Post referendum, La Città Futura: 'Con il NO è stata respinta una riforma malfatta'

La Città Futura new logo 10/12/2016 - La Città Futura esprime la propria soddisfazione per l’esito del voto di domenica scorsa sul quesito referendario. Il “No” ha vinto nel Paese con un margine talmente ampio, nonostante la dispendiosa, faraonica e ripetitiva campagna elettorale del Comitato del “Sì”, da non lasciare margini di dubbio alcuno sulla volontà del popolo italiano rispetto alla riforma costituzionale Renzi - Boschi. Il “No” ha vinto anche nella Regione Marche e anche a Senigallia, la nostra città dove ci siamo impegnati con grande forza e decisione in prima persona.

Abbiamo votato e invitato a votare contro la riforma costituzionale, esprimendo una posizione di merito sul quesito referendario: la Costituzione sarebbe stata modificata in malo modo, con un brutto testo da un punto di vista giuridico e culturale.

Infatti, il Senato, così come previsto dal combinato disposto della riforma costituzionale e della legge elettorale, non solo non sarebbe stato eliminato – con evidenti tagli solo residuali alla spesa pubblica – ma sarebbe stato composto da nominati scelti dalle segreterie di Partito. Inoltre non sarebbe stato definito neanche come un vero e proprio Senato delle Autonomie, che là dove esiste è composto dai Governatori delle Regioni.

Le elettrici e gli elettori hanno dunque respinto un disegno finalizzato a definire il restringimento degli spazi democratici e l’introduzione di poteri spicci e sbrigativi, come piacciono tanto al mercato, alla finanza, ai banchieri, alla tecnocrazia, che preferiscono la velocità alla partecipazione, la competizione alla cooperazione, l’esclusione all’inclusione. La sovranità popolare ha riaffermato la superiorità delle libertà costituzionali sulle pressioni del mercato globale, la supremazia della politica sull’economia finanziaria: mercato globale ed economia finanziaria che vogliono trasformare le persone da cittadine e cittadini in consumatori e per fare questo hanno bisogno di dare una spallata agli assetti democratici istituzionali statali.

La Costituzione italiana, democratica e antifascista, ci ha permesso in questi sessant’anni di vivere in un Paese prospero e democratico, e se dovremo innovarla lo si dovrà fare bene, poiché i governi e le loro urgenze e contingenze passano e la Costituzione rimane nel tempo; lo si dovrà fare in modo condiviso e pluralista rappresentando tutte le opzioni democratiche culturali e politiche della comunità nazionale e non invece spaccando il Paese in modo netto, come è accaduto in questa occasione dove è stato sconfitto il tentativo di far diventare la dimensione costituzionale un affare di parte.

In questa campagna elettorale referendaria abbiamo incontrato e lavorato con entusiasmo insieme a tanti amici e compagni ritrovati e a tanti amici e compagni di sempre: quelli iscritti all’ANPI, alla CGIL, all’ARCI, a quella parte del PD che si è spesa apertamente per il NO, a Possibile, alla sinistra antagonista, ai sindacati e alle associazioni di base e molti altri, che si sono espressi e impegnati in prima persona. Da qui crediamo si possa ripartire nel definire un quadro portatore di valori, programmi e persone, che da Sinistra sappiano guardare ad un futuro di progresso in Europa e in Italia orientato a tutelare i diritti dei lavoratori, a promuovere l’occupazione, ad investire sulla scuola pubblica, nella cultura e nella formazione, a reprimere la criminalità organizzata, ad estirpare l’evasione fiscale, a tutelare l’ambiente e il paesaggio, a limitare le speculazioni finanziarie delle banche al fine di riportarle ad essere in primis anche luogo di accesso al credito per le imprese e garanzia per i piccoli risparmiatori. Il “No” è stato manifestazione anche di un disagio sociale profondo e sempre negato, espresso dalla faccia triste del Paese composta da fasce di popolazione sempre più povere, escluse, diseredate di una speranza di un futuro migliore per sé e i propri cari. Questo disagio, fuggendo da posizioni di populismo e razzismo, dovremo intercettare per dare risposte concrete, serie e credibili.

Chi ha lanciato la campagna referendaria per avere con la vittoria del “Si” un plebiscito sulle proprie politiche di governo e su di sé è rimasto sconfitto: una sconfitta autoprodotta, la cui attuale crisi di governo e l’attuale empasse istituzionale ne sono gli effetti. La sconfitta non è di una persona, ma di un progetto politico: quello dell’uomo solo al comando, che ha dichiarato la sua ostilità ai corpi intermedi dell’organizzazione sociale e politica del Paese.

Gli elettori non hanno ceduto al ricatto e alla paura: la democrazia non si è piegata per garantire la stabilità e la governabilità; gli elettori hanno dichiarato con il voto referendario di domenica che ci sono e vogliono decidere direttamente chi li deve rappresentare.
 





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-12-2016 alle 14:56 sul giornale del 12 dicembre 2016 - 722 letture

In questo articolo si parla di referendum, politica, senigallia, La Città Futura

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Quella della Boschi era una riforma fatta molto male che solo una comunicazione inesatta ha tentato di fare passare come un miglioramento rispetto alla costituzione attuale.
Per fortuna, la costituzione, che prevede un referendum confermativo per le modifiche non condivise da un'ampia maggioranza, ha i suoi anticorpi.
I tentativi di modifica della costituzione a colpi di maggioranza violano infatti il principio che la costituzione, essendo il testo fondamentale del vivere comune, deve essere condivisa.
Ricordiamoci che padri costituenti, democristiani, liberali, socialisti e comunisti assieme, ci hanno messo due anni per scrivere la nostra costituzione che un'improvvida riforma avrebbe guastato in moltissimi aspetti (migliorandone pochi e marginali, specchietti luccicanti di scarsa rilevanza come l'abolizione del CNEL).
Per fortuna gli italiani hanno capito che cambiare in bene è un conto, cambiare in peggio è un altro e a quel punto meglio non cambiare.

PS Con questo si chiude la mia attività di commentatore. Nel bene o nel male.
Il fatto è che i tempi sono cambiati, i commenti anonomi sui siti erano nati per permettere la libertà di fare commenti, nel rispetto delle idee altrui, senza però temere ripercussioni da parte dei potenti di turno.
Ciò non è più possibile in quanto gli editori (anche di VivereSenigallia) si trovano a dovere effettuare censure preventive per evitare il rischi di querele, e così i commenti anonimi vengono pubblicati in così grande ritardo da non servire più.
Tra l'altro la minaccia di querela è stata recentemente utilizzata da uno dei potenti locali proprio durante la campagna elettorale, nonostante VivereSenigallia ricorra già alla censura, sia sui commenti anonimi che su quelli non anonimi.
A questo punto è inutile perdere tempo a commentare se l'unico risultato è mettere nei guai la redazione.
E' uno spazio di libertà che si è chiuso, non per colpa della redazione; ne prendo atto e conseguentemente abbandono e chiudo il mio account.

Scusa Brenno, ma i tuoi commenti vanno online in tempo reale. Quale è il problema?

Egregio Brenno,
non mi pare ci siano particolare censure, eccetto casi ovvi di commenti cinici e/o particolarmente sconcertanti.

La pubblicazione avviene, in genere, appena i redattori leggono i commenti, il che, naturalmente, può richiedere qualche ora.

A meno che, ovviamente, non si pretenda i redattori stiano h24 davani al computer, il che mi pare insensato.

Detto questo, è ben peggio che alcuni commentatori aggrediscano sul piano personale altri commentatori senza, peraltro, andare all'oggetto della questione.

Ci sta anche questo, la libertà di parola in rete non obbliga alla razionalità e alla logica.

Detto questo,
il referendum va preso per quello che è, per un'espressione degli italiani.

Quando il quesito prevede due risposto, come in genere avviene in italia, si può vincere o perdere, come nella vita.

Non ho ben capito perchè si sia dimesso renzi, lasciando, magari, la boschi e alfano, due ministri disastrosi.

E' proprio vero, sono peggio alcuni commentatori che aggrediscono sul piano personale.
Per il resto, mi pare di avere letto sempre in tempi abbastanza rapidi i commenti di Brenno, senza alcuna censura se non di modo: cioè che seppure sconsigliati si possono tranquillamente vedere.
Diverso sarebbe se ricevesse velate minacce per quello che scrive.