Amati (PD): Il mio no alla Riforma Costituzionale

silvana amati 19/11/2016 - Uno dei punti fermi della mia vita politica ed istituzionale è stata la difesa della nostra Costituzione, da tanti considerata la più bella del mondo, che certo andrebbe prima di tutto interamente applicata.

Dal 1994 ho aderito all'appello di Dossetti all'allora sindaco di Bologna Walter Vitali e con Carlo Emanuele Bugatti ed Enrico Moroni abbiamo dato vita al primo comitato italiano per la difesa della Carta , tanto che conservo gelosamente la lettera che allora Dossetti ci scrisse invitandoci a Monteveglio.

Poi le opportunità che la mia vita istituzionale mi ha offerto mi hanno consentito di dibattere nel merito molti tentativi di cambiamento. Così da presidente della Conferenza dei Presidenti dei Consigli Regionali Italiani mi sono spesa già nella bicamerale D'Alema contro l'elezione diretta dei presidenti delle giunte regionali e contro la modifica del titolo quinto .Modifica , che fu votata allora a stretta maggioranza e che si rivelò poi foriera di quei problemi che avevamo denunciato. Infatti viene oggi proposta nuovamente a modifica come se cambiare la Carta sia cosa da fare e disfare.

Conseguentemente nel 2001 ho votato No a quel referendum costituzionale.

Ma in tanti hanno continuato a predisporre modifiche che alteravano l'assetto scelto dai Padri Costituenti e così siamo giunti alla modifica proposta nel 2006 dal Governo Berlusconi, più nota come devolution.

In quel caso fu compreso e condiviso l'attacco che veniva mosso al cuore dello Stato e il referendum di allora raccolse il No corale di una grande maggioranza degli italiani. Colpisce non poco che nessuno oggi voglia ricordare quella netta espressione della volontà popolare.

A presiedere e coordinare i comitati contro la devolution era stato scelto il presidente Oscar Luigi Scalfaro e con lui, al Senato, sono stata promotrice di un disegno di legge con il quale si intendeva rendere più rigido l'articolo 138. Un articolo che viene usato orami come facile grimaldello per qualunque cambiamento.

Poi c'è stata la crisi economica di questi anni e con essa le sempre crescenti difficoltà della politica che non era in grado di rispondere prontamente come si chiedeva alle difficoltà della gente e all'asprezza della vita quotidiana.

Certo queste circostanze, difficilmente imputabili a questioni solo interne al nostro Paese, hanno allontanato i cittadini dalle istituzioni consentendo la crescita di un disagio grande. Questo è stato il vero carburante di quella antipolitica che alla denigrazione mai ha sostituito l' indicazione di risposte concrete ai tanti problemi aperti.

Dovremmo tutti sapere, perchè c'è stata l'esperienza dell'avvento del fascismo e del nazismo, che la risposta non può essere lo stravolgimento delle istituzioni democratiche sancite dalla Costituzione per cercare maggioranze governative stabili slegate dal voto popolare.

Questo sottintendono le profonde modifiche costituzionali, che ho contrastato in Aula al Senato con il voto. Il mio agire è stato sempre sommesso per non dare la sponda a strumentalizzazioni.

Prima quella portata avanti dal governo Letta e non conclusa per la caduta del medesimo e poi l'attuale .

Di quest'ultima anche il percorso istituzionale è stato lacerante.

Tante le forzature nei tempi oltre che sui temi, sempre con l'idea della autosufficienza di una maggioranza risicata, spesso col il voto ottenuto in un'Aula semivuota per l'abbandono delle opposizioni. Quanto di più lontano da un sincero spirito costituente.

E'il merito però che più preoccupa .

La falsa concezione che tutti i mali del sistema stiano nelle presunte lentezze di un bicameralismo che non è affatto la casa dei ritardi, se è vero come è vero che di tutte le norme votate in questi 3 anni mancano ben 300 decreti attuativi per renderle efficaci. Decreti attuativi che questi spettano al governo.

Ritardi e rimpalli sono frutto delle indicazioni della politica sulle istituzioni.

Le enfatizzazioni di risparmi sono risibili nella realtà con la trasformazione del Senato nella cameretta di consiglieri regionali e sindaci.

Meno di 50 milioni per una istituzione che resterebbe simulacro di antiche memorie, dove restano comunque in attività le 750 unità di personale che certo non avranno molto da fare. Un vero spreco di competenze.

Poco significativa la presenza dei rappresentanti delle Regioni, scarsi in numero e poteri, visto che è rimasta in vita la Conferenza Stato/Regioni.

Tanto potrei ancora riferire ma credo basti infine la riduzione del diritto di voto ai cittadini e alle cittadine visto che alle prossime elezioni politiche la scheda del Senato , se passa questa riforma, non ci sarà.

Di questo mio convinto NO alla riforma un unico dispiacere, che la personalizzazione della politica in questo referendum lo faccia omologare con un No al Governo.

Questo Governo l'ho correttamente sostenuto in ogni occasione e con in tanti voti di fiducia in Aula, ma qui si tratta di mettere mano o meglio manomettere la Carta Costituzionale .

Ricordando Dossetti non posso non ricordare il cimitero dove è sepolto che è quello di montagna dell'ultima strage di Marzabotto.

Lì si coniugano visibilmente Resistenza, Repubblica e Costituzione.

Nessuno potrà convincermi che cambiando 47 articoli della seconda parte della Carta non si alteri anche la prima parte, sulla quale certo si regge il nostro sistema democratico. Nessuno può chiedermi di non difendere le istituzioni ed il diritto al voto da parte dei cittadini.





Questo è uno spazio elettorale autogestito pubblicato il 19-11-2016 alle 12:41 sul giornale del 21 novembre 2016 - 14462 letture

In questo articolo si parla di referendum, politica, spazio elettorale autogestito

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luigi alberto weiss

19 novembre, 13:56
Complimenti sinceri per la coerenza ideale, politica e morale, che fa onore a lei e al Senato. Voglio augurarmi che la sua voce autorevole venga ascoltata da molti e che molti la seguano nella scelta di respingere questa riforma che uccide il pluralismo e la sovranità popolare, togliendo agli italiani il diritto di voto per il Senato.

È bello che dopo 80 articoli per il sì ce ne sia anche uno per il no, e da un parlamentare dello stesso partito

Marco Bazzucchi

21 novembre, 06:28
Bellissimo parlare di Costituzione con i suoi diritti e doveri
Peccato che non siamo tutti uguali per la Costituzione stessa
Possiamo parlarne quando vuole dopo il 5 gennaio
O subito via mail
Saluti

gino serretti

21 novembre, 06:34
Coerente e coraggiosa.

Non preoccupatevi, tra qualche anno, quando vi lamenterete della Politica ci sarò io a ricordarvi che l'opportunità di cambiare l'avete avuta, ma avete preferito sprecarla votando no.

Dragodargento non ha capito cosa riformano, della costituzione.

Glielo riassumo, in modo che riesca a capirlo.

1. Le due camere servono per evitare errori nel costuire le leggi. Se ne sparisce una chi garantisce che le leggi siano fatte bene? Nessuno.

2. Il senato non sparisce, viene ridotto, diventerà una "camera delle regioni" in mano, visti i risultati elettorali, al pd.

Tale "conversione", dunque, non serve a nulla se non a stabilizzre il potere del pd o garantirgli un paracadute in caso, ad esempio, vinca m5s alle elezioni politiche.

Ergo non serve al paese, ma al partito democratico.

3. La riduzione dei costi è una farsa, dato che i senatori continueranno a stabilire il loro compenso e, in 70 anni, gli unici che hanno rinunciato a parte dello stipendio sono i grillini.

Renzi gira l'italia sprecanco in tre anni, miliioni di euro per i viaggi di lusso con aerei e elicotteri di stato.

4. L'art. 7'0 è uno schifo, non ci si capisce niente, rispetto al chiarissimo di prima.

5. L'art. 92 non è stato cambiato, quindi il presidente del consiglio potrà essere un sindaco del pd non eletto da nessuno.

6. All'atto pratico questa riforma trasforma la repubblica parlamentare italiana in una repubblica 'presidenziale, senza, peraltro, obblicare il presidente ad essere eletto.

Si tratta della cosituzione più a destra, se vincerà il si, esistente in europa.

Costituzione modificata proprio per garantire al pd il potere anche se non venisse eletto.

Soltanto un fascista o un politicante può pensare che tale riforma sia democratica.

La costituzione di un paese non è una questione di moda, o di interessi elettorali, chi la cambia per questo dovrebbe essere internato a vita.

La piango, dragodargento, per la sua stupidità, pare diffusa in italia.

gasparino carbonaro

21 novembre, 11:13
Se la Costituzione è la legge fondamentale dello Stato il PLURALISMO è il fondamento della Costituzione. Qualsiasi cambiamento che comporti un maggior potere dell'esecutivo non solo è antidemocratico ,ma viola il fondamento della Costituzione stessa. E' nostra ferma convinzione che nessun essere umano è portatore di Verità ergo un uomo solo al comando fa letteralmente pena.Una vera riforma sarebbe quella che attribuisse -fatto salvo il dettato costituzionale- pieni poteri al Parlamento, l'unico organo eletto dal popolo. Al Governo dovrebbe essere precluso l'ingresso in Parlamento , per presentarsi quando convocato col cappello in mano.

Giancarlon Anselmi

21 novembre, 11:17
Faccio una premessa: sono sempre stato molto diffidente circa l’affermazione che le istituzioni italiane non funzionano. Ho invece pensato che non le istituzioni fossero inadeguate, ma inadeguati i partiti investiti dai cittadini del diritto di governare e gli uomini politici investiti di quelle alte responsabilità. In realtà le istituzioni della democrazia parlamentare hanno accompagnato il miracolo economico italiano degli anni 50 e 60 ed hanno consentito anche in anni più recenti di ridurre il deficit e di abbassare il rapporto debito/PIL. Alla prova esse non hanno funzionato male per circa un ventennio e per molti altri anni e la successiva “crisi” istituzionale è piuttosto da addebitare agli uomini e non alle regole istituzionali.
Per venire all'argomento "referendum" ritengo che la Costituzione Italiana, scaturita delle contingenze e delle temperie politiche di settant'anni fa, possa ragionevolmente richiedere un ammodernamento che permetta, oggi, tempi decisionali della politica più snelli di quelli di allora.
 La riforma costituzionale proposta non è perfetta, ma è un passo in avanti del Paese e i suoi avversari, a mio parere, hanno torto
Costoro, generalmente, mostrano una scarsa conoscenza della storia e non ricordano, o non vogliono ricordare, che la Costituzione è nata da un compromesso tra i partiti, sopratutto DC e PCI, all’Assemblea Costituente e, come tutti i compromessi, non potè generare un testo perfetto, ma un testo di mediazione (ricordo, per esempio, l’articolo 7 che ferì la sensibilità e le posizioni dei partiti laici).
Va evidenziato, inoltre, che il fronte del no è uno schieramento eterogeneo che va dall’estrema destra all’estrema sinistra i cui componenti, non tutti ma molti, dicono no a prescindere dall’esame del contenuto della riforma; il loro obbiettivo é solo quello di abbattere Renzi, compresa la minoranza PD con i D’Alema, i Bersani e soci, che con motivazioni diverse, credono di prendersi rivincite da sconfitte personali (poltrone europee, Congresso PD, primarie).
Sono per il no anche coloro che pur essendo favorevoli, in linea di principio, a riformare la Costituzione sono tuttavia contrari in merito al testo e ai difetti in esso rilevati, come ad esempio i professori Onida e Zagrebelski e altri.
Io non sono, ovviamente, un costituzionalista, di qualificati esperti ce ne sono in entrambi gli schieramenti, ma la mia personale opinione è che se la riforma ha qualche difetto, penso che ciò sia inevitabile, in quanto anch’essa è frutto di una necessaria mediazione derivata dai lunghi mesi di lavoro parlamentare, infiniti emendamenti su una materia assai complessa. Ma, come dice il Prof. Angelo Panebianco, se la nostra prassi democratica è, e deve essere, quella della discussione parlamentare e non quella autoritaria di un capo, allora bisogna rassegnarsi alle imperfezioni. Non esiste nessun progetto autoritario nel piano del governo - afferma Panebianco - ci sono molti interessi che alimentano la coalizione per il no, ma il punto è che in politica il buon senso è raro.
Desidero ricordare, a chi avrà la pazienza di leggere queste righe, che solo una leggenda ha fatto credere ad alcuni che la stessa sorte non toccò alla Costituzione vigente quando venne redatta dall’apposita Assemblea Costituente, votata a suffragio universale il 2 giugno 1946, contemporaneamente al referendum su Repubblica o Monarchia.
Che la Costituzione fu il risultato di un compromesso lo conferma il fatto che i 556 costituenti appartenevano a sedici schieramenti politici diversi. I lavori durarono dal 25 giugno 1946 al 31 dicembre 1947, ben oltre gli otto mesi previsti e con proroghe resesi necessarie per raggiungere un accordo. Le mediazioni parlamentari, a differenza che nelle dittature, inevitabilmente "sporcano" qualsiasi progetto, anche quelli che in origine sembravano perfetti.
Come dice il Prof. Sabino Cassese, non c’è nessuna "democrazia autoritaria" alle porte. Il governo sarà un po’ più forte (e un po’ più stabile ed efficiente), ma continuerà ad essere bilanciato da contropoteri che esistono oggi, ma non esistevano agli albori della Repubblica: il Parlamento, le Regioni, la Corte costituzionale, le istituzioni europee.
Concordo ancora con il Prof. Sabino Cassese: la riforma consente di correggere due situazioni che sono all’origine della lentezza e della farraginosità legislativa: il bicameralismo paritario, appunto, che ha reso sempre debole e incerta la navigazione dei governi, e gli effetti della sciagurata riforma del titolo V del 2001 che spostò dal governo centrale alle Regioni poteri e competenze che non avrebbero mai dovuto prendere quella strada e che mise i governi nella impossibilità di attuare politiche nazionali in alcuni ambiti cruciali.
Alcuni avrebbero preferito che il Senato fosse del tutto abolito, ma il Senato delle Autonomie è una vecchia proposta politica che risale agli anni 70/80 e ha comunque delle ragioni d’essere tanto più che si presenta con poteri molto limitati e al di fuori dell’iter legislativo ordinario. Certamente, considerato quello che è accaduto a livello di Comuni e di Regioni, è giusto auspicare che la qualità morale e di competenza dei componenti del nuovo Senato sia quella desiderata, ma chi scrive una riforma non può farlo in funzione delle persone.
Credo infine che, di fronte a una scelta così impegnativa e in una fase così difficile della vita nazionale e del contesto europeo, sia sopratutto necessario compiere una onesta valutazione di carattere complessivo: chiedersi cioè se, in termini generali, l'approvazione di questa riforma, che giunge, non dimentichiamolo, dopo trent'anni  di tentativi andati a vuoto, determini più costi o più benefici per il nostro Paese.
La mia opinione su questo quesito, al quale non credo sia lecito responsabilmente sottrarsi, è che i benefici risultano nettamente prevalenti.
Vi è da ultimo una considerazione politica per me assai importante e che vuole rispondere a quell’eterogeneo schieramento di coloro che vogliono votare no, unicamente per mandare a casa Renzi. E’ un argomento specioso che in parte lo stesso Renzi ha alimentato, commettendo un grave errore, qualche mese fa. Ora in caso di vittoria del no non so se Renzi si dimetterà, ma certamente sarà fortemente ridimensionato e si aprirà una fase di incertezza politica, che nell’attuale crisi non possiamo permetterci. Il problema non è la sorte di Renzi, di cui non sono un acritico sostenitore, ma il fatto che nel Paese non c’è in realta una proposta di governo alternativa che possa avere la credibilità per governare. Questo è un fatto inedito, che non è mai accaduto prima poiché ci sono sempre state delle soluzioni, magari contrapposte, ma possibili. La soluzione oggi non è certamente Grillo, bravissimo a raccogliere gli scontenti, ma che non sembra andare oltre gli slogan (vedi Roma), nè Salvini, nè Berlusconi, nè altri.
Dunque quando si andrà al referendum il mio voto sarà un ragionato SI .

Quindi la politica italiana fino ad ora va bene! Evviva, non me ne ero accorto!
Avrò sognato che in Italia cambia mediamente più di un presidente del consiglio all'anno? E che quindi in tutto il mondo non si sa con chi si deve parlare, e quando lo si trova è già troppo tardi perché il governo è caduto di nuovo.

Questa riforma garantirà un governo stabile che duri 5 anni, come in tutto il mondo. Questo conta, il resto sono chiacchiere di chi dall'ingovernabilità ha solo da guadagnare, perché difende interessi e privilegi di parte che un governo debole e instabile non può scalfire.

Pensateci bene prima di votare.

C'è un motivo per cui sono indeciso: su taluni argomenti quali l'eliminazione del CNEL (....che accidenti è il CNEL???) e il riportare alcune questioni attualmente in mano alle Regioni di nuovo allo Stato centrale, sarei tendenzialmente d'accordo.
Sulla questione del nuovo Senato in combinato disposto con la nuova legge elettorale (e comunque sulla possibilità di cambiare continuamente la legge elettorale, rendendo in un certo senso inutile ritrovarsi con una o due Camere) sono ancora scettico e mi sto informando.
Se fosse stato possibile avrei fatto tre referendum, ritengo che la cosa sarebbe stata più funzionale.

Però mi guardo bene dal definire stupida una persona solo perché non la pensa come me, per un minimo di rispetto.
Ho scoperto che passo per essere un "saccente" per come scrivo: strano, perché tendo a scrivere allo stesso identico "tono e stile" delle persone che scrivono prima di me.

Per avere più stabilità non serve stravolgere l'equilibrio tra i poteri, e lo dimostra il fatto che da 3 anni abbiamo un governo (tra l'altro presieduto da uno che non si era neanche presentato alle elezioni).

La politica italiana non va bene, ma soprattutto perché la politica non risponde ai problemi dei cittadini ed è autoreferenziale.

La riforma Renzi-Boschi rende la politica ancora più autoreferenziale di quanto lo sia adesso, la mette in grado di non rispodere che a se stessa, con il senato eletto dai politici tra di loro come già avviene per le province e con un parlamento che diventa subalterno al governo.

Se vince il sì spero che Dragodargento e gli altri sostenitori della "stabilità" non abbiano a pentirsi quando la loro e la nostra voce diventeranno ancora più irrilevanti di quanto non lo siano ora.

PS votate no anche se Renzi vi sta simpatico. Non è una questione di Renzi, i presidenti del consiglio passano, ma la costituzione resta per decenni.

luigi alberto weiss

21 novembre, 17:57
Due domande a TUTTI: perchè togliere il diritto di voto ai cittadini nella elezione del Senato? E' un passo avanti verso dove?

Luigi Schiaroli

21 novembre, 21:44
Parte della sinistra è pronta per l'ennesima volta ha mettere i coglioni fra incudine e martello.
Bravi, avanti popolo.......




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