Corinaldo: Baldetti sulla discarica, "L’ASA smaltisce il grigio"

discarica di san vincenzo 16/12/2016 - In seguito alla lettera aperta indirizzata ai sindaci di Corinaldo e Castelleone di Suasa sulla locale discarica, leggo oggi – per un disguido postale - la gentile risposta inviatami dal Presidente dell’Azienda Servizi Ambientali (ASA) di Corinaldo, nella quale fra l’altro si puntualizza che l’ente gestisce “solamente la parte non differenziata dei rifiuti, il sacco grigio per intenderci”, mentre, diversamente da quanto scritto nella suddetta comunicazione, è il CIR 33-Consorzio intercomunale Vallesina-Misa che si occupa dell’ ‘umido’ in un impianto a poca distanza nella stessa dorsale collinare di Via San Vincenzo.

Documentandomi, scopro altresì che, secondo un opuscolo di AnconAmbiente pubblicato anche on line, la “frazione indifferenziata”, i “rifiuti cimiteriali”, i “rifiuti della pulizia stradale”, i “rifiuti della pulizia delle fognature”, i “rifiuti ingombranti”, prodotti nella città capoluogo, sono stati spediti all’ASA di Corinaldo. Nelle pubblicazioni fornitemi dall’ASA apprendo che i rifiuti “non pericolosi”, accolti nella discarica corinaldese, rispettano i limiti normativi e potrebbero disporre, in base alle autorizzazioni del 2015, di spazi quasi raddoppiati, oggetto di sbancamenti per permettere lo stoccaggio dei nuovi depositi. Insegnante liceale di filosofia e storia, residente e operante a Senigallia e saltuariamente domiciliato a Barbara, avevo inteso costruttivamente segnalare un oggettivo disagio olfattivo che, fugacemente presente da anni, negli ultimi mesi si era acuito al punto da costringere talvolta gli abitanti nel raggio di circa 5 km a tenere le finestre rinserrate per ore, in concomitanza con un intensificato traffico del trasporto-rifiuti.

Questo era l’effetto che volevo descrivere; sulla necessarietà delle cause e sulla loro pericolosità, per una salutare esistenza in un tale ambiente, lascio il giudizio agli esperti e alle democratiche decisioni delle cittadinanze interessate, che, immagino, siano state adeguatamente informate e coinvolte prima di eseguire le successive trasformazioni dell’originario piccolo impianto distrettuale di raccolta dell’innocuo materiale organico negli attuali centri provinciali di ‘umido’ e indifferenziato, mentre ad Ancona si discute ancora sull’opportunità di disporre di un’autonoma sede di raccolta.





Questo è un articolo pubblicato il 16-12-2016 alle 19:23 sul giornale del 17 dicembre 2016 - 1172 letture

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