Ivan Cattaneo a Senigallia, l'intervista di Radio Arancia

 Ivan Cattaneo 12/11/2016 - Ivan Cattaneo da anni rappresenta l' ecletticità. Parlare di lui significa parlare di un artista in continuo movimento, un vulcano in continua ebollizione dove si alternano le varie forme espressive dell'arte. Non a caso la sua vita artistica parte da quel Liceo di Bergamo dove il suo talento trova una canalizzazione ed una concretezza che gli tornerà sempre utile nella sua carriera. Finita 'esperienza formativa parte per Londra dove conosce e frequenta i più grandi nomei della musica e dell'arte.

Di lui si è detto di più tanto che la prima domanda che gli abbiamo fatto è stata: “Ma chi è Ivan Cattaneo?”
Guarda, non lo so  nemmeno io, è riduttivo definirmi un cantante o un cantautore, perché ho sempre cercato di spaziare in tutte le forme d'arte, compresa la moda.Sono io, infatti, che ho studiato il look di Anna Oxa, creando il personaggio, in occasione del suo lancio coinciso con il Festival di Sanremo del 1978 quando a 17 anni stupì tutti con “Un'emozione da poco”.

Quindi un personaggio creativo?
Si, proprio così.Creativo e poliedrico. Nanni Ricordi, noto talent-scout, dopo aver lanciato i cantautori più importanti del periodo (siamo negli anni'70) voleva creare con me una nuova figura, il canta-pittore cercando di unire la musica con la pittura.

Io insisto sui linguaggi Ivan, perché tu in quegli anni di sperimentazioni ad un certo punto esci con un libro che alleghi all'album Primo,secondo e frutta, Ivan compreso in cui parli della teoria del T.U.V.O.G. (tattouditovistaolfattogusto), ce la spieghi?
Era il 1977, era in pratica l'arte che coinvolgeva tutti i sensi. C'era un oggetto d'annusare, un oggetto da toccare, una cosa da vedere e una cosa da udire.Se ci pensate bene ero anni in anticipo sulla multimedialità dei nostri giorni.Erano tutti tentativi, molto provocatori, un po' naive,di un reagazzo che sentiva di avere tanto da esprimere.

In quel periodo londinese della seconda parte degli anni '70 ti sei fatto travolgere dall'ondata del punk-rock che ha affascinato tanti giovani della tua generazione. Come mai?
Il punk-rock, era energia pura,la ribellione, la voglia di tracciare un confine preciso con il passato e con l'educazione che ci era stata impartita. Ne ho un ricordo bellissimo. Ne ho fatto una versione casereccia proprio con Anna Oxa, ma la cosa si limita solo al look.

Poi diventi il re del revival elettronico degli anni '80, come è successo?
Davvero per caso, in un Capodanno a Parigi con i nomi importanti della musica di quel periodo (Debbie Harry, Patrick Hernandez) andiamo in un locale e li c'erano molti ragazzi in stile anni '40 e '50. Mi hanno colpito e siccome il periodo con cui io mi riconoscevo meglio erano gli anni'60 italiani ho pensato di fare un'operazione di recupero di quelle atmosfere in un momento in cui tutti erano stati buttati nel dimenticatoio. E' stata un'operazione di archeologia moderna che mi è esplosa tra le mani grazie anche all'aiuto di Caterina Caselli e Bibi Ballandi, due grandi professionisti.E' stato davvero un bel periodo, poi però ho voluto smettere, perché non mi riconoscevo totalmente in quello, avevo bisogno anche di altro e quindi ho preseguito la mia ricerca che è ancora in essere.Sempre utilizzando i olti linguaggi dell'arte.

Sabato al FINIS AFRICAE di Senigallia che serata sarà?
Una serata dedicata al divertimento puro. Canto dal vivo i pezzi più conosciuti del mio repertorio.





Questo è un MESSAGGIO PUBBLICITARIO - ARTICOLO A PAGAMENTO pubblicato il 12-11-2016 alle 15:06 sul giornale del 14 novembre 2016 - 2225 letture

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