Lodolini. Referendum: Perché sì. 1. Più democrazia diretta, più forza all’istituto referendario

Emanuele Lodolini, deputato PD 16/11/2016 - Da oggi e fino al 4 dicembre, data del voto per il referendum costituzionale, proverò a raccontarvi le mie ragioni del sì. Sono tanti i motivi per cui, secondo me, è importante votare a favore della riforma costituzionale: motivi tecnici, certo, ma anche politici, storici, generazionali. Oggi mi soffermerò sull’istituto referendario, nell’attuale assetto istituzionale e nella riforma.

Con una premessa necessaria, su tutto. Per noi del Partito Democratico questo è un momento straordinariamente importante, perché nelle ragioni fondative del PD, c’è proprio l’esigenza di dare ancora più forza alla democrazia, spazio alla partecipazione delle cittadine e dei cittadini, sconfiggere la disaffezione per la politica e per le istituzioni che abbiamo visto crescere in questi anni. Le riforme istituzionali quindi sono parte integrante di un ambizioso progetto di rigenerazione della democrazia italiana. Aggiungo che per quanto mi riguarda c’è anche un tema più squisitamente generazionale. La nostra generazione, quella dei quarantenni, ha come specifico compito quello di portare a compimento la interminabile transizione italiana, ed evidentemente anche da questo punto di vista le riforme sono un tassello fondamentale.

Mancano tre settimane alle celebrazione del referendum costituzionale. Si tratta com’è noto di un referendum confermativo, istituto previsto dall’art. 138 della Costituzione. Un referendum necessario in quanto la riforma è stata approvata dalla maggioranza assoluta dei componenti delle Camere, ma non dai due terzi.
È utile chiarire che nel nostro ordinamento costituzionale, è possibile rintracciare diverse tipologie di referendum:
il referendum abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge (articolo 75),
il referendum sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale (articolo 138),
il referendum riguardante la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove (articolo 132 comma 1),
il referendum riguardante il passaggio da una Regione a un’altra di Province o Comuni (articolo 132 comma 2).
Altri referendum a livello comunale e provinciale sono poi previsti da fonti sub-costituzionali.
L’articolo 123 comma 1 della Costituzione italiana prevede che gli statuti regionali regolino l’esercizio del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione.
La disciplina normativa dei requisiti e del procedimento è costituita, oltre che dalla Costituzione, anche dalla legge 25 maggio 1970, n. 352. Quindi dal 1948 sono trascorsi 22 anni perché il referendum venisse regolamentato e in questo, come in altri ambiti, si è registrato un “ostruzionismo della maggioranza” che ha procrastinato l’attuazione di uno strumento di democrazia diretta guardato con diffidenza.
Riserve, in verità, nutrite anche dalle forze di opposizione e dal Pci in particolare, in sostanza una diffidenza del sistema dei partiti nei confronti di una forma di intervento popolare, non immediatamente riconducibile alla logica degli schieramenti partitici.

La storia dell’istituto referendario a partire dagli anni Settanta però è una storia di successo, è stato uno straordinario strumento di educazione politica, di promozione di un dibattito di massa. A ben vedere è stato molto di più. La storia della Repubblica è scandita da momenti referendari fondamentali, dal divorzio all’aborto, dai referendum sul nucleare a quello in materia elettorale degli anni ’90, per giungere a quelli del 2011 sul tema dell’acqua pubblica e sul nucleare. Una storia fatta di ben 71 consultazioni referendarie (il 23 ottobre il Corriere della Sera, nell’inserto la Lettura ha pubblicato una scheda riepilogativa molto ben fatta), i cui protagonisti nel bene e nel male sono stati certamente i Radicali. Capaci di vivificare lo strumento, ma anche di abusarne attraverso i cosiddetti referendum a grappoli, determinando la crisi sancita dal mancato raggiungimento del quorum di partecipazione in diverse occasioni e da ultimo in occasione della consultazione sulle estrazioni petrolifere.

Nella riforma, proprio allo scopo di provare a sconfiggere l’apatia nei confronti della politica e delle istituzioni, si è pensato di rafforzare gli strumenti di democrazia diretta, di partecipazione popolare, della sovranità popolare tante volte richiamata, anche a sproposito, e tra questi del referendum.

In questo ambito la riforma apporta alcune innovazioni.
In materia di referendum abrogativo si prevedono due ipotesi:
1) se a proporre il referendum sono 500.000 cittadini, tutto rimane invariato;
2) se a sostegno della proposta referendaria vi sono 800.000 sottoscrizioni, non sarà più necessaria per la validità della consultazione che partecipi la maggioranza degli aventi diritto, ma sarà sufficiente che partecipi la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni alla Camera dei Deputati.
Ma la grande novità è rappresentata dalla previsione contenuta nella nuova formulazione dell’art. 71, che prevede l’introduzione di referendum popolari propositivi e di indirizzo.
Referendum d’indirizzo: sperimentato nel 1989 con la consultazione popolare in materia di trasformazione della Comunità europea in Unione Europea, attraverso il quale gli elettori esprimono un orientamento del qual il legislatore dovrà tenere conto nello svolgimento dell’attività legislativa.
Referendum propositivo: con il quale si sottoporrà al corpo elettorale una proposta di legge per la sua approvazione, con evidenti effetti sul valore della legge in tal modo approvata, risultante dall’esito positivo di un voto popolare, quindi legge “rinforzata”, come qualcuno l’ha definita.

In conclusione VOTO SI’, anche perché con la riforma si dà più forza agli strumenti della democrazia diretta e si riforma e rafforza l’istituto referendario.


da On. Emanuele Lodolini
parlamentare Pd




Questo è uno spazio elettorale autogestito pubblicato il 16-11-2016 alle 16:51 sul giornale del 17 novembre 2016 - 594 letture

In questo articolo si parla di emanuele lodolini, politica, roma, ancona, pd, spazio elettorale autogestito, deputato PD

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Ma almeno Lodolini le paga queste inserzioni pubblicitarie o sono tutte offerte dalla redazione?
Perché mi viene il mal di pancia a pensare che ogni giorno fino al 4 dicembre questo qui, improvvisato costituzionalista senza neanche essersi laureato, possa postare i propri sermoni senza contraddittorio.
Oltretutto, essendo di parte, sono sermoni molto distorti.

In un giornale mi aspetto che ci sia spazio per le ragioni del sì e del no, per permettere alle persone di decidere informati, non una martellante campagna a senso unico.

Tante parole per nascondere il fatto che il Senato della Repubblica rimane e sarà composto da personaggi nominati dalla casta e non più direttamente dal popolo e che avranno comunque le tutele previste ora per i senatori.
Gli strumenti di democrazia diretta, referendum, iniziativa di legge popolare, ..., odiati dalla casta, saranno resi più difficili.
Dal tanto decantato federalismo si ritorna all'accentramento di poteri.
Tenuto conto che a livello elettorale con il nuovo sistema i segretari di partito di fatto sceglieranno gli eletti è ovvio che l'On. LODOLINI sarà di nuovo candidato e probabilmente sarà eletto.... per un giovane uomo che nella vita ha finora campato di sola politica, stante anche i ricchi appannaggi previsti per i parlamentari italiani (fra i più pagati al mondo), è un risultato non da poco quindi comprendo il suo SI convinto alla riforma renziana.... io che modestamente devo campare con il mio normale stipendio, ma ho la schiena dritta, è ovvio che voterò convito per il NO. Perché non si può distruggere un sistema bicamerale che ha comunque permesso il mantenimento del regime repubblicano in un paese che non scordiamocelo è stato la culla del fascismo.

La Casta si è fatta una Costituzione per mantenere i propri privilegi, tutto il resto è Fifa, per questo voterò NO

ci siamo lamentati tutti di questo sistema che ha portato lo stato in una situazione critica.Ora dopo tanti anni si è riuscito a fare una riforma che tocca i privilegi di tanti forse troppi .Infatti si è formato un fronte che unisce destra e sinistra e i nuovi puritani dei cinque stelle.La motivazione principale e la più subdola è che la riforma attaccherebbe la democrazia.Ma è stata democrazia questo sistema che ha permesso la formazione di una casta trasversale? E' democrazia impedire la definitiva abolizione delle province ? Bisogna smetterla e cambiare mandando a casa tutti questi conservatori avendo il coraggio di provare la democrazia più agile proposta dalla riforma

Ma che te ne importa di come sarà composto il Senato? Tanto non conterà più nulla. Questo è solo il primo passo perché venga finalmente abolito.

Ricordati che il tuo normale stipendio è uno dei più tassati e tartassati del mondo anche perché abbiamo sempre avuto, negli ultimi 70 anni solo governi deboli, impossibilitati a far sentire la voce e le ragioni dell'Italia in sede internazionale a causa della loro instabilità e breve durata.
Con la riforma almeno avremo governi che dureranno 5 anni e potranno governare. Bene o male dipenderà solo da come voteremo noi cittadini alla Camera.

Eccolo di nuovo il dragodargento difensore delle cause perse.
"Tanto non conterà più nulla" corbelleria bella e buona, falsità assoluta, poveri noi, che gente
siamo costretti ad ascoltare, speriamo che il popolo finalmente apra gli occhi, non qual cos'altro ....................

At salut.

Ribadisco che la riforma è peggio dell'attuale situazione e quindi voterò no perché sono contrario a rendere peggiore un sistema che deve essere migliorato ma per farlo basta ridurre i privilegi della casta e magari far pagare i reati contro la pubblica amministrazione più degli altri e ponendo un limite ai mandati ... per tutto il resto del grande statista renzi e della sua accozzaglia di interessi comprendo il loro darsi da fare ... scendere dal treno vuol dire andare a lavorare con l'attuale situazione drammatica italiana.... Questo ovviamente in forma generale mentre rispetto ad un intervento, peraltro a favore del no, non sono d'accordo che chi è laureato possa essere un amministratore pubblico e chi non lo è no.... ci sono tanti cittadini senza titolo di studio che mi pregio conoscere o di cui sono fiero essere amico e dai quali sarei sicuramente amministrato meglio di tanti "dottori" e "professori".

@ le_colporteur
Se ti riferivi a me, io sono più che favorevole agli amministratori non laureati. Sono però perplesso quando un signore che ha studiato la costituzione all'ora di educazione civica del liceo si erge a costituzionalista quando ci sono pareri oppisti di presidenti emeriti della corte costituzionale.
Io che non sono ingegnere mi sognerei di dire agli ingegneri come progettare abitazioni antisismiche, a ciascuno il suo mestiere.

Off-topic

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO.

luigi alberto weiss

19 novembre, 09:44
C'è una piccola bugia o un'omissione: i referendum propositivi previsti dovranno essere regolati da una legge ancora tutta da definire e che sicuramente non sarà tra le prime preoccupazioni della Camera dei deputati, nel caso (malaugurato) che la riforma costituzionale dovesse superare il referendum del 4 dicembre




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