Lodolini. Referendum: Perché Sì. 2. Riforma attesa da 30 anni, breve storia dei tentativi falliti

Emanuele Lodolini 17/11/2016 - Sono trent’anni, anzi di più, che si discute di riforme ed in particolare di superamento del bicameralismo paritario o perfetto che dir si voglia.

Negli ultimi tre decenni si sono succedute tre Commissioni bicamerali: la Commissione per le riforme Istituzionali (IX legislatura, 1983-1985, presieduta da Aldo Bozzi, liberale); la Commissione parlamentare per le riforme istituzionali (XI legislatura, 1992-1994, presieduta da Ciriaco De Mita e Nilde Iotti); la Commissione parlamentare per le riforme costituzionali (XIII legislatura, 1997-1998, presidente Massimo D’Alema, democratici di sinistra).
Se non bastasse, sono stati costituiti diversi Comitati governativi volti a promuovere iniziative di riforma: il Comitato Speroni (1994), il Comitato Maccanico (1996-1998), il Comitato Letta-Quagliarello (2013).
Dalla X legislatura in avanti (cioè dal 1987, si consideri che l’attuale è la XVII), in 15 dei 19 Governi che si sono succeduti c’è stato un ministro per le riforme. Dal 1994 presso la Presidenza del Consiglio esiste un Dipartimento per le riforme istituzionali.

Ecco, da oltre trent’anni, la politica italiana sta provando a modificare la Costituzione, senza riuscirci. La riforma approvata recentemente dal Parlamento, che sarà sottoposta ora al voto degli italiani, e che riguarda solo la seconda parte, finalmente soddisfa l’esigenza di rendere il funzionamento delle nostre istituzioni più adatto ad affrontare le sfide del tempo che viviamo. Dal superamento del bicameralismo paritario alla riduzione dei parlamentari e dei costi degli apparati politici, dal riequilibrio dei poteri tra Stato e Regioni al rafforzamento degli strumenti di democrazia partecipativa, tante sono le ragioni per cui chiediamo ai cittadini di votare Sì al referendum.

Nei suoi principi, nei diritti e doveri in essa contenuti, la Costituzione del 1948 è ancora un testo di grande attualità, inclusivo e anticipatore dei mutamenti avvenuti nella società italiana negli ultimi settant’anni. Questi aspetti non sono modificati dalla riforma: essa interviene solo sulla Seconda parte, che regola il funzionamento delle istituzioni. Già i Padri costituenti avevano individuato in essa alcune criticità e avevano auspicato successivi interventi, a favore della stabilità dei Governi e della velocità nell’approvazione delle leggi. Solo così i principi fondamentali contenuti nella Prima parte possono essere attuati efficacemente.


VOTO SÌ perché approvando questa riforma le Istituzioni e la politica daranno seguito agli impegni assunti da trent’anni: solo così potranno recuperare credibilità agli occhi dei cittadini.

P.S. Riforme costituzionali e ruolo del Senato nei documenti del  recente passato del Pd, Ulivo, Ds, Ecc Ecc


La riforma costituzionale su cui voteremo il 4 dicembre non nasce dal niente. È il frutto di una discussione lunghissima, fuori e dentro le forze di sinistra. Ecco un promemoria per quelli che pensano che la riforma nasca da Renzi (Renzi compreso) e per chi pensa che i documenti di partito non servano a nulla. C'è chi li legge e anche chi li conserva (come me purtroppo, che non so più dove metterli!). Come leggerete di seguito, questa riforma è in gran parte “nostra”.
 
- Nel 1996 l'Ulivo di Romano Prodi voleva:

superare il bicameralismo perfetto. Nel programma si legge: “Il Senato dovrà essere trasformato in una Camera delle Regioni, composta da esponenti delle istituzioni regionali che conservino le cariche locali e possano quindi esprimere il punto di vista e le esigenze della regione di provenienza. Il numero dei senatori (che devono essere e restare esponenti delle istituzioni regionali) dipenderà dalla popolazione delle regioni stesse, con correttivi idonei a garantire le regioni più piccole. Le delibere della Camera delle Regioni saranno prese non con la sola maggioranza dei votanti, ma anche con la maggioranza delle regioni rappresentate. I poteri della Camera delle Regioni saranno diversi da quelli dell'attuale Senato, che oggi semplicemente duplica quelli della Camera dei Deputati. Alla Camera dei Deputati sarà riservato il voto di fiducia al governo. Il potere legislativo verrà esercitato dalla Camera delle Regioni per la deliberazione delle sole leggi che interessano le regioni, oltre alle leggi costituzionali”.

- Nel 2001 Programma elettorale di Rutelli “Rinnoviamo l'Italia, insieme” pag. 26-27:

“L'ordinamento italiano va allineato a quello dei paesi europei di democrazia consolidata, studiando forme di partecipazione di Parlamento e Regioni alle decisioni comunitarie, e definendo modalità di raccordo tra Stato e Regioni per l'attuazione di normative e decisioni dell'Unione Europea il nostro nuovo ruolo internazionale ci impone inoltre decisioni rapide e tempestive laddove l'Italia sia chiamata ad assumere particolari responsabilità per la difesa e il consolidamento della pace e della convivenza civile. La prossima legislatura deve quindi portare a termine col concorso di maggioranza ed opposizione la modernizzazione istituzionale del paese in armonia con la costruzione dell'Europa politica.

Intendiamo garantire la trasformazione del Senato in una Camera  federale  coerente con la legge sul federalismo e corrispondente alle tradizioni del nostro paese. Ad un Parlamento riformato, autorevole nel suo ruolo di indirizzo e controllo, numericamente ridotto nel numero (la Camera federale non deve superare i 100) deve corrispondere un Governo con maggiore responsabilità ed autonomia con al centro il Primo Ministro, capace di svolgere un ruolo di coordinamento tra Stato centrale, Unione Europea e sistema delle Regioni e delle Autonomie”.
 
- Nel 2006 Programma elettorale di Prodi “Per il bene dell'Italia” pag. 5:

“Un nuovo Senato per regioni ed autonomie.
La riforma del titolo V realizzata nel 2001 dal governo di centro-sinistra ha ristrutturato profondamente lo Stato in senso autonomistico e pluralistico. La riforma federale, però, non si è compiuta: il centrodestra non ha infatti fatto seguire la predisposizione degli strumenti necessari. Bisogna coinvolgere le autonomie territoriali nella definizione dell'indirizzo politico nazionale.
Per fare questo è necessario completare la riforma superando l'attuale bicameralismo paritario ovvero istituendo un Senato che sia camera di effettiva rappresentanza delle regioni e delle autonomie. Su questo punto la riforma costituzionale del centrodestra imbroglia e complica le cose appesantendo il procedimento legislativo sul piano procedurale e creando un senato doppione della camera che consente l'eleggibilità di candidati sradicati dal territorio di riferimento e non realizza alcuna concreta rappresentanza degli interessi locali.
Noi intendiamo invece realizzare un efficace bicameralismo differenziato attraverso un Senato che sia luogo di effettiva rappresentanza delle autonomie territoriali.
Crediamo che i senatori debbano essere effettivi rappresentanti degli interessi del loro territorio. Il numero dei senatori sarà ridotto a 150”.
 
- Eravamo ancora Democratici di Sinistra quando il 27 giugno 2007 Walter Veltroni, nel discorso del Lingotto, disse:

“Perché se i parlamentari eletti direttamente sono 577 in Francia, 646 in Gran Bretagna, 614 in Germania e 435 negli Stati Uniti in Italia devono essere quasi mille tra deputati e senatori? Perché una legge per essere approvata deve passare una o due volte  in due rami del Parlamento? Perché il governo non può vedere approvate o respinte le sue proposte di legge in un tempo certo? Perché il Presidente del Consiglio non ha il potere di proporre lui al Presidente della Repubblica la nomina o la revoca dei ministri? Perché non ridurre a tutti i livelli la numerosità degli organismi elettivi? Perché una volta sviluppato tutto il necessario confronto in commissione non approvare la legge finanziaria senza lo stillicidio degli emendamenti in Aula?
Il parlamento sta andando in questa direzione. Ma bisogna fare presto. La risposta alle domande retoriche che ho posto è una sola, purtroppo. Perché molti in questo paese vogliono una democrazia debole, poteri istituzionali fragili, una politica al tempo stesso flebile e invadente.
L'Italia è diventato il paese in cui tutti a tutti i livelli hanno il diritto di mettere veti e nessuno ha il diritto di decidere”.
 
- Poi siamo diventati Partito Democratico e in occasione delle primarie del 2009 nella mozione Bersani (responsabile programma Walter Tocci) si leggeva questo:

“Il federalismo responsabile e solidale è la rotta da seguire per avvicinare le istituzioni ai cittadini. Esso affonda le radici nel patrimonio delle culture autonomistiche e popolari di cui siamo eredi. Le sfide per l'immediato futuro si chiamano attuazione del federalismo fiscale, razionalizzazione e riforma delle autonomie locali, trasformazione del Senato in Camera delle regioni e delle autonomie”.
 
- E ancora nel 2010, nei documenti e nei verbali dell'assemblea nazionale 21-22 maggio “Prepariamo giorni migliori per l'Italia”: Gruppo Istituzioni documento finale pag. 22-23

“Legge elettorale. Riformare la legge elettorale: restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, proporre una netta differenziazione tra il sistema elettorale della Camera, che deve favorire la costruzione nelle urne di una maggioranza di governo, e il sistema elettorale del Senato, che deve favorire la rappresentanza dei territori. Per la Camera un buon sistema elettorale sarebbe quello a impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali. Per il Senato, che dovrà rappresentare le regioni e le autonomie locali, sarebbe positiva l'elezione diretta in collegi regionali, insieme alla elezione del consiglio regionale, con sistema proporzionale e clausola di sbarramento. In entrambi i casi devono garantire il rispetto dell'art. 51 della Costituzione.
Divieto di doppio mandato. Costituzionalizzare il divieto di conflitto di interessi per tutte le cariche di governo nazionale, regionale e locale. Rendere più rigorosi i casi di incandidabilità, incompatibilità, ineleggibilità; attribuire alla Corte Costituzionale la competenza a decidere avverso le decisioni delle Camere in queste materie.
Riforma del bicameralismo paritario. Particolarmente impegnativa è la riforma del bicameralismo paritario. Il federalismo esige un centro forte per evitare che si avviino processi di dissoluzione dell'unità nazionale, è opportuno diffidare di soluzione “deboli” che sarebbero votate all'insuccesso e favorirebbero processi centrifughi. Il Senato non può essere una Camera dimezzata perché verrebbe meno tanto il principio, per noi fondamentale, del recupero della dignità delle funzioni parlamentari quanto la necessità di una istituzione autorevole che ricolleghi l'impianto federale all'unità nazionale. Sinora le materie del senato federale è stata trattata per sottrazione dal bicameralismo paritario. E' un metodo sbagliato che non tiene conto delle specifiche funzioni di un Senato federale. Sarebbe utile invece ri-dislocare le funzioni tra le due camere in modo nuovo.
La Camera dei Deputati, rappresentante della nazione, sarebbe titolare del rapporto fiduciario; rientrerebbe perciò nelle sue competenze conferire o ritirare la fiducia , approvare in via definitiva le leggi, con maggioranza qualificata quando intende superare le proposte correttive del Senato. Il Senato, rappresentante delle Regioni e degli Enti Locali, avrebbe il potere di richiamare tutti i pdl approvati alla Camera entro i limiti e alle condizioni fissate in Costituzione; dovrebbe inoltre governare il rapporto tra Stato Regioni, Autonomie locali.
Studiare il rapporto tra nuovo Senato e le Conferenze: le Conferenze devono restare ma occorre ridefinirne i compiti alla luce delle nuove competenze del Senato. Le leggi costituzionali e quelle che regolano i rapporti tra Stato Regioni e Autonomie locali sono bicamerali ad eccezione delle leggi che implicano una responsabilità politica del governo (es. finanziaria) o la responsabilità esclusiva dello Stato (es. leggi di principio in materie concorrenti)”.
 
- Nel 2011 “L'Italia di domani: le proposte del Pd” a firma di Bersani e Letta:

Pag. 61 “riqualificare il parlamento come luogo della rappresentanza politica della nazione (la Camera) e dei territori (il Senato)”.
 
- Nel 2012 primarie Bersani/Renzi, nel programma di Renzi:

“Basta con il bicameralismo dei doppioni inutili.
Cominciamo dalla testa. Il Parlamento, la sede della rappresentanza in cui si riflette la volontà popolare, è oggi tra le istituzioni più denigrate e più screditate anche perché inefficiente. Quasi mille componenti e due camere che fanno lo stesso mestiere, entrambe titolate a dare e togliere la fiducia al Governo con due serie di commissioni che operano sulle stesse materie, due filiere dirigenziali, doppie letture di tutte le leggi che non hanno giustificazione. Una delle due camere va semplicemente abolita. Ne basta una sola veramente autorevole, composta da non più di 500 persone. Asl posto dell'attuale doppione serve un organo snello composto da delegati delle regioni e da sindaci, che possa proporre emendamenti alla legislazione statale su cui la Camera elettiva decide in ultima istanza, eventualmente a maggioranza qualificata”.  
 
- Nel 2013 primarie Renzi/Cuperlo/Civati, nella mozione di Cuperlo:

“E' necessario il superamento del bicameralismo paritario e la riduzione del numero dei parlamentari, da affiancare alla riforma del titolo V  e alla istituzione di un Senato delle regini e delle autonomie. Lo sviluppo anomalo del federalismo italiano è stato uno dei fattori che hanno contribuito a portare la spesa pubblica fuori controllo, ad aumentare inefficienze e clientelismo”.

E nella mozione di Civati:

“È auspicabile la trasformazione del Senato in Camera delle Autonomie che possa funzionare da punto di raccordo e di compensazione tra istituzioni nazionali e regionali, mentre è sbagliato privarsi dell'istituzione del Presidente della Repubblica di garanzia come delineato dalla Costituzione per andare verso un (semi-) presidenzialismo”.

- Elezioni del 2013. Il programma allegato alle liste della coalizione dei democratici e dei progressisti che, mi permetto di affermare, dovrebbe vincolare anche i parlamentari di SEL e dell'attuale Sinistra Italiana, afferma testualmente: “sulla riforma dell'assetto istituzionale siamo favorevoli a un sistema parlamentare semplificato e rafforzato, con un ruolo incisivo del Governo e la tutela delle funzioni di equilibro assegnate al Presidente della Repubblica. (...) Daremo vita a un percorso riformatore che assicuri concretezza e certezza di tempi alla funzione costituente nella prossima legislatura”.

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1. Più democrazia diretta, più forza all’istituto referendario


da On. Emanuele Lodolini
parlamentare Pd




Questo è uno spazio elettorale autogestito pubblicato il 17-11-2016 alle 09:00 sul giornale del 18 novembre 2016 - 663 letture

In questo articolo si parla di emanuele lodolini, politica, roma, ancona, pd, lodolini, spazio elettorale autogestito

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Un Lodolino al giorno, ti leva il medico di torno.

At salut.


p.s. Io voto NO a questa riforma truffa.

Per favore, se avete un minimo di deontologia professionale, almeno evitate di pubblicare totali menzogne, anche se firmate da un deputato. E' falso dire che "la politica italiana sta provando a modificare la Costituzione, senza riuscirci."

C'è stata la riforma costituzionale del titolo 5° nel 2001
https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_costituzionale_del_2001_in_Italia
Essa è stata approvata ed è attualmente in vigore

Poi c'è stata la riforma del 2006, bocciata al referendum grazie soprattutto al PD di Lodolini.
https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_costituzionale_del_2006_in_Italia
Tale riforma prevedeva la "Riduzione del numero di deputati (da 630 a 518) e senatori (da 315 a 252)" (da wikipedia). e la "Fine del bicameralismo perfetto" (ibid.).

Ma probabilmente Lodolini ha studiato sul libro della Boschi, che contiene delle belle falsità.
Guardate che cosa ha pubblicato il Fatto quotidiano (che certo non si può definire filo-Berlusconiano):
http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/prima-pagina-prima-bugia-e-la-prefazione-della-boschi/

Un giornalista, a mio avviso, ha il dovere di verificare le cose che pubblica.

Commento sconsigliato, leggilo comunque

@cerbero @brenno L'articolo in questione, come riportato in fondo, è uno spazio elettorale autogestito

Scordavo ritengo Vivere Marche, Vivere Ancona, ... un buon sistema di informazioni quindi chiedo, penso anche a nome di altri lettori, che sia meglio precisato che trattasi di uno spazio elettorale pagato o meno autogestito.... nel caso contrario possono crearsi delle confusioni.

Emanuele Lodolini

18 novembre, 13:29
Chiedo scusa ma perché anziché polemizzare per i miei articoli a sostegno del Si, non invitate i rappresentanti del Comitato del NO a fare quello che faccio io, cioè inviare comunicati alle edizioni Vivere per illustrare le ragioni del No? Sarebbe più facile e più utile.
Ne sarebbe arricchito il confronto.
A chi offende o denigra, nascondendosi dietro dei finti nomi, dico invece che ho passo tutto ad un mio legale per difendere la mia onorabilità. Le critiche le prendo, sempre ben accette e utili a migliorarsi. Le offese e i tentativi di denigrare no.

Off-topic

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO.

luigi alberto weiss

19 novembre, 09:39
Anzichè offendersi e "passare tutto ad un mio legale", ci spieghi perche i cittadini italiani non debbono più votare i senatori? Perchè volete triplicare (da 50.000 a 150.000) le firme per una proposta di legge d'iniziativa popolare? Perchè volete togliere alle Regioni la possibilità di legiferare a proposito di ambiente, governo del territorio, turismo, scuola, beni culturali, sanità? Perchè non volete diminuire anche il numero dei deputati?

Che cosa vuol dire spazio autogestito durante una campagna referendaria? Che cosa vuol dire essere un habitue di una testata giornalistica anche se on line? significa avere dei contatti e contratti con quella casa editrice ed avere una posizione di forza nella pubblicazione dei propri articoli.... ora il comitato per il no, e buona parte dei partiti che votano per il no, non possono pagarsi il lusso di continue presenze nei mass media ed anche quando ciò sarebbe obbligatorio, leggasi informazioni pubblica RAI, ciò non è permesso dal suo partito cioè il PD..... quindi "caro" on. LODOLINI non ci faccia l'"'ingenuo verginello"... scriva quello che crede perché è comprensibile la sua posizione ma non ci faccia la morale. Può darsi che anche lo scrivente innanzi al ricco appannaggio da parlamentare diventi ipocrita e passi da BERSANI, al programma elettorale del PD del 2013 a quello di RENZIE 'S del 2014 od infine a quello da "lider maximo" odierno ma le sue argomentazioni sulla riforma ed i suoi vantaggi sono solo parole farlocche scritte per chi vuole slogan e non modifiche vere.

Addirittura minacce di azioni legali, ma dove siamo arrivati, cancelliamo subito la parola libertà e democrazia da tutti i vocabolari.

paolo. p

21 novembre, 11:10
buon giorno a tutti, da quello che ho letto il Pd con Bersani voleva fare il "federalismo responsabile" e voi togliete poteri alle regioni? che c'entra la legge elettorale che si approva con legge ordinaria con la Costituzione? non fatevi fregare metto degli appunti in risposta a quello che vi dicono in tv, questo è quello che ho capito: 1) sentenze stato/regioni: con tutta la letterature delle sentenze già fatte dal 2001 i contenziosi diminuiranno drasticamente; 2) il bicameralismo paritario causa una pessima poduzione legislativa: quando vogliono fare una legge per fregare i cittadini le leggi si approvano in 20 giorni (vedi fornero) quando le leggi interessano i cittadini ci vogliono 20 mesi se poi le fanno!! 3) l'art. 70 è incomprensibile ai più, la carta costituzionale dovrebbe essere la più chiara possibile e per tutti, leggetela se per voi è così; 4) elezione dei senatori non è chiaro come avverrà invece dovrebbe esserlo, le nomine fatte dai consigli regionali deriveranno da compromessi e non dal voto dei cittadini; 5) elezione presidente della repubblica: l'assemblea viene modificata, non fidatevi della semplificazione, scompaiono i delegati regionali, e il presidente sarà nominato dal 4°scrutinio, la maggioranza lo nominerà e siccome la camera sarà preponderante rispetto al senato il partito maggiore, anche relativo, si nominerà il P.d.R. estromettendo tutti gli altri; 6) art. 117: praticamente si elimina la partecipazione delle regioni nelle scelte locali, basterà mettere "obiettivo strategico per lo stato" e i cittadini non conteranno più nulla !! potrei continuare con i "numeri" ma questo basta e avanza per dire NO a questa riforma nata dalla resistenza e per non avere più un uomo solo al comando. NO per me di sicuro.