Jessica Bertolini contro il convegno di Perugia: "Accuse inventate per distruggere la vita di mio marito Alessandro"

Jessica Bertolini 03/12/2016 - Ho deciso di scrivere queste poche righe dopo aver appreso della programmazione di un convegno, dal titolo “Libere di scegliere?”, svoltosi il 24 novembre scorso presso l’Università degli studi di Perugia e che ha visto come intervenuti, tra gli altri, mio padre, Marco Bertolini, assieme al suo avvocato.

Voglio subito chiarire che anche io mi schiero contro la violenza a danno di noi donne, ma non posso non richiamare l’attenzione su quei casi, purtroppo tutt’altro che occasionali, in cui le denunciate violenze sono in realtà inesistenti, essendo utilizzate solo per distruggere la vita del malcapitato destinatario (come nel caso di mio marito, Alessandro); denunce inventate che, inoltre, insultano vergognosamente chi una violenza l’ha invece subita davvero.

Appena ho saputo di questo evento (a mio avviso nuova iniziativa strumentalmente messa in atto dai miei genitori), mi sono sentita ancora una volta profondamente offesa e sfregiata e, per tale motivo, ho diffidato formalmente i responsabili dell’Università a dare il via al convegno. La mia scelta è stata dettata dal fatto che, in quella sede, si sarebbero trattati – con l’ormai abituale ottica distorta e non imparziale della mia famiglia – fatti inerenti ad un processo ancora in corso e, soprattutto, si sarebbe parlato di me come vittima di mio marito, Alessandro, nonostante che io – ormai da tempo – urli a gran voce la sua totale innocenza, in quanto, da sempre, io mi reputo assolutamente libera di prendere scelte autonome ed indipendenti e, in definitiva, fermamente desiderosa di continuare a vivere felicemente la mia vita con lui.

Tuttavia, nonostante il mio dissenso, l’iniziativa si è comunque svolta, perché i miei genitori, ancora una volta, hanno sacrificato la mia volontà e il mio bene, mettendo in pubblico circostanze attinenti alla mia vita privata, pur di proseguire la loro fantasiosa accusa contro mio marito, Alessandro. Tant’è vero che, nonostante l’evento fosse stato presentato come pubblico, in un primo tempo è stato negato l’accesso alle telecamere a cui io avevo dato l’incarico di filmare l’incontro (anche per rilevare qualsiasi eventuale dichiarazione illecita o menzognera che sarebbe potuta emergere); e solo dietro mia prospettazione di far intervenire la forza pubblica, le telecamere (ad evento però orami iniziato) sono state fatte entrare nel luogo in cui si stava svolgendo l’evento.

Ciò ad ulteriore dimostrazione dell’accanimento nutrito contro di me, Alessandro e la sua famiglia, i quali sono stati dipinti, ingiustamente, dai miei famigliari, come delle persone di cui diffidare, ma nessuno, ad esempio, ha mai detto che mio fratello, Simone, è stato recentemente raggiunto da un decreto penale di condanna (non definitivo, per carità) per il reato di diffamazione aggravata e continuata a danno proprio di mio marito, Alessandro; a dimostrazione del fatto che chi sbandiera le cose in piazza – come la mia famiglia – non necessariamente è dalla parte della ragione e senza “macchia”…

Sono ormai stanca dell’ostinata, cieca ed ingiusta persecuzione che i miei genitori hanno messo e stanno mettendo in atto contro di me ed Alessandro, per il solo fatto di non accettare la nostra unione, ma, al contempo, voglio dirlo chiaramente, tutto quanto la mia famiglia mi e ci sta facendo subire mi sta dando ulteriore forza per lottare al fianco di mio marito, Alessandro, fino a che la verità non emerga nell’unico luogo, serio, in cui deve emergere: in tribunale.

Ringrazio pubblicamente le tantissime persone che ci hanno manifestato la loro vicinanza ed il loro affetto.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-12-2016 alle 22:26 sul giornale del 05 dicembre 2016 - 7380 letture

In questo articolo si parla di cronaca, Jessica Bertolini

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luigi alberto weiss

04 dicembre, 09:34
Perchè i protagonisti di questa vicenda non la smettono con questa continua "messa in piazza" delle loro cose? Che scopo ha questa guerra? Pubblicità?

Credo, Luigi, che l'attenzione mediatica faccia parte della strategia dell'accusa.
I Bertolini hanno perso una figlia e stanno cercando di attirare la maggior visibilità sulla vicenda.
La controparte, ovviamente, si difende.

Se le accuse fossero vere i Bertolini con l'attenzione mediatica ottenuta avrebbero già raggiunto il maggior risultato: nessuna violenza domestica è più possibile.

Non ho prove per la prossima frase, mi baso solo su mie impressioni.
Questo comunicato non lo ha scritto Jessica ma Alessandro: le parole usate e la sintassi sono le sue.




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