Trecastelli: Elena Morbidelli, "Riscoprire ogni singola realtà culturale"

Elena Morbidelli 05/01/2017 - Il nuovo video commissionato a pagamento dal Comune di Trecastelli sulla cultura è qualcosa che non sono riuscita proprio a capire.

Venendo a Trecastelli si possono vedere vigneti, oliveti, si possono scorgere elementi evidenti della cultura del lavoro agricolo e artigiano che ha segnato la storia di questi luoghi. Si possono ammirare mura che hanno contemplato il passaggio di tantissime generazioni che hanno scritto il passato di questi territori. Ma nel video si parla quasi esclusivamente del Museo Nori de’ Nobili. Eppure il sindaco esordisce dicendo che la cultura di tutto il territorio è stata valorizzata e accresciuta proprio grazie alla fusione.

Ma allora che fine ha fatto il “paese dei mestieri” di Ripe? Che fine hanno fatto le Terre di Frattula e quella cultura agricola tipica di Castel Colonna? E il bellissimo borgo ricco di storia di Monterado? La cultura di un territorio nasce dal territorio e su di esso cresce e si sviluppa; non si può innestare un ramo su una pianta se non ha qualcosa che la accomuni alla pianta madre, altrimenti quel ramo è destinato a non attecchire e a morire. Ed è quello che è successo a Trecastelli.

È stato creato un Museo per questa eccellente artista, figura complessa e affascinante. L’attuale sindaco con lungimiranza e tenacia ha voluto portare le sue opere a Ripe.  Ma è rappresentativo di tutto il suo territorio? A mio parere no! Non si può cancellare il resto o far finta che questo non esista più. Così si impoverisce tutta la cultura e non si avvantaggia il museo, che è rimasto un corpo estraneo, un bel monumento da contemplare e non uno spazio da vivere. Infatti dopo anni di ingenti contributi economici purtroppo la struttura non decolla.

Gli unici che continuano ad elogiarla sono gli amministratori che lo fanno con uno spot a pagamento che noi cittadini dobbiamo ahimè pagare. Mi viene in mente una bellissima lettera scritta da Franco Arminio, poeta e scrittore contemporaneo, fondatore della “Paeseologia”, che immagina essere scritta dal proprio paese, Bisaccia dove questo gli fa capire la propria storia, le cose belle e brutte che ha e il legame che li tiene uniti. 

“ Io sono il tuo paese, sono la somma delle case, sono ogni tegola, ogni scalino, sono ogni gatto, ogni luce sul comodino, sono i vecchi delle vie fredde e cupe, i giovani delle ville sperdute, sono il grano che comincia a crescere, sono la pala eolica, la quaglia, la rondine quando arriva…. Lo sai che per me è difficile capire dove finisco e dove comincio. Il cielo mi appartiene? Mi appartiene la terra nel profondo della terra? Cosa direbbe il nuovo paese di Trecastelli? Cosa racconterebbe? Sarebbe fiero di questa politica o se ne lamenterebbe?  Avrebbe questo rapporto così identitario con ogni suo abitante o sarebbe distaccato da ognuno di noi?

Io sono convinta come cittadina che solo se si ritorna con i piedi per terra a contatto con il proprio territorio, solo se si ritorna a vedere con occhi diversi quanto di bello Trecastelli ha, solo se non si cancellano secoli di storia, ma li si esalta, solo se ogni singola realtà culturale sarà valorizzata per quello che realmente è e che può dare, solo in questo caso si potrà parlare di vera cultura trecastellana. Invito i cittadini di questo splendido paese a riflettere e a recuperare l’amore per questo territorio e all’amministrazione a diffondere una nuova idea di cultura e non solo a propagandare.





Questo è un articolo pubblicato il 05-01-2017 alle 11:04 sul giornale del 07 gennaio 2017 - 821 letture

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Graziano Rosponi

07 gennaio, 10:29
Dove edita il Franco Arminio da Lei citato?
Grazie e a leggerla. G. Rosponi

Elena Morbidelli

08 gennaio, 14:02
Franco Arminio cura un blog dove ho preso il brano citato che è Comunità provvisorie. Inoltre ha scritto diversi libri e ogni tanto esce con articoli sul manifesto




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