Chiaravalle: omaggio al senigalliese Candelaresi e al cineforum degli anni '70

Giorgio Candelaresi e il Cineforum a Chiaravalle 29/11/2016 - Il 29 novembre è stata conferita la cittadinanza onoraria a Giorgio Candelaresi; con l’occasione vorrei fornire delle informazioni riguardo l’illustre futuro riconcittadino.

Giorgio Candelaresi è famoso per la vicenda del cineforum del teatro di Chiaravalle degli anni 70. Poichè il fatto è diventato leggenda il mio contributo di testimone di parte può servire a ricondurlo ad una più realistica narrazione, anche per riguardo di quanti lo conoscono solo per sentito dire. Erano gli anni del cinema militante, di ispirazione radicale o comunista, di denuncia contro i poteri in genere ma in particolare democristiano ed ecclesiastico. Si trattava di film che volevano cogliere ed alimentare i fermenti di evoluzione sociale e politica, culminati tra il 1974 e 75, resi spasmodici dal miraggio allora attuale di ascesa al potere da parte del PCI, il famoso “sorpasso”. Registi ed attori erano disposti a girare l’Italia come missionari per partecipare a discussioni sui messaggi dei loro film.

La straordinaria bravura di Giorgio è stata quella di intercettare questa carovana e di dirottarla su Chiaravalle. Il difficile era iniziare; come ci sia riuscito lo sa solo lui; ha scritto che il suo interesse per il cinema risaliva a molti anni prima e che attraverso amicizie era in qualche modo entrato nel suo mondo. In quanto alla pratica del dibattito, l’aveva già sperimentata, con un pubblico essenzialmente composto da studenti, nella sala del cinema parrocchiale con film ispirati non al filone politico ma quello esistenziale di Ingmar Bergman. Le chiavi del successo del cineforum di Chiaravalle stavano nel 1) clima politico, 2) disponibilità dei registi e attori a venire a Chiaravalle, 3) il pubblico. Il pubblico era numeroso perché la presenza di ingenui gladiatori morituri tipo Lucchini, Emiliano…, e soprattutto la loro regolare caduta nelle reti di un dibattito confusamente gestito nei tempi e nella successione degli interventi, esaltava il pubblico del tempo, che accorreva alla festa anche dai dintorni, con grande soddisfazione del gestore del cinema del teatro Perugini.

I registi e gli attori, se non erano pronti ad accorrere, come era loro solito, erano sottoposti alla straordinaria determinazione che Giorgio usa mettere in quello che fa; ne sa qualcosa Carla Gravina posta sotto assedio perché il suo compagno Volonté sembrava recalcitrare. Nell’insieme il cineforum produceva vantaggi solo per certi settori della politica, ma non si può dire che Giorgio fosse di parte, è che non se ne rendeva conto, tutto preso dall’esaltante ruolo di direttore d’orchestra: i musicisti e la musica erano quelli che il pubblico gradiva giustificando il suo successo; a conferma si deve dire che l’amministrazione del Comune era diffidente perché, talmente salda nello statu quo, non vedeva di buon occhio fermenti alla mercè di un socialista, col riscio che sfuggissero di controllo, come pure è capitato nell’occasione che ha provocato la reprimenda di Napolitano. In quanto al fattore, il quadro politico, è da dire che la parabola del cineforum è terminata col ristabilirsi degli abituali rapporti di forza tra DC e PCI a livello nazionale, con raffreddamento dell’interesse del pubblico e dei cineasti annunciato dal fallimento su scala nazionale di “Todo modo” del 1976.

Anche dopo Candelaresi si è tentato di protrarre la stagione del cineforum a Chiaravalle, ma non è colpa della Tosto se gli interpreti di turno imploravano inutilmente che qualcuno andasse a contraddirli nel freddo di una sala semideserta. Vorrei aggiungere una episodio che mi ha coinvolto di persona. Facevo parte del consiglio di amministrazione della Biblioteca comunale, organizzatore del cineforum, speditovi dalla DC. In una riunione in cui mi proponevo di discutere la ridistribuzione dei proventi propagandistici del cineforum, anche lavorando sulla programmazione cinematografica, tutti erano in spasmodica attesa del gestore Perugini, che doveva indicare la prossima pellicola, anche tenendo conto di quanto poteva promettere per le sue casse. Quando finalmente arrivò io subito gli chiesi a quale titolo fosse lì; lui, che si era appena seduto accanto all’uscio si alzò di scatto e fuggì come un lampo lasciando nello sgomento quasi tutti i presenti. Se posso raccontare le mie memorie è perché sono sopravvissuto al linciaggio subìto nel primo consiglio comunale successivo. Per concludere: stimo molto Giorgio Candelaresi, amico da sempre, e sono convinto che l’attribuzione della cittadinanza onoraria faccia onore soprattutto a Chiaravalle.

Aldo Brandoni, cittadino chiaravallese





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-11-2016 alle 09:49 sul giornale del 30 novembre 2016 - 598 letture

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Aldo Brandoni

02 dicembre, 18:56
Mi rendo conto che il contenuto dell'articolo non corrisponde al titolo che gli è stato dato di "omaggio", essendo nato come testimonianza di un fatto, volutamente priva di giudizi di valore. Sono ben lieto di sanare la discrepanza evocando la fama che il cineforum di Chiaravalle degli anni '70 è stato un evento di enorme rilevanza aggiungendo di mio che non si è verificato ad Ancona o a Pesaro o a Macerata né a Jesi o Senigallia, ma a Chiaravalle solo per la geniale intuizione, gli strumenti culturali e le abilità artigiane di Giorgio Candelaresi.