Referendum: 'Io voto no', 'E' sbagliato cambiare per avere una riforma costituzionale peggiore'

Referendum Costituzionale 24/11/2016 - L’attuale Costituzione ha garantito negli anni un importante sviluppo del nostro Paese sotto il profilo economico, civile e sociale.

E’ dunque giusto e necessario VOTARE NO, perché nessuna Nazione può permettersi una Costituzione malfatta. Questi sono i giorni decisivi e molti elettori indecisi sono frastornati dalla propaganda di generico “cambiamento” ripetuta fino alla nausea. Questa riforma è così malfatta e pasticciata da far dire apertamente ad alcuni sostenitori del Si che daranno il loro voto “turandosi il naso”!

Elenchiamo i 10 punti decisivi per cui VOTARE NO e compiere un atto di saggezza:

1. Il nuovo Parlamento sarà composto, per gran parte, da membri non eletti, ma nominati dai Partiti (i 2/3 dei deputati, col meccanismo dei capilista bloccati e tutti i senatori).
2. Il Senato non viene abolito; rimane composto da consiglieri regionali e sindaci, che sono stati eletti nei loro territori e sono quotidianamente impegnati in tutt’altre funzioni, diverse da quella dicomporre il Senato e che rischiano, in questo modo, di svolgere male entrambi i compiti.
3. In un Senato non eletto dal popolo si restringono gli spazi di democrazia e di partecipazione. Ci sono, in occidente, spazi ed esempi di autonomie territoriali, ma quello previsto dalla riforma non è neanche un Senato sul modello di quello tedesco: in Germania infatti nel Senato siedono i Presidenti delle Regioni.
4. Non è affatto abolito il bicameralismo perfetto: la “navetta”, che una legge compie tra Camera e Senato, rimane per almeno dieci diversi procedimenti legislativi. Aumenta in tal modo la confusione di funzioni tra le due Camere, con un notevole incremento di lavoro per la Corte Costituzionale, che sarà chiamata a dirimere la conflittualità e le controversie tra Camera e Senato.
5. La riforma non riduce i costi. Non è vero che con il nuovo Senato si risparmiano 500 milioni di euro. Il risparmio reale sarebbe minore di 50 milioni di euro.
6. La riforma costituzionale è strettamente legata alla legge elettorale. Nell’attuale scenario politico un partito che consegue al primo turno il 25% dei voti, potrà avere una maggioranza spropositata alla Camera con oltre il 50% dei seggi e, quindi, eleggersi i giudici costituzionali, imporre il Presidente della Repubblica ed altro.
7. La riforma non garantisce la sovranità popolare. Con l’attuale legge elettorale i capilista sono eletti obbligatoriamente a prescindere dalla volontà degli elettori a cui viene sottratto il diritto di esprimere preferenze dentro la lista di riferimento.
8. E’ una riforma contro le autonomie locali e regionali. L’assetto regionale della Repubblica uscirebbe da questa riforma fortemente indebolito, quasi del tutto privo di ogni spazio legislativo e di reale autonomia. La riforma costituzionale, in particolare, sottrae alle regioni decisioni in materia ambientale e di governo del territorio, non modificando affatto la governance della sanità in quanto la programmazione, l’organizzazione e la gestione dei servizi rimangono in capo alle regioni stesse, lasciando intatti i ventuno diversi sistemi sanitari locali. E’ assolutamente falso e strumentale che la riforma omogenizzi le cure per le malattie oncologiche: i farmaci, già oggi, vengono distribuiti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale.
9. Nel nuovo Parlamento, il Premier non si ritroverà di fronte alcun contropotere. Nessun controllo “esterno”: il Senato, così come pensato, non può controbilanciare la Camera in mano al capo del governo.
10. Riteniamo, infine, che la Costituzione debba essere sottratta alla demagogia sui costi della politica. I costi, se si vuole davvero, si possono tagliare con leggi ordinarie lasciando in pace la Costituzione.

Per questi semplici motivi è giusto e necessario votare e far VOTARE NO a una riforma pasticciata, messa insieme con superficialità, che ben undici ex presidenti della Corte costituzionale (trasversalmente di centrodestra e di centrosinistra) hanno giudicato cattiva, sottolineando che indebolisce anche il potere di controllo del Parlamento. Il NO è la vera scelta democratica per il cambiamento.

Davide Anzalone (Zanza)
Stefano Bascone
Michele De Gregorio
Camilla Fraboni
Paolo Franceschini
Daniele Genovali
Leonardo Giacomini
Glauco Gianfranceschi
Stefano Giuliodoro
Marco Lion
Patrizia Lo Conte
Claudia Mancinelli
Fabio Marcantoni
Nicola Marcantoni
Massimo Marchini
Carlo Massacci
Alessio Messersì
Daniele Palestrini
Rodolfo Piazzai
Roberto Primavera
Nando Quagliarini
Rodolfo Ratiglia
Tommaso Ratiglia
Euclide Sartini
Marco Severini
Umberto Solazzi
Andrea Valenti
Catia Ventura

Quanti si riconoscono in questi principi e vogliono aderire all’appello a sostegno del no possono inviare la loro adesione all’indirizzo iovotono.senigallia@gmail.com





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-11-2016 alle 12:50 sul giornale del 25 novembre 2016 - 982 letture

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