

Quindi, da una parte si usa il pugno di ferro e si mettono in moto uomini e mezzi con uno zelo senza pari contro cittadini onesti che hanno capacità reddituale e vengono visti come vacche da mungere (con tanto di accuse pubbliche inique e sommarie), dall’altra si concedono residenze a chi occupa abusivamente “in nero” (questa volta si) private abitazioni che vengono trasformate in dormitori all’insaputa dei proprietari. E magari, quando il proprietario se ne accorge e denuncia all’Amministrazione la situazione, la residenza viene comunque rilasciata (nonostante la norma del 2004) presso case comunali. Ma a che gioco giochiamo? Chiederò al Consiglio comunale di esprimersi su questa incredibile e paradossale vicenda e chiederò ai consiglieri stranieri aggiunti la loro collaborazione affinché le associazioni degli stranieri, nel rispetto dei tanti immigrati onesti che si comportano correttamente rispettando le nostre regole, si facciano parte attiva per scongiurare questi dilaganti fenomeni di vero abusivismo che colpiscono in modo pesantissimo i proprietari di casa.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-01-2017 alle 14:23 sul giornale del 21 gennaio 2017 - 1201 letture

In questo articolo si parla di roberto paradisi, politica, avvocato

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luigi alberto weiss

21 gennaio, 11:02
Gentile Avvocato, il giustizialismo "di paese" è tra le peggiori espressioni della pochezza culturale e umana di chi lo pratica. Oltre che di una profonda ignoranza delle leggi e delle disposizioni nel caso si tratti di pubblici impiegati che si spingono ad avallare simili teoremi. Mi auguro che chi ha subito la gogna mediatica faccia valere le sue ragioni nei confronti di tutti, affinchè ne venga ristabilita la reputazione di fronte all'opinione pubblica.