Siria: dopo le polemiche di Casa Pound le parole di chi è stato ad Aleppo, il senigalliese Enea Discepoli

23/12/2016 - Fa discutere l'esposizione dello striscione Pro Siria da parte della Scuola di Pace di Senigallia in via Manni. Abbiamo deciso di fare qualche domanda ad un esperto e appassionato conoscitore della situazione siriana, il fotografo frelance senigalliese, Enea Discepoli.

Da dove nasce l'interesse per la Siria?
“Sono andato in Siria per la prima volta nel 1971. I miei studi classici mi hanno portato in Siria, cuore della Mezzaluna fertile e culla di una cultura millenaria.”

Come sono nate le rivolte che hanno ancora ripercussioni sulla situazione attuale?
“Nel 2011 in Siria c'era un governo solo apparentemente democratico, quello in mano alla famiglia Assad. La siccità del paese, accompagnata dalle idee della Primavera Araba, ha fatto sì che la popolazione, studenti, operai, contadini, desse vita a manifestazioni pacifiche in cui si chiedeva più democrazia, più aiuti per la popolazione agricola. L'esercito represse con la forza le manifestazioni. Una parte dei militari a quel punto decise di disertare dando vita al Free Sirian Army, che inizia a conquistare le città.

Aleppo diventa la roccaforte del FSA tanto che vi nasce un City Council che amministra la città in mano ai ribelli. La parte ovest di Aleppo resta però sotto il potere del regime di Assad. Quando il regime stava per collassare, in seguito alla conquista da parte dei rivoluzionari di diverse città siriane, il regime concede un'ampia amnistia liberando tra gli altri numerosi capi storici della Jihad. Nasce così l'Isis con il favore del regime di Assad. Il regime ora acquisisce la sua forza contrapponendosi ai tagliagole dell'Isis.”

“Ci tengo a sottolineare” afferma Discepoli, “che la situazione dei cattolici non è quella che viene descritta solitamente nei media. I cattolici sono una piccolissima minoranza nel Paese che è storicamente un  Paese islamico. Mentre le gerarchie hanno tutto l'interesse di restare legate al regime di Assad, i sacerdoti “della base” collaborano da sempre con il FSA. Ho conosciuto un sacerdote, Padre George, cristiano che gestiva un ospizio per anziani cattolici, anche non autosufficienti, ed era protetto da brigate di giovani islamisti.”

Cosa succederà ora in Siria?
“Con la caduta della città di Aleppo, i ribelli del FSA sono quasi sconfitti. Resta in mano loro solo la provincia di Idlib, nella Siria nord occidentale. Il rischio è che la zona faccia la fine di Aleppo che è stata distrutta dalla Russia, lasciata libera dagli Stati Uniti di agire indiscriminatamente e con la collaborazione del regime.
Bisogna trovare una soluzione pacifica, seminare la pace per la convivenza del popolo siriano.”







Questa è un'intervista pubblicata il 23-12-2016 alle 12:37 sul giornale del 24 dicembre 2016 - 3737 letture

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