Referendum: Mangialardi, 'Votare Sì per consentire all’Italia di riprendere in mano il proprio destino'

maurizio mangialardi 01/12/2016 - Alla fine di una lunga campagna referendaria, domenica 4 dicembre gli italiani si troveranno davanti a un bivio: da un lato il cambiamento e lo sguardo volto al futuro, dall’altro la conservazione e una Nazione arrancante nel fango della palude.

Si tratta di un’occasione fondamentale per l’Italia di riprendere in mano il proprio destino, ed è bene che di ciò tutti ne abbiano piena consapevolezza. Quella consapevolezza che, purtroppo, in questi mesi non è stata favorita da un serio approfondimento della riforma costituzionale.

In generale, infatti, la discussione non si è sviluppata, come sarebbe stato più corretto e opportuno, sul Sì e sul No, ma piuttosto sul Sì e sull’Anti, portando inevitabilmente il confronto sul fuorviante terreno dello scontro frontale, con l’obiettivo di strumentalizzare i contenuti del referendum per dividere gli italiani sul giudizio politico riguardante l’azione del governo.

Posso comprendere chi, in maniera dogmatica, ha scelto la via della difesa a oltranza della Costituzione da ogni tentativo di riforma. Ma correttezza avrebbe voluto che gli stessi si ricordassero, e ricordassero ai propri elettori, come la Costituzione, dal 1993 in avanti, avesse già subìto diverse modifiche, producendo indubbi benefici, ma anche risultati controversi.

Il punto vero è che oggi, di fronte alle sfide del mondo globalizzato, questa riforma dà importanti risposte, senza intaccare minimamente i dodici princìpi fondamentali che costituiscono l’architrave della nostra Costituzione, i quali ispirano costantemente il nostro agire quotidiano (nella difesa del diritto al lavoro, nella tutela dell’uguaglianza contro ogni tipo di discriminazione, nella promozione della cultura e della ricerca scientifica, nel perseguimento ostinato della pace) e che difenderemo strenuamente, come personalmente ho sempre dimostrato, fatto, da ogni attacco.

Ma questo non c’entra con la necessaria modernizzazione che passa dalla semplificazione del nostro modello istituzionale e il rafforzamento del Parlamento, attraverso il superamento di un bicameralismo paritario ormai anacronistico, proposta che peraltro da oltre un trentennio è presente nei programmi elettorali di quasi tutti i partiti, e che per nulla al mondo, se si è intellettualmente onesti, può essere scambiato per una restrizione degli spazi democratici. E non c’entra neppure con l’auspicata e universalmente invocata riduzione dei costi della politica.

Affermo ciò in maniera inequivocabile, anche sulla base della mia esperienza di sindaco che, come gli altri sindaci italiani, è chiamato a dare ogni giorno risposte immediate alla città, è costantemente in trincea per reperire le risorse a favore della comunità, in particolare delle fasce più deboli della popolazione, ed è costretto a fare i conti con le lentezze burocratiche che non tengono conto dei bisogni delle persone.

Si può discutere di tutto, ma non mistificare i fatti. E i fatti dicono che se il Sì vincerà solo il 3% delle leggi sarà discusso in sede bicamerale, le competenze tra Stato e Regioni saranno più chiare, abbattendo così i ricorsi (ben 1500 quelli presentati dal 2001 a oggi) che rallentano l’attività legislativa, e i parlamentari saranno finalmente ridotti a un numero più consono e in linea con quello degli altri Paesi europei, con significativo risparmio per le casse pubbliche.

Una rivoluzione per un Paese come l’Italia, che rischia di affondare nel mare di inefficienze, disfunzioni e, perché no?, privilegi, che ne stanno segnando drammaticamente il declino.

Una rivoluzione che domenica gli italiani, se lo vorranno davvero, potranno fare per sé stessi e per i propri figli nella cabina elettorale votando Sì. Sapendo, aggiungo, che se dovesse prevalere il No avremo solo una certezza che tutto resterà così com’è, immutato e immutabile per almeno altri dieci anni, con sistema istituzionale bloccato e il numero di parlamentari più alto d’Europa.

Un tempo che l’Italia non può certo permettersi, oltre il quale restano solo le varie facce dell’antipolitica: quella avversa alla democrazia, che considera le istituzioni repubblicane nate dalla Resistenza delle mere scatole vuote, quella intollerante e xenofoba dei predicanti di odio verso ogni forma di diversità, quella tutta luccichii e paillettes che ha tolto al nostro Paese ogni prestigio internazionale. Insomma, l’antipolitica che non vuole cambiare per scommettere sul fallimento dell’Italia e su esso continuare a prosperare.

Dunque, domenica 4 dicembre diciamo Sì per cambiare davvero, per ridare speranza e per guardare al futuro.


da Maurizio Mangialardi
sindaco di Senigallia



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-12-2016 alle 16:24 sul giornale del 02 dicembre 2016 - 671 letture

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luigi alberto weiss

01 dicembre, 17:51
Ma il signor sindaco parla perchè ubbidisce al partito o perchè è convinto di ciò che dice? Ha davvero consapevolezza dei tempi di approvazione di una legge? Ha presente quanti pochi giorni sono occorsi, ad esempio, per varare la legge Fornero o quanti, più di recente, contro lo spreco alimentare? Nei suoi occhi c'è davvero una Italia (compresa Senigallia, naturalemnte) in mano a "forze oscure" che ne condizionano e ne ostacolano la crescita? Non capisce che lui è un uomo delle istituzioni, prim'ancora che una pedina di partito e che pertanto farebbe bene ad astenersi da proclami come questo, anche offensivi in certe parti, perchè lui rappresenta TUTTA la comunità e non solo i suoi adepti?
Me lo lasci dire: è questa Italia che si fa "casta" che domenica va bocciata insieme alla sua de-forma costituzionale, questa Italia da "amici degli amici" che brucia risorse economiche e talenti intellettuali per la conservazione del proprio potere.

I casi sono due, o mangialardi non ha letto la riforma o non l'ha capita:

1. Il senato ha il diritto di veto entro dieci giorni;

2. I deputati verranno votati alle politiche mentre i senatori verranno nominati dai consigli regionali, ovvero durante le amministrative.

Adesso sia la camera che il senato vengono eletti simultaneamente, un partito che ha la maggioranza alla camera l'ha anche al senato.

Dopo, invece, sarà possibilissimo che il pd controlli il senato (dato che governa la maggioranza delle regioni) mentre alla camera la maggioranza ce l'avrà un altro partito.

E come cavolo si fa a parlare di maggior stabilità?

Certo, se il Pd varerà un'altra legge elettorale truffa sul modello del porcellum i problemi non ci saranno, comunque si pappa tutto il pd, prescindendo dai risultati elettorali.

Ma in OGNI altro caso l'instabilità aumenta.

Ah, caro sindaco,
" le istituzioni repubblicane nate dalla Resistenza" le state cambiando voti del pd, non gli altri, quelli dell'antipolitica.

Siete voi del PD, che con i vari Ricci, Renzi e persino lei non avete fatto nulla di altri che i politici, spesso senza neanche una laurea in materie tecniche.

Ergervi a principi della democrazia quando per voi è solo un mestiere, e fate di tutto per mantenervelo, fa sganasciare dalle risate.

A voi interessa solo la poltrona, semplicemente perchè o non avete fatto altro in vita o non sapete fare altro.

Lei parla facile da un palco, come fa ricci e renzi.

Scendete dai palchi e fate conferenze con esperti e vedremo la vostra preparazione.

Renzi, la sua mancanza, l'ha dimostrata contro Zagrebelsky, che lo ha trattato come un bambino un po' scemo.

E ho detto tutto.

p.s.:
In democrazia si dovrebbe dire "per consentire agli italiani (e non all'italia) di riprendere in mano il proprio destino", ma a voi del pd degli italiani non frega nulla, eccetto infinocchiarli prima delle elezioni.

Complimenti per il ponte 2 giugno, che forse è di sua competenza più che la costituzione, dato che non mi risulta lei sia laureato in legge.

Che uno che voglia cambiare la costituzione tiri in balle la resistenza fa capire quanto siate maliziosi nelle vostre scelte.

Si ricordi, siete voi che state insultando la costituzione, per meri interessi politici, non gli altri, a cui piace cosi com'è.

Forse un giorno lo capirà.